Diverse buone idee, ma il problema è un altro.
di Nicola Fasanini

Ammettiamolo: qualunque fan dell’animazione o, più semplicemente, ex pischello cresciuto con i Looney Tunes ha stappato la bottiglia buona quando ha saputo che Coyote vs. Acme sarebbe stato distribuito. Tutti lo volevano vedere. Tutti lo bramavano ardentemente e alla fine è arrivato. Il risultato? Beh, vi devo dire… vi devo dire. Si tratta di una delle più grandi vittorie dell’Internet. Per noi italiani, potremmo definirla la più grande vittoria dai tempi del Winner Taco. Perché, piccolo reminder, questo film era in cima alla lista della mattanza compiuta dalla Warner qualche anno fa. Quando, nello specifico, presero diversi film (alcuni già praticamente pronti, tipo questo e Batgirl) e li buttarono nel cestino.

Quale è il punto? Che lo puoi fare con Batgirl (forse) ma le cose relative ai Looney Tunes non si toccano, per dio! E quindi, Internet è sceso in guerra finché la Ketchup Entertainment fa un enorme dito medio alla Warner, lo prende e lo distribuisce. E il risultato è: mah… carino, dai. Ci sta. Onestamente, non è per nulla un brutto film. È divertente, ha tutte le componenti che un’opera su Willy il Coyote dovrebbe avere, ma ci sono evidenti problemi alla base e la maggior parte di questi sono gli attori in carne e ossa. Per darvi un’idea: molti hanno lottato per questo film, perchè speravano un po’ in un altro Space Jam o, meglio ancora, in un altro Back in Action. Altri Looney Movies dove la presenza degli attori in carne e ossa si mescola perfetta ai cartoni in scena. E il problema sta proprio in questo.

I due protagonisti principali non sono stati in grado di mescolarsi con i cartoni presenti, sforzandosi di comportarsi essi stessi come dei cartoni animati. Hanno cercato di infrangere una barriera che, invece, è fondamentale per questo genere, finendo per diventare solo molto fastidiosi. Al contrario, l’unico attore in carne e ossa che è riuscito a rispettare queste regole e risultare credibile, è stato proprio John Cena. Che nei panni del villain ha saputo dare un’interpretazione divertente e al tempo stesso credibile, pur essendo circondato da cartoni animati. Paradossalmente, i due protagonisti funzionano davvero quando non si relazionano con i cartoni ma parlano semplicemente tra loro. Un altro punto a sfavore, purtroppo, sono certe animazioni. Che dici: in un film d’animazione, se c’è questo problema è un gran casino. Ed infatti lo è. Ci sono diverse scene in cui molti cartoni, soprattutto nello sfondo e a causa dell’abuso del disegno digitale fatto in fretta e furia, sembrano più delle maschere inquietanti e inespressive che si muovono.

Ma quindi, o Diabolicamente Stronzo, se ha tutti questi difetti importanti, perché dici che è un film? Beh… perché lo è. Perché ha tutto quello che vorrei vedere in un film di Willy il Coyote. Ha la comicità slapstick, Willy in tutta la sua comica malvagità, un villain umano (e non) che calzano a pennello e una piiiiiiccolissima ventata di aria fresca in una lore di decenni e decenni. Ma soprattutto, questo film sopravvivrà grazie a uno specifico concetto, a parte l’importantissimo cenno storico di infilarci come deus ex machina della situazione il personaggio di Peter Lorre.

Si tratta del concetto che è un film assolutamente anticapitalista, in cui un personaggio fa causa a una multinazionale, uscito nel momento della consapevolezza e del risveglio sociale riguardo all’argomento. Ma soprattutto, un film del genere ha potuto vedere la luce proprio perché si è combattuto contro una multinazionale nella vita vera. E si è vinto. Willy ha vinto contro la Warner. Magari poteva vincere meglio, quello sicuramente. Ma mi va benissimo avere un film di modesta sufficienza, piuttosto che bile di cammello spacciata per capolavoro. Wow, è la prima volta dopo un casino di tempo che parlo bene di un film! Sarebbe davvero bello se diventasse un’abitudine. Ci sentiamo al prossimo giro. Un saluto, Diabolicamente Vostro.
