THE HUMAN CENTIPEDE – La trilogia del disgusto

Ho appena visto la trilogia di The Human Centipede. Vale la pena guardarlo?

di Carlo Neviani

Se avete una connessione internet ed un minimo di interesse verso il cinema, soprattutto quello horror e mostruoso, avrete sicuramente sentito parlare di The Human Centipede. Il motivo della popolarità di questo horror underground (ha pure ispirato un episodio di South Park) sta tutto nella trama: un dottore pazzo vuole unire chirurgicamente un gruppo di persone, bocca con ano, con l’obbiettivo di creare un “centopiedi umano”.

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La prima reazione che sorge spontanea venendo a conoscenza della trama è una domanda: “perché?”. Per rispondere in modo accurato, è necessario fare un passo indietro di 124 anni, agli albori del cinema. Nel 1895 esce il primo film a genere storico, un corto di 40 secondi dal titolo The Execution of Mary, Queen of Scots che mostra la decapitazione di una regina con un’ascia. Si tratta del primo esempio di spettacolarizzazione della violenza e della morte sullo schermo. Perché mostrare un atto violento? Perché qualcuno dovrebbe volerlo guardare? Si potrebbe disquisire per ore su questi quesiti, ma dato che non siamo su un sito di psicologia me la cavo con una risposta semplicistica: perché è dannatamente divertente. Emozioni quali l’orrore, la paura ed il disgusto possono essere piacevoli quando “sotto controllo”. Dopotutto è solo un film. Ecco perché da fine Ottocento fino ad oggi il Cinema dell’orrore è sempre stato vivo. In quest’ottica The Human Centipede altro non rappresenta che un’estremizzazione delle caratteristiche proprie del genere. Ma entriamo più nel dettaglio, analizzando i singoli film.

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First Sequence: questo il sottotitolo della pellicola del 2009 scritta e diretta da Tom Six, regista olandese che già guardava lontano, avendo in mente di realizzare 3 film. Questo primo capitolo presenta un’impostazione e struttura horror decisamente classica, fin troppo: due turiste americane in Germania forano la gomma dell’auto e, in cerca di aiuto, si imbattono in un medico pazzoide, dalle visioni ben più sconvolgenti del Frankenstein di Mary Shelley, il Dr. Heiter. Dopo anni come esperto nella separazione di gemelli siamesi, Heiter unirà le due ragazze e un turista giapponese, creando un “centopiedi umano” dotato di un “unico apparato digerente”.

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Sebbene la premessa sia così bizzarra da suscitare continua curiosità nello spettatore, la messa in scena presenta più difetti che pregi. Certo non siamo di fronte ad una realizzazione ad alto budget, ma da quel punto di vista il regista è bravo a “risparmiare” non mostrando esplicitamente la violenza e giocando con l’immaginazione dello spettatore, che è pur sempre il miglior effetto speciale. La più grave pecca è la recitazione, quasi amatoriale, incapace di tenerci dentro la storia e suscitando ilarità. Un’occasione mancata soprattutto per rendere credibile il Dr. Heiter, che di base ha le carte giuste per essere un grande cattivo (interessante anche il riferimento al nazismo), ma risulta nulla di più che una caricatura. La fotografia è fredda e clinica, realistica, tutto sommato in linea con la tematica. Si percepisce come Tom Six voglia creare un instant classic dell’horror, ma la direzione “standard” e la mancanza di scelte estreme, come ci si aspetterebbe, rendono il prodotto abbastanza piatto. Nonostante tutto questo, The Human Centipede crea interesse e raggiunge una discreta popolarità, soprattutto grazie alle citazioni e riferimenti dedicategli.

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Full Sequence. Mentre il primo capitolo lascia molti aspetti raccapriccianti all’immaginazione, il secondo ci va giù davvero pesante. Per questo mi sento di consigliarlo solo agli appassionati del cinema degli eccessi. Detto questo, il film del 2011 è nettamente superiore al suo predecessore. Inizia con una delle ultime inquadrature di The Human Centipede, in quello che potrebbe sembrare un riassunto dell’opera precedente, ma scopriamo subito che non è così: la First Sequence è un elemento diegetico del secondo film. Martin Lomax, il protagonista/antagonista interpretato da un fantastico Laurence R. Harvey, sta infatti guardando la pellicola di Tom Six del 2009 sul suo portatile, ne è ossessionato, al punto da voler emulare le gesta del Dr. Heiter. E già qui… tanta roba. Perché fin dai primi minuti lo spettatore è messo in discussione. Ci si chiede effettivamente quali possano essere le conseguenze della visione di un cinema così efferato per una persona mentalmente instabile, ma non solo. Ragionando in termini metaforici e meta-cinematografici, Martin rappresenta il regista e lo spettatore: siamo noi i veri colpevoli, noi che attraverso il film sfoghiamo la fantasia ai limiti dell’insano. Un bel mind-fuck.

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Martin Lomax è il fulcro di tutto ciò che accade in The Human Centipede 2. Un personaggio assurdo e inquietante, e per questo straordinario. Basso, viscido, obeso, occhi fuori dalle orbite, per tutti gli 87 minuti non pronuncia una parola, solo mugugni. Gli evidenti problemi mentali vengono da un passato di stupri paterni, dall’odio della madre, dai farmaci prescritti da uno strano psicanalista che a sua volta vorrebbe abusare di lui. Il suo unico sfogo e scopo viene dal DVD The Human Centipede, un’ossessione praticamente sessuale: celebre la scena tra le più scioccanti, in cui si masturba guardando il film, avvolgendo il membro nella carta vetrata. Martin ha un centopiedi come animale domestico (un simbolo fallico che assumerà importanza nel finale) e un album di appunti su come realizzare il suo sogno: un nuovo centopiedi umano.

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Uno degli elementi che più colpisce e funziona in Full Sequence è la messa in scena. Il film è in bianco e nero (scelta fatta solo in post produzione dal regista) evidenziando la soggettività del protagonista e “lo sporco” proprio della storia. Tom Six abbandona il realismo e guarda invece all’espressionismo e al surrealismo, un po’ in stile (ma siamo lontani anni luce) Eraserhead di Lynch. Scelte funzionali a trasportare lo spettatore in un mondo spesso poco credibile senza troppi problemi. Quando Martin mette insieme un centopiedi umano di 13 persone non ha a disposizione i mezzi e le conoscenze che aveva Heiter, quindi attua un’operazione folle e rudimentale, a cui si assiste nel dettaglio: denti rotti con un martello, tendini tagliati a forbice, bocche e ani cuciti con una spillatrice. Una violenza estrema ai limiti del trash, ma a cui non arriva, grazie ad una buona regia che ci sa immedesimare nella mente folle del protagonista. Un incubo.

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Final Sequence. Tom Six ci ha fatto capire che dalla stessa idea di partenza si possono fare film drasticamente diversi, e il terzo capitolo della trilogia è anch’esso molto differente dai suoi precedenti. Si ritorna al colore, con una fotografia eccessivamente calda e satura che dipinge gli spazi di un carcere americano. I protagonisti sono due volti famigliari, ovvero gli stessi attori che interpretano il Dr. Heiter e Martin Lomax, che qui hanno due ruoli nuovi: sono Bill Boss, il direttore del carcere totalmente fuori di testa, e Dwight Butler, il suo contabile. Grazie al DVD di The Human Centipede 2 (Full Sequence) che vedono all’inizio, i nostri due “eroi” decideranno di creare un gigantesco centopiedi umano con tutti i detenuti, così da contenere costi e risorse ed evitare il loro licenziamento da parte del governatore.

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Il tono di The Human Centipede 3 è quello della parodia, del black humor, nonché un trionfo del trash e del grottesco. Ogni scena è uno sketch folle che si prende in giro da solo, esattamente come la recitazione esagerata di Dieter Laser/Bill Boss che continua ad urlare volgarità a squarciagola, al punto da risultare terribilmente fastidioso. Non mancano eccessi di ogni tipo: da clitoridi essiccati come snack energetici, evirazioni, amputazioni di arti, cannibalismo, esplosioni di feci e quant’altro. Ma niente di tutto questo porta il disagio che si percepiva nel secondo film, qui è solo pazzia pura e strano divertimento horror. Il film è molto autoreferenziale e auto-celebrativo, al punto che lo stesso regista e sceneggiatore Tom Six compare nel ruolo di se stesso, chiamato per una consulenza sulla realizzabilità del centopiedi. Altro da aggiungere? Questa immensa caciara finale altro non è che una metafora dell’America più schifosa, quella dei leader misogini e razzisti, quella che “mangia merda” e applaude.

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Final Sequence ha quindi intuizioni e originalità, ma è talmente “sparato fuori dal cannone” dall’inizio alla fine, che il divertimento e l’insania lasciano un po’ di spazio alla noia. Con quest’ultimo capitolo, le parti della trilogia formano un’opera continua di circa quattro ore e mezzo, dato che ogni sequel inizia dalla fine del precedente. Tre film “matrioska”, o meglio, l’uno attaccato al sedere dell’altro, esplicita metafora del centopiedi. Un “Movie Centipede”, ovviamente già disponibile in Steelbook Bluray. E sì, se siete amanti del genere, vale assolutamente la pena guardarlo.

Human Centipede Bluray Steelbook – Movie Centipede

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. MicSer ha detto:

    Ma che film sono!!! 😱😱😱😖😖😖

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    1. Monster Movie ha detto:

      Horror underground grotteschi, che hanno acquisito popolarità proprio grazie alla loro assurdità… Non sono per tutti 😄

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Credo di non essere fatto per questo genere di storie, ma è stato interessante leggerne qualcosa 😉

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    1. Monster Movie ha detto:

      Ci fa piacere ti abbia incuriosito la lettura! 😉

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  3. apheniti ha detto:

    Diciamo che quando è uscito il primo, quello di vederlo era una sorta di “prova”, ci si sfidava a farlo (un po’ come anni prima era successo con Two Girls). Il secondo però è terribile (in bene, per gli amanti del genere!) nel suo cinismo e nella sua crudezza – e per questo sono d’accordo con l’autore: è decisamente una spanna sopra.

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    1. Monster Movie ha detto:

      Giuste osservazioni! Interessante il parallelismo del primo film con il fenomeno “2 girls” 🤣

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      1. apheniti ha detto:

        Sarà che le stesse persone che mi hanno sfidato a vedere quello, mi hanno sfidato a vedere questo? E poi in fondo si tratta della stessa “materia” 😛

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