HELLRAISER – DOLORE, PIACERE E RELAZIONI MALATE

di Alessandro Sivieri

Tremate, novellini dell’horror: 30 anni fa approdavano sul grande schermo Pinhead e i suoi Cenobiti. Accanto ai vari Michael Myers, Leatherface e Freddy Krueger si erge fiero il sadico demone dal cranio chiodato, interpretato da Doug Bradley in quasi tutti gli episodi della saga, azzoppata da seguiti non all’altezza.

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Per apprezzare l’essenza di Hellraiser dobbiamo tornare alle origini, quando al timone c’era quel geniaccio di Clive Barker, scrittore e regista britannico che da sempre sguazza nell’orrido, e che si è ritagliato una fetta di fan zelanti grazie al suo stile feroce e sanguinario. Il suo approccio creativo crossmediale gli ha permesso di avventurarsi anche nel mondo dei videogame, sfornando due titoli di pregio come Undying e Jericho, che vi consigliamo di recuperare. Ma torniamo a parlare di ciò che ha donato al cinema horror: un cattivo iconico, lo splatter estremo, dimensioni infernali dove dolore e piacere si mescolano e che esistono al di là del nostro mondo, collegandosi a esso tramite portali e artefatti; realtà popolate da esseri mostruosi che renderebbero fiero Lovecraft.

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Il bello di questo film è che i mostri (o forse è meglio definirli demoni) hanno un ruolo marginale e compaiono in poche scene. Il vero mostro, quello che permette ai Cenobiti di scatenarsi, è l’essere umano, con le sue pulsioni e il suo edonismo.

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Alla radice della storia c’è un dramma familiare, una vicenda di tradimenti e omicidi che mette a nudo le ipocrisie della società americana. Quella che all’inizio si trasferisce in una nuova casa sembra la tipica famigliola, ma così non è: Julia (Clare Higgins) in passato ha avuto una torbida relazione con Frank (Sean Chapman), il fratello criminale del suo attuale marito, Larry (Andrew Robinson). Quando quest’ultimo si ferisce per sbaglio in soffitta, il sangue cade sul pavimento e fa sì che Frank faccia ritorno da una dimensione sconosciuta come cadavere ambulante. Julia ne viene a conoscenza e, in preda alla passione, aiuterà Frank a rigenerarsi, seducendo sconosciuti che poi attirerà in casa affinché il suo amante ne consumi il corpo. Questa catena di sangue e menzogne arriva a mettere in pericolo Larry e la figlia Kristy (Ashley Laurence), che tramite un antico artefatto (la Scatola di Lemarchand) evoca i Cenobiti, con i quali stringe un patto per sbarazzarsi della coppia omicida.

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Tratto da un racconto di Barker stesso, girato con un budget risicato e con gli addetti ai lavori in preda all’alcol, questo piccolo cult mette in scena visioni orride grazie a effetti speciali caserecci, trascinando lo spettatore in un viaggio negli abissi più oscuri della mente umana. I Cenobiti non sono né angeli né demoni, seguono semplicemente  la loro logica di rituali sadomasochisti, promettendo alle incaute vittime il culmine del piacere e del dolore, due sensazioni opposte che in realtà arrivano a coincidere. È l’uomo a cercare il mostro, quel tipo di uomo animalesco e privo di sentimenti che sfrutta e uccide i propri simili. Proprio questo approccio psicologico salva il film dal banale canovaccio del “tizio sprovveduto che libera il mostro grazie a un oggetto magico”. Certo, il sottotitolo della versione italia era “Non ci sono limiti”, ma purtroppo di limiti in quest’opera se ne trovano: la regia che viene a patti con set e mezzi esigui (non è per forza un male) e alcune forzature nella sceneggiatura, dove la giovane Kristy si riduce alla solita ragazzina innocente in fuga dai cattivi. Nulla che possa intaccare una delle declinazioni più estreme e ambigue dell’horror anni ’80. A smontare la mitologia creata da Barker ci penseranno gli infiniti sequel.

Hellraiser – Non ci sono limiti

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