MOSTRI CLASSICI: Il Fantasma dell’Opera

Recensione del secondo rifacimento cinematografico del romanzo di Gaston Leroux.

di Matteo Berta

Il Fantasma dell’opera di Arthur Lubin (uno dei più importanti cineasti del cinema classico) è un vero omaggio alla Musica, autentico mezzo di espressione e leitmotiv narrativo del film. Il sonoro di questo film è evocativo, anticipatore e spesso protagonista. Scandaloso che le nomination al Sonoro e alla Colonna Sonora agli Oscar del 1944 non si concretizzarono in statuette.

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Nell’immaginario collettivo, la figura dello sfigurato che vive nelle viscere del teatro de l’Opéra di Parigi è spesso legata al film muto del 1925 con l’iconico volto dell’attore trasformista Lon Chaney e soprattutto il recente remake del 2004, con il rifacimento in toto della colonna sonora utilizzando le composizioni che Andrew Lloyd Webber fece per il musical teatrale del 1986. Solitamente il remake del 1943 viene ignorato e con colpa dal mio punto di vista, dal momento che risulta essere quello meglio orchestrato.

The Picture That has Everything! ROMANCE! … in the shadow of sinister suspense! MUSIC! that mounts to thrilling rapture! SUSPENSE! … opera with death at every performance!

Una delle tagline del film

Innalzata ad Hollywood una copia esatta del teatro dell’opera di Parigi, poi sfruttata anche da altre produzioni, per questo remake si confezionarono le scenografie e i costumi in modo magistrale.

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Un contesto già molto promettente si rimpinguò di contenuti di altissimo livello: in primis la storia effettiva del protagonista poiché, a differenza del precedente articolo di questa rubrica, dove esaltavo l’inizio in medias res de L’Uomo Invisibile (MOSTRI CLASSICI: L’Uomo Invisibile e la sua Voce), qui la nascita del mostro è lenta e calibrata alla perfezione: seguiamo prima le vicende di un uomo normale, poi capiamo che questo uomo ha un segreto e soffriamo con esso, lo compatiamo per le sue frustrazioni, per i suoi nobili sogni che vanno in frantumi, ma alla fine ci arrabbiamo assieme a lui e desideriamo vendetta, empatizziamo con l’uomo che non è più normale, perché l’uomo è divenuto mostro.

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Il film dell’orrore subisce digressioni comiche quando assistiamo a svariati siparietti da commedia, che a volte servono a sdrammatizzare e altre volte arricchiscono la psicologia di determinati personaggi che rischierebbero di rimanere marginali.

Il punto forte del film è il finale. Esso è orchestrato nel miglior modo possibile e il connubio uomo-mostro si fa sempre più vivido fino al collasso di una delle due parti. Il Fantasma dell’Opera è un film che va assolutamente recuperato perché si presenta come la più funzionale delle trasposizioni cinematografiche del testo originale.

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Illustrazione di Anne Bachelier

Consigliamo questo cofanetto dei principali film dei mostri classici della Universal, il più completo. Non preoccupatevi, sono presenti sia l’audio che i sottotitoli in italiano, pur essendo un’edizione estera.

Universal Classic Monsters: The Essential Collection

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