Jason Statham picchia uno squalo in THE MEG.

Recensione del grossolano shark movie di questa estate: stereotipi e squaloni.

di Matteo Berta

Shark – Il Primo Squalo è tradotto in questo modo in Italia molto probabilmente per il sottovalutato pubblico italiota che rischia di identificare in MEG non uno squalo preistorico ma la figlia sempre bistrattata di Peter Griffin.

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Il film è piatto, molto piatto, nessun sviluppo narrativo degno di nota o non prevedibile, il novanta per cento dei personaggi fa da sfondo e se fossero stati tagliati in fase di montaggio nessuno ne avrebbe sentito la mancanza. Il problema principale dei personaggi però, paradossalmente non è la loro inutilità ma il fatto che siano stereotipati fino all’inverosimile: abbiamo il protagonista fisicato (Jason Statham prestanome di The Rock impegnato per Rampage) burbero ma dal cuore tenero, l’asiatica che non esterna eccessivamente i sentimenti con un freddo rapporto con il padre che apparentemente non la apprezza, il padre asiatico saggio, il miliardario stupido, il nero che fa solo battute, i thailandesi festaioli e la ragazza alternativa ingegnere super intelligente tatuata che sembra volerti gridare in faccia volutamente quanto la sua personalità sia ambigua scimmiottando Lisbeth Salander per la sua grande intelligenza e scaltrezza che dimostra stando a gambe incrociate pensierosa mentre a trenta metri da lei si sta svolgendo l’apocalisse marina e la sua facciata tosta si scioglie perché una vittima sacrificale le dice in punto di morte “Sei una bella persona”.

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I dialoghi sono super ridicoli, molto spesso non hanno un’attinenza narrativa ma servono solamente a ritmare uno spartito fatto di digressioni umoristiche inutili, battute testosteroniche e scene action inverosimili. Solitamente trovo i bambini al cinema fastidiosi, ma la bimba di questo film risulta essere l’unica novità strutturalmente psicologica del film che, superato il comunque presente stereotipo di asiatica minorenne con le capacità intellettive fuori dalla norma, tanto da conoscere le funzionalità di un sottomarino, risulta non “stupidina” o semplice personaggio cioccolatino emotivo, ma diviene collante tra i protagonisti, interviene umoristicamente con intelligenza e non è mai banale.

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La musica di Gregson Williams è piatta come il film, ricalca le sequenze, non aggiunge nulla, non è evocativa e la personalità decade del tutto quando si mette a scimmiottare sonorità orientali forzate. Si sperava che il contributo orientale ad Hollywood non servisse solamente per rimpinzare le produzioni dal punto di vista economico, ma potesse in qualche modo personalizzare prodotti con stili differenti, mentre in questo caso, come anche in molti altri, sembra solamente affidare il danaro a americanoni ignorantoni che si professano mentori per i nuovi investitori.

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Questo film è sufficiente per l’intento di base, se stacchi il cervello e lo bruci nel fuoco riesci forse anche a divertirti un pochino, gli effetti speciali sono ok, lo squalone è presente il giusto e il citazionismo non è forzato e a volte divertente, come Statham che canta “Nuota, nuota… zitto e nuota” o i numerosi riferimenti al più importante shark movie della storia ovvero Jaws di Spielberg.

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Sarebbe bastato poco per rendere questo film molto più coinvolgente, si è sentita la mancanza della componente claustrofobica come in alcuni casi viene espressa molto bene nel primo atto, ma successivamente viene completamente abbandonata e la sensazione di isolamento in territorio inospitale non la si percepisce mai. Dal momento che ti inventi la cazzatona del “permafrost gassoso” che nasconde un microcosmo preistorico, utilizzalo fino in fondo invece di mixare i riferimenti prima alla terra cava (La Teoria della Terra Cava del MonsterVerse) poi alla breccia di Pacific Rim, personalmente avrei apprezzato molto di più un’ intera pellicola ambientata nelle profondità marine scimmiottando gli elementi migliori del thriller Abyss di Cameron o le sequenze più interessanti di Blu Profondo.

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Abbiamo un cane contro uno squalo, abbiamo un sottomarino contro uno squalo e soprattutto abbiamo una colluttazione corpo a corpo tra Statham e un Megalodonte (si ci sono riusciti in qualche modo, assurdo, fantascientifico e pacchiano ma ci sono riusciti). Che il nostro lettore mostruoso lo veda e si faccia un’idea, apprezzeranno tutti coloro che desiderano l’ignoranza mostrofila, che ci stiano alla larga i più sofisticati, ma non vogliamo dividere per categorie, io che piglio un po’ tutti i feticismi mostrofili, l’ho trovato debole ma in ogni caso, giusto per avere un po’ di puzza sotto al naso mi sento di dire che CI SONO SQUALONI E BALENE SI!!!!!!

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