LA CIVIL WAR DELLA CRITICA: LE RECENSIONI SONO UN CAMPO DI BATTAGLIA

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LA CIVIL WAR DELLA CRITICA: LE RECENSIONI SONO UN CAMPO DI BATTAGLIA

di Alessandro Sivieri

Perché leggo la recensione di un film appena uscito? Se non l’ho ancora visto, è per consultare i miei critici “di fiducia” e scoprire se, a grandi linee, varrebbe la pena vederlo. Se invece l’ho già visto, è per confrontare i voti della stampa con il mio parere personale e quello degli altri utenti, tra gradite sorprese e aspettative deluse.

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O meglio, idealmente sarebbe così. In realtà scaldo la tastiera, lecco un po’ le ghiandole velenifere che mi stanno crescendo dietro i canini e mi preparo alla guerra più totale. È un gioco di ruolo dove io ho la mia fazione e devo difendere/stroncare la pellicola di turno a tutti i costi, maledicendo il critico fino al diciottesimo grado di parentela e facendo rissa con gli altri utenti. In tutto questo guazzabuglio potreste pensare “Povero chi ha scritto l’articolo!”, ma il fatto è che, come in un vero e proprio conflitto bellico, nessuno è del tutto innocente. Come siamo giunti a questo?

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Provo a comprimere vent’anni di evoluzione comunicativa in poche righe: un tempo il rapporto tra critico e lettore era piuttosto unilaterale, ovvero leggevi la recensione sulla rivista/giornale di turno e, se totalmente in disaccordo, gettavi tutto nel cestino o al limite scrivevi una lettera nella speranza che venisse pubblicata. Poi è giunto il sito con i commenti e, infine, l’universo dei social, dove la risposta degli internauti a qualunque tipo di contenuto è praticamente fulminea. Il critico si espone in prima persona, è a contatto diretto con gli utenti e sotto il loro costante giudizio, nel bene e nel male. Ai più ottimisti questo cambiamento pare doveroso in senso democratico, nonché una entusiasmante possibilità: ora i lettori possono parlare direttamente all’autore e tra di loro in tempo reale, scambiandosi i pareri più disparati che vanno a estendere e completare la recensione, in una sorta di catena ermeneutica. In realtà a gran parte degli utenti piace esprimere opinioni radicali, mandare a fanculo un po’ di sconosciuti e fare tanto, tanto casino. E la stampa di settore se ne approfitta volentieri, portando avanti il nuovo marketing dei “Mi piace”, dei commenti alla baionetta e del tifo da stadio. Le polemiche vengono superficialmente represse ma subdolamente fomentate. Non importa se il film del caso è discreto, tu inneggialo a più non posso o ricoprilo di melma e goditi lo spettacolo. Con questo non intendo generalizzare, ma è pur vero che sia gli insulti che i complimenti costituiscono sempre e comunque un’interazione, una visualizzazione in più, e di conseguenza la critica si auto-polarizza per opportunismo. Nessuno è immune a questo gioco, nemmeno il sottoscritto. E non è finita qui, pensate a quell’arma di distruzione di massa che sono gli aggregatori come Metacritic e Rotten Tomatoes! Volete un esempio?

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Questo è l’anno dei supereroi e degli universi cinematografici contrapposti: Civil War e Batman v Superman. Due case di produzione, due diversi stili, due fanbase estremamente agguerrite che si gettano nella mischia. Dall’hype spropositato per i tanti (troppi) trailer, alle indiscrezioni e alle fuorvianti opinioni uscite dai test screening, tutto punta a fomentare gli spettatori. Divertirsi al cinema passa quasi in secondo piano, perché apriamo Facebook e… “Quel critico non capisce un cazzo!”, “Lo dicevo che faceva schifo!”, “Siete solo delle pecore, vi meritate i cinepanettoni!”, “L’altra casa produttrice ha pagato per le recensioni!”. Quest’ultimo punto, ovvero la presunta macchina del fango scatenata dagli avversari, è più che mai attuale: dopo aver visto Batman v Superman e avergli dato un giudizio positivo, pur se con qualche riserva, sono andato su Rotten Tomatoes a vedermi la famigerata percentuale di pareri positivi. Mi sono trovato davanti un misero 27%, persino Twilight ha un voto generale più indulgente. Allora mi sono fatto due domande: è una moda dare addosso a questo cinecomic, magari per un pregiudizio verso Zack Snyder e un’evidente assuefazione per il più umoristico stile della Marvel (con la quale le percentuali, anche nelle pellicole più mediocri, sono state ben più generose), che forse ha davvero aperto il portafbatman-v-supermanoglio, o semplicemente hanno tutti visto un altro film? O magari l’ho visto io. Ma tant’è, Civil War si è preso il suo 90% e i due schieramenti sono più divisi che mai. Non fraintendetemi, considero quel votone meritato, infatti mi piace la Marvel e non sono qui a condurre un’apologia da quindicenne dell’ultimo lavoro di Snyder, ma qui carta canta: come i produttori di armi hanno bisogno di un conflitto per arricchirsi, si estremizzano i voti per aizzare la folla in virtù del click-baiting. Il riflesso è uno scambio di giudizi annebbiati che non tengono più conto della qualità oggettiva della pellicola, quanto di ciò che rappresenta. Basti pensare a quei siti dove c’è chi mette una stellina a un film solo per abbassarne la media o viceversa dieci per alzarla. Il fatto stesso che io stia dedicando un intero pezzo a questa storia dimostra che l’intero meccanismo funziona alla perfezione. A voi la scelta, scendete nell’arena con il fucile, provate a ragionare pacatamente o, meglio ancora, spegnete tutto e riguardatevi il film in santa pace. Ma so che pochi di voi ci riusciranno, perché detestiamo ammetterlo ma abbiamo tutti bisogno di una battaglia da combattere.

PS: eccheccazzo, quel 27% è indegno.

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