MARY POPPINS, CAPTAIN MARVEL E STAN & OLLIE

Analisi degli ultimi trailer usciti in settimana.

di Alessandro Sivieri

MARY POPPINS RETURNS – “E così hai due penny, figliolo?”

Nel 1964, con la regia di Robert Stevenson, esce uno dei musical Disney più emblematici, dove Julie Andrews incarna la leggendaria Mary Poppins. Affascinante, allegra e senza difetti, la tata della Andrews sarà in grado di riportare la serenità in un’austera famiglia degli anni ’10, prendendosi cura dei figli del burbero signor Banks (David Tomlinson) e facendogli vivere avventure fuori dal comune, a colpi di canzoni e poteri magici. Un classico al quale preferisco il “fratellastro” Pomi d’ottone e manici di scopa, che mi ha fatto consumare la videocassetta e che considero superiore per regia, scrittura dei personaggi e potenziale immaginifico.

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Ciononostante molte generazioni sono cresciute cercando di pronunciare “supercalifragilistichespiralidoso”, ed ecco arrivare il sequel con la medesima miscela di genitori in crisi e figli bisognosi di attenzione. Diretto da Rob Marshall, specializzato in musical, Mary Poppins Returns vede Emily Blunt ereditare il ruolo della storica tata, che a essere pignoli è un deus ex machina vivente. Dopo aver metabolizzato il trailer, è tempo di chiedersi se basta davvero un poco di zucchero.

La Londra che ritroviamo è attualizzata per rispecchiare gli anni ’30, a cavallo tra le due guerre mondiali, ma l’innovazione pare fermarsi qui. I figli del signor Banks, complice il rischio di perdere la casa, hanno perso la capacità di sognare e sono distanti dalla prole. Ecco tornare la Mary Poppins della Blunt come un fulmine a ciel sereno, in grado di sistemare le cose e insegnare nuovamente ai suoi protetti cosa significa essere bambini. Se l’attrice protagonista risulta in parte, con tanto di accento british e un’ottima mimica, la cornice in cui si muove è una semplice riproposizione.

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Ad affiancare la moderna CGI tornano sequenze animate per intensificare l’effetto nostalgia, Dick Van Dyke impersona nuovamente un banchiere Daws (anche se il direttore della banca è ora Colin Firth), mentre Lin-Manuel Miranda sostituisce concettualmente lo spazzacamino Berth di Van Dyke. Aggiungiamo un pizzico di Angela Lansbury e Meryl Streep per due ruoli minori e otteniamo un reboot mascherato da sequel, dove la vita viene raddrizzata con canzoni e coreografie. L’arma a doppio taglio della pellicola è Mary Poppins stessa, sempre perfetta e immutabile, quando la carta vincente per un seguito sarebbe proprio l’approfondimento psicologico del suo personaggio, creando un contrappunto alla sua aura sovrannaturale. La Disney avrà pigliato la Blunt solo per imitare Julie Andrews? O anche una tata priva di difetti può diventare credibile e assumere sfumature inattese? Noi diciamo solo “piccioni grassi”.

CAPTAIN MARVEL – Ma che ne sanno i 2000?

La bionda Brie Larson indossa il costume per aggiungere un altro tassello al percorso verso Avengers 4, dove scopriremo se Captain Marvel, protagonista di un ennesimo intermezzo, sarà in grado di prendere a sberle Thanos e risistemare l’Universo. Tutti vogliono conoscere il destino di Iron-Man e Captain America, quindi questa pellicola a base di girl power sarà preceduta dall’aroma dell’antipasto riscaldato. Ciò che abbiamo visto finora sembra ricalcare il cammino standard degli eroi da cinecomic, con un’avventura spaziale di ampio respiro e una nostalgia da anni ’90 che rimpiazza le citazioni degli anni ’80. La cultura pop si prende subito il trono con un’inquadratura di Blockbuster, la celebre catena di videonoleggio soppiantata dall’era dello streaming. Un’eroina metà terrestre e metà aliena precipita nel suddetto negozio e, qualche tempo dopo, incontra un Nick Fury (Samuel L. Jackson) più giovane, con il quale potrebbe vivere un’esperienza da road movie mentre salva il mondo.

I presupposti di questa produzione Disney ci comunicano con sfrontatezza che tutto si svolge 20 anni fa e che, accompagnati da un’estetica troppo recente per essere vintage, scopriremo nuovi retroscena dell’Universo Marvel che potrebbero ribaltare gli eventi di Infinity War. Oltre a volti noti come Ronan l’Accusatore (Lee Pace), vengono introdotte figure chiave come Mar-Vell, mentore della protagonista interpretato da Jude Law, e la razza degli Skrull, ben conosciuta da chi legge i fumetti. Questi ultimi sono in guerra con i Kree, già incontrati dai Guardiani della Galassia. Nonostante gli sforzi siano orientati alla spettacolarità, fatichiamo ad aspettarci qualcosa di fresco: una superumana senza memoria del passato ritorna sulla Terra e deve scoprire una verità su se stessa mentre ferma una guerra intergalattica. Davvero? Ancora? Va bene, ma questa volta è una tipa tosta.

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Con il piglio deciso alla Wonder Woman e occhi accesi tipo Smalville, Brie Larson fatica a creare mistero intorno al suo personaggio e dimostra un’espressività fin troppo contenuta. Il costume, specialmente quello a tinte verdi, la fa più assomigliare alla mamma cosplayer, quella che si veste da supereroina per sembrare cool davanti alla figlioletta. Come di consueto ci saranno botte da orbi ma questa origin story dovrebbe avere il coraggio di uscire dallo stampino e non essere fine a se stessa, specialmente se pensiamo che non ci saranno sempre i Robert Downey Jr. a rendere interessante il gruppo di eroi. Avremo un volto carismatico per le nuove Fasi Marvel o solo una tizia ultrapotente da sfruttare come jolly contro Thanos?

STAN AND OLLIE – I comici galantuomini

Stan Laurel e Oliver Hardy, coppia inarrivabile, mi hanno accompagnato durante l’infanzia con le loro gag semplici e universali. Grandi amici sia sul set che nella vita, hanno intrattenuto le famiglie per decenni ed era inevitabile un biopic che ne rispolverasse l’immagine. Fortunatamente non si tratta di un racconto delle origini ma delle difficoltà di un duo comico sul viale del tramonto. Sono gli anni ’50 e la fama di Stanlio e Ollio in America inizia a scemare, quindi i due decidono di concedersi un tour in Europa per ritrovare gli applausi e la magia di un tempo. La tappa più importante è l’Inghilterra post-bellica, che simboleggia un mondo dove forse non c’è più posto per l’umorismo innocente della coppia. Sebbene la regia di Jon S. Baird non faccia promesse mirabolanti, a tenere alte le sparenze sono i due attori protagonisti.

Steve Coogan e John C. Reilly, oltre a sfoggiare una somiglianza impressionante con gli originali, sembrano avere la versatilità e il carisma necessari per riproporre le dinamiche della coppia sia durante gli sketch che nella vita privata, dove assisteremo a una crisi creativa. La trama è facilmente intuibile e decifrabile nelle sue tappe: introduzione dei protagonisti, punto di rottura, rappacificazione e successo ritrovato. Non è facile immaginare uscite dai binari sul fronte della scrittura, ma è lecito aspettarsi un ritratto profondo ed esauriente di Stan e Ollie, senza esasperarne i conflitti personali in favore della scena. Tutte l’hype risiede sulle capacità recitative di Coogan e Reilly, che dovranno dosare bene il pepe nelle avventure dietro le quinte di questi due galantuomini.

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