SONIC – Tira più un pelo di riccio che un carro di droni

Il porcospino blu in un adattamento direct-to-video capitato per sbaglio al cinema.

di Alessandro Sivieri

Dopo le pucciosaggini di Detective Pikachu, la corsa al saccheggio del mondo videoludico si fa letteralmente supersonica, ed ecco spuntare il porcospino blu che dal 1991 scorrazza nelle avventure SEGA. A prescindere dalla qualità produttiva generale, Sonic rimarrà nella memoria collettiva per le reazioni scatenate dei fan alla prima versione del personaggio, decisamente uncanny. Il trailer originale, rilasciato l’anno scorso, mostrava un riccio antropomorfo fino all’eccesso, le cui fattezze erano materiale di prima scelta per qualche sano incubo. Tra tweet velenosi e meme esilaranti, la Paramount Pictures si è decisa ad ascoltare il pubblico e ha ritardato l’uscita del film per rielaborare il design del protagonista, ora più fedele alla controparte digitale. Con dei mesi extra sul groppone e 5 milioni in più di budget, la pellicola ci fa capire fin da subito che l’aspetto di Sonic era l’ultimo dei problemi.

Sonic il film vecchio design

“Vai piano, pensa a me!”

L’opera di Jeff Fowler barcolla tra i gamer di lunga data (neanche tanto) e l’inoffensività pressoché totale di una storia per famiglie, riuscendo ad annoiare più generazioni in un colpo solo. L’azione colorata e l’interazione sopra le righe tra uomo e cartoon rievocano il warneriano Space Jam, mentre le dinamiche da buddy movie hanno un sapore affine a Ryan Reynolds che doppia i Pokémon. La perenne sensazione è quella di un prodotto che, se non fosse per la tecnologia messa in campo, avrebbe trovato posto tra i direct-to-video degli scorsi decenni. L’incipit ci mostra un Baby Sonic batuffoloso, allevato da mamma gufa e inseguito da loschi figuri. Il riccio è quindi costretto a trascorrere la crescita scappando in altri mondi tramite portali interplanetari alla Doctor Strange. Dopo il Baby Yoda di The Mandalorian, si è capito che l’ingrediente cuteness è altamente virale.

Baby Sonic film Monster Movie

Bbbbebbi Sonic per tutti!! Guardatelo!! È CARINO!!!

Rifugiatosi nella bucolica Green Hills, cittadina del Montana, Sonic sperimenta la solitudine di un extraterrestre: non ha nessun amico e non può farsi vedere, quindi si atteggia da stalker e spia le vite degli altri, senza farsi mancare qualche fumetto. La qualità dell’animazione e la mimica risultano convincenti, ma la sua volubilità emotiva e il deficit di attenzione da personaggio ipercinetico sono una formula che conosciamo a menadito. Nello sforzo di modernizzarlo gli si infilano in bocca citazioni pop che vanno da Amazon a The Rock presidente e alla danza di Fortnite, temendo forse che i giovanissimi trattino con distacco un’icona che non è nata nella loro epoca. Al contempo chi ha superato il quarto di secolo rischia di grattarsi la testa e pensa con rimpianto a Ralph Spaccatutto. Per non accontentare nessuno, lo script ha un umorismo piatto (avete presente l’amico che fa il simpatico con le freddure?) e non riesce a prendersi sul serio nemmeno quando dovrebbe commuovere.

Ralph Spaccatutto personaggi Sonic

Da Ralph Spaccatutto a Sonic Spaccapalle.

Il porcospino si apposta sui tetti, assiste alle partite di baseball e guarda la televisione a scrocco, riuscendo a non essere mai colto sul fatto, se non dallo scemo del villaggio. Infine, complice uno scoppio di frustrazione, Sonic emette un impulso elettromagnetico (EMP) che lascia al buio gran parte del paese ed è costretto a chiedere aiuto allo sceriffo Tom Wachowski (James Marsden), un uomo tutto d’un pezzo che ha avuto uno scatto di carriera a San Francisco poiché è troppo figo per dirigere il traffico in mezzo ai redneck e far partorire le vacche. Tom è l’ideale americano, forte e altruista, che punta al successo e non ha difetti, se escludiamo le conversazioni segrete con le ciambelle. Stereotipato fino alla nausea il suo rapporto con la cognata di colore. Marsden si limita a fare da spalla all’amico peloso, cercando di proteggerlo (cosa facile, dato che i passanti lo scambiano per un bambino in maschera o per un cinquantenne con una malattia genetica). Gli unici momenti in cui Tom si eleva a livello dialogico sono i battibecchi con il dottor Robotnik di Jim Carrey, sociopatico e megalomane.

Dottor Robotnik di Jim Carrey in Sonic

Baffi alla Poirot, balletti spastici e si va a spaccare droni.

Il fu Ace Ventura rispolvera il suo repertorio gestuale ma rimane soffocato nelle vesti dello scienziato senza scrupoli. Convocato dall’esercito per indagare sul blackout (il commando di elettricisti aveva già fallito), passa il tempo a rispondere a domande che nessuno si sogna di porgli. Basta un “Buongiorno, mister” a innescare le sue filippiche sulla misantropia, la vastità del suo intelletto e l’affezione per le macchine a discapito dei deludenti esseri umani. Incontinenze verbali di un villain che non trova spazio adeguato nella scrittura e deve prenderselo a forza. La sua esperienza attoriale, lo scarso appeal del cast e gli escamotage tecnologici lo aiutano, nonostante tutto, a risultare il più simpatico della brigata. Le sue ambizioni si inturgidiscono quando annusa un pelo di riccio ad alta energia e ne desidera ancora.

Jim Carrey rimane confinato a metà tra Ace Ventura e The Mask.

Le sequenze action non rimarranno certo impresse per la coreografia studiata (una scazzottata al rallenty in autogrill scopiazza Quicksilver degli X-Men) e spesso si avverte un eccessivo distacco tra il comparto effettistico e gli elementi fisicamente presenti sul set. La forza dell’amicizia diventa un power-up per gli eroi e il leitmotiv di un epilogo che lascia presagire un sequel, si spera più intrigante di una pellicola da 90 minuti che si è dimostrata ben più lenta del suo protagonista (il quale è superveloce ma si fa scarrozzare in auto perché non conosce i punti cardinali).

Sonic e James Marsden nel film

Il personaggio portante della SEGA sta facendo buoni incassi, pur cadendo vittima – specie nelle gag – di un immaginario che non appartiene al suo tempo, come un nonno che racconta le barzellette al compleanno del nipote. La concorrenza multimediale è spietata e Sonic deve contaminarsi con le citazioni per sopravvivenza, perché il suo corredo visivo si riduce a sonde militarizzate e pianeti fungosi che fanno pensare più a No Man’s Sky con alieni in pelliccia.

Ivo Robotnik Jim Carrey in Sonic

“Non finisce qui, mezzaSEGA!”

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