BATTLE AT BIG ROCK: Terranova con il budget della Universal

Recensione del cortometraggio ufficiale Jurassic World diretto da Colin Trevorrow.

di Matteo Berta

Le buone premesse di un incontro giurassico vengono spazzate via dall’incapacità del regista di mantenere una buona sequenza fino in fondo. Trevorrow dirige una storia che non aggiunge nulla di nuovo alle informazioni in possesso dai fan del brand, e al contrario rischia di rovinare il ricordo del finale de Il Regno Distrutto, riproponendone una versione cheapy senza pretese.

Il corto non risulta essere un unicum nella storia delle trovate transmediali cinematografiche, infatti ricordiamo al gentile lettore mostrifero i cortometraggi dal brand de “Planet of the Apes” (Before the Dawn of the planet of the apes) usciti prima del rilascio del secondo capitolo della trilogia scimmiesca e la web serie Heroes: Dark Matters, anticipatrice della stagione finale Heroes Reborn della famosa serie della NBC Universal.

Il film parte alla grande: ci troviamo di fronte ad un paio di piani sequenza fatti bene e alla classica situazione narrativa del “campeggio che va a finire male”. Quando appaiono i dinosauri, veniamo buttati nel mood ansiogeno classico di Jurassic Park, con la frase “It’s one of them“. La madre della famiglia, protagonista di questa storia, setta chiaramente il contesto emotivo. È trascorso un anno dall’esodo da villa Lockwood e le persone si stanno abituando alle brutte sorprese mostrifere nelle loro vite di tutti i giorni.

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Una premessa intrigante viene indebolita dagli eventi successivi. Nonostante le sequenza di scontro tra le due famiglie di dinosauri sia visivamente accettabile, l’atmosfera improvvisamente diventa molto più leggera e non temiamo nemmeno un secondo per le sorti dei protagonisti umani. Il corto sembra essere un lungo commercial su di una marca di birra qualsiasi e mentalmente, ci aspettiamo da un momento all’altro di vedere l’Allosauro che riscalda dei marshmallow con un ramoscello al fuoco. In poche parole, la regia e la fotografia di questo film fanno perdere credibilità alla storia.

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La tanto attesa scena post-credits in realtà è una scena “in credits” dal momento che accompagna i titoli di coda in stile “bloopers” delle commedie americane. In questo caso assistiamo a scene di vita quotidiana interrotte o accompagnate da nuovi ospiti mostriferi. Alcuni shot hanno un bel taglio documentaristico (come quello dello stegosauro) mentre altri sono ridicoli e abbastanza kitsch, per via di una CGI che lascia molto a desiderare e ricorda parecchio i dinosauri prodotti per la serie Terranova. Se poi Amie Doherty ci fa il piacere di spiegarci a cosa serviva riarrangiare in quel modo il tema di “The Lost World” sarebbe molto utile all’umanità.

In definitiva risulta essere molto più onesto con se stesso l’esagerato spot della Jeep che Trevorrow diresse in concomitanza con l’uscita del secondo film della saga di Jurassic World. Forse sono stato troppo severo? Può darsi, ma dopo una notte insonne nell’attesa spasmodica del rilascio di questo corto, sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto meglio.

Le aspettative erano queste:

Mentre qui il commento post-visione:

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