I Film negli Abissi degli Anni 80

Creature acquatiche e mostri marini nella cinematografia in profondità, a partire da The Abyss.

di Alessandro Sivieri

Il trillo del sonar si fa minacciosamente più intenso. Qualcosa di grosso colpisce con violenza la paratia alla vostra destra. La squadra di sommozzatori non è ancora rientrata alla base e un predatore, dalle caverne più profonde, vi scruta famelico. Benvenuti nel nostro batiscafo mostruoso. La destinazione? Quei fondali marini dove, alla fine degli anni ’80, un sacco di registi e produttori hanno deciso di fare il bagno. Il panorama orrorifico delle bestie marine aveva già trovato la propria sublimazione ne Lo squalo di Spielberg. Sulle lande ghiacciate della Terra facevamo i conti con La Cosa, mentre su un planetoide remoto lo Xenomorfo di Alien si pappava una ciurma di camionisti spaziali sottopagati. I paradigmi stilistici erano già maturi. Fu la produzione di The Abyss a sprigionare la scintilla.

Mostro marino insegue un'orca

L’opera di James Cameron, in piena lavorazione, diede il via a quella che viene sovente definita “copycat syndrome”: qualcuno dei big ha per le mani una pellicola promettente? Gli altri studios decidono di imitare il genere e sfornano prodotti analoghi, poggiando su onesti mestieranti e, se il budget lo consente, qualche nome di grido nel cast. Non si spiega in altro modo questa repentina tendenza a sguazzare tra sottomarini, predatori muniti di branchie e trivelle inabissate. Che fosse apparsa dal nulla una sovvenzione del governo USA per chiunque girasse sott’acqua? Ignoriamo l’enigma e vi portiamo con noi per una bella nuotata tra le produzioni più eclatanti del periodo. Ai due titoli di questo capitolo se ne sommeranno presto degli altri. Ricordatevi fare prima un giretto nella camera di decompressione!

Disegno di mostro marino monster movie

THE ABYSS di JAMES CAMERON

Costato circa 70 milioni di dollari, fu un flop commerciale (poi rivalutato negli anni a seguire) piagato da una storia produttiva travagliata. James Cameron era fresco di Terminator e di Aliens: Scontro finale, con una fama consolidata e una maggiore confidenza con i finanziatori. L’idea del soggetto gli venne durante una lezione di scienze dove si discuteva di esplorazione dei fondali oceanici. Da sempre il regista canadese ha avuto il chiodo fisso del mare e dei suoi segreti. Basti pensare alla sua flotta personale di sottomarini compatti e di robot marini, per non parlare delle donazioni ai centri di ricerca. Tempo fa, a bordo del batiscafo Deepsea Challenger, è sceso per oltre 10.000 metri nella Fossa delle Marianne. Per fortuna non ha incontrato Megalodonti e Kraken.

James Cameron nel sottomarino

James Cameron chiede a un cefalopode qualche idea per i sequel di Avatar.

La trama è da Guerra Fredda in piena regola, con una corsa agli armamenti smarriti: un sottomarino americano che trasporta dei missili balistici viene in contatto con un veicolo non identificato e affonda nel Mar dei Caraibi. Una squadra di Navy SEAL, comandata dal tenente Coffey (Michael Biehn, già diretto da Cameron nei panni del caporale Hicks e di Kyle Reese), viene convocata d’urgenza e inviata in una piattaforma subacquea privata per recuperare il relitto prima che lo facciano i sovietici. Coffey soffre di sindrome nervosa ad alta pressione (HPNS) ed è  matto come un dugongo, quindi assumerà ben presto il ruolo del villain.

Michael Biehn in the Abyss

“Riemergiamo e nuclearizziamo… questa è la sola sicurezza!”

I civili dell’osservatorio non sono felici dell’intrusione e hanno già dei dissidi interni: il responsabile Bud (Ed Harris) e la progettista Lindsey (Mary Elizabeth Mastrantonio) sono divorziati e poco felici di rivedersi, esattamente come Jim Cameron e l’ex-moglie, la produttrice Gale Anne Hurd. I due si erano separati un attimo prima delle riprese. Una tempesta in superficie fa precipitare una trivella in mare, fino a colpire la piattaforma e danneggiarla in modo grave. Alcuni locali si allagano. Il gruppo si ritrova isolato e senza comunicazioni. Coffey è motivato a riprendersi le armi nucleari, gli altri protagonisti a portare casa la pellaccia.

The Abyss Ed Harris e Mastrantonio

La situazione tragica vede una virata verso i toni da sci-fi, con un “primo contatto” tra i sopravvissuti e delle entità degli abissi. Questi “alieni” paiono intelligenti, dotati di una tecnologia avanzata e inclini al dialogo. Memorabile la scena dove un emissario della razza si palesa sotto forma di tentacolo semi-liquido, imitando i tratti facciali umani. Tutti si dicono affascinati dall’incontro, tranne Coffey, ormai matto come un armadillo e intenzionato a prendere il controllo della base per distruggere gli invasori. Oltre alla relazione di coppia tra Bud e Lindsey, i temi portanti del film sono l’ecologia e il rifiuto delle derive xenofobe, con un epilogo che ci mostra un “atto di fede” verso una specie diversa, in opposizione alla paranoia militaresca.

Alieni di The Abyss

Gli sforzi produttivi di Cameron per The Abyss furono titanici. Confermando le voci sulla sua mania per i dettagli, decise di girare alle Bahamas, in un set piazzato a 14 metri di profondità. Il regista era tiranno con gli attori e si sottoponeva con loro a lunghe sedute di decompressione. Il giorno dei primi ciak una crepa provocò il parziale allagamento della location, mentre frequenti blackout mandavano le apparecchiature in palla. Data la scarsità di controfigure, gli interpreti dovettero superare degli esami e acquisire dei  veri brevetti da sub. L’attenzione al lato tecnico non fu una questione secondaria: cineprese chiuse in involucri protettivi resistenti, attrezzature sperimentali e l’inserimento di milioni di palline di plastica nera nell’acqua, affinché fosse abbastanza chiara per le telecamere ma scura a sufficienza per dare l’illusione di un fondale. La pretesa di realismo costò alla troupe parecchio stress, scarsità di ossigeno e bestemmie udibili perfino dalle più antiche divinità sumere.

The Abyss Lindsey e alieno

Gli effetti speciali e il design degli alieni, luminescenti e ispirati alla fauna marina, vedono lo zampino della Industrial Light & Magic, fondata nel 1975 da George Lucas. L’edizione integrale aggiunge scene significative all’ultimo atto, dove Bud, salvato dalle creature, scopre del loro piano di scatenare degli tsunami in tutto il pianeta. L’obiettivo è punire gli umani per la loro crudeltà e lo scarso rispetto della natura. Essi cambieranno idea grazie ai sentimenti amorosi di Bud e di Lindsey, a riprova del fatto che le piccole cose hanno grandi conseguenze. Veniamo inoltre a sapere che questo Popolo dei Mari è più antico dell’uomo e che riusciva a intercettare radio e TV, osservando ogni giorno la nostra idiozia patologica.

Nave aliena in The Abyss

Insomma, queste meduse eco-terroriste hanno guardato troppi reality trash, gare di cucina e telenovelas colombiane, perdendo la sanità mentale. Se avessero dato un’occhiata ai nostri palinsesti, saremmo già fottuti da anni. L’insuccesso della pellicola, più pecuniario che critico, è dovuto a un pubblico generalista che si aspettava un Aliens subacqueo, tutto inseguimenti e denti aguzzi. The Abyss offre senza dubbio momenti di tensione e isolamento, ma il suo impianto narrativo tocca tasti differenti, quelli del rimorso, della redenzione e della meraviglia. La delicatezza dell’incontro tra specie deriva del primo Steven Spielberg, quello di E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo. Lo sci-fi oceanico più ambizioso di sempre e forse quello di maggior qualità.

Ed Harris Alieno in The Abyss

“Sto volando, Jack – ehm – Coso!”


LEVIATHAN di GEORGE PAN COSMATOS

Passiamo dalle stelle alle scuderie italiche della Filmauro con Leviathan, doppione umidiccio di Alien girato da George Pan Cosmatos, padre di quel Panos Cosmatos che ha diretto Nicolas Cage nel folle Mandy. Luigi e Aurelio de Laurentiis, insieme alla MGM, gradirono in modo evidente il capolavoro di Ridley Scott e pensarono di omologarlo al ghiotto filone underwater che avrebbe dominato le sale all’epoca. Siamo nell’Oceano Atlantico (riprese fatte nel Mare Adriatico), con la crudele azienda Tri Oceanic che ordina la costruzione di una base sui fondali per estrarre l’argento. Durante le procedure di routine, i membri dell’equipaggio scoprono una bottiglia di vodka in un sommergibile russo affondato, decidono di bersela e succede un casino.

Protagonisti di Leviathan scena

L’equipaggio della Nostromo prepara il tavolo per la partita di burraco.

Il cast venne assemblato con volti noti, professionisti in grado di far sentire il pubblico a casa e di rendere credibile un battibecco generico tra operai frustrati e dirigenti rompipalle. In pole position abbiamo Peter Weller, volto dello sbirro metallico RoboCop e di Buckaroo Banzai. L’eroe di turno, circondato da colleghi idioti e superiori senza scrupoli. Il suo mix di autorità e indole eversiva lo rende meritevole delle attenzioni femminili.

Richard Crenna e Amanda Pays in Leviathan

Il colonnello Trautman alla ricerca dei punti neri.

Segue Amanda Pays, ottimo jolly da mostrare in biancheria intima, insieme a Richard Crenna, il sagace colonnello di quel Rambo 2 diretto dallo stesso G. P. Cosmatos. L’addestratore di berretti verdi si trasforma nel medico di bordo, capace di scomparire dai radar per diversi minuti e riapparire in un lampo per declamare qualche perla di saggezza. Meg Foster, altra illustre pulzella vista in Essi vivono, ha l’ingrato ruolo di Martin, stronzissima esponente della compagnia mineraria che si prodiga nel mobbing in videochiamata. Il vero subumano è però Buzz, chiamato anche Tre Palle, incarnato da quel Daniel Stern che un anno più tardi cercherà di rubare in casa a Macaulay Culkin. Mamma, ho perso il sottomarino! Lo spassoso Tre Palle tiene fede al suo nomignolo e si dimostra arrapato come un pastore del Gennargentu. Sarà proprio lui a diventare un ricettacolo di problemi, sgraffignando della vodka contaminata e prendendosi una sbronza fatale.

Leviathan personaggio di Tre Palle

Tre Palle viene colto da un ictus mentre disserta di astrofisica.

Le acque inospitali degli esterni vengono messe all’angolo per chiudersi nella claustrofobia della base, alle prese con un organismo che ricorda La Cosa di John Carpenter. Il mostro, cresciuto dal DNA sigillato nella bottiglia russa, assimila i cadaveri e diventa sempre più deforme, cacciando i superstiti che per forza di cose dovranno combattere. La fuga in superficie non è contemplabile poiché metterebbe l’intero genere umano in pericolo. Da Alien non deriva solo la risciacquatura dello script: alla colonna sonora troviamo Jerry Goldsmith, alle scenografie il designer Ron Cobb. La verve replicatrice è inequivocabile già sul piano produttivo.

Leviathan somiglianze evidenti con Alien

Gli scafandri, le ossa giganti, i macchinisti malmostosi e il Facehugger. Di cosa stiamo parlando?

Per gli effetti speciali venne reclutato un altro artigiano di serie A, ovvero il mitico Stan Winston, che si trovò alle prese con scarsità di mezzi e tempo. È probabile che abbia alzato i tacchi prima di terminare i lavori, imbufalito perché lo avevano scambiato per Rob Bottin.

Leviathan La cosa Stan Winston

“Ragazzi, Stan Winston ha di nuovo lasciato la spazzatura in salotto!”

Il primo atto si focalizza sulla vita quotidiana degli operai e sul fortuito ritrovamento del relitto. La tensione iniziale fa il suo dovere e la presenza della creatura viene ben dosata, facendo leva su espedienti da body horror. Giungiamo a uno stallo di corridoi insidiosi, agguati nell’ombra e fughe concitate, fino all’impresa disperata di abbandonare la stazione per intrappolare la bestia, che più appare in scena e meno entusiasma per il design. Nessuna schematicità nelle sue azioni, nessuna coerenza nel suo ciclo evolutivo e negli attacchi alle prede ancora in vita.

Mano bocca Leviathan

Le mani bucate del team creativo.

Raggiunto un numero equo di vittime, i superstiti tornano a galla, in mezzo agli squali. Per concedere un’ultima one-liner al ganzo Peter Weller, il pupazzone mutante riemerge a sorpresa dagli abissi, in tutta la sua povertà estetica. Non dobbiamo sopportarne la vista a lungo, perché il protagonista gli spara un razzo in bocca dandogli del “mostro di merda“.

Mostro finale di Leviathan

Il figlio bello di Tre Palle.

Fatto esplodere in un attimo il tritone gigante zannuto, Weller prende la sua bella sottobraccio e passeggia verso il lieto fine, che include un cazzottone proletario in faccia all’aziendalista Meg Foster. Il pregio di un rip-off di questa portata è che non può invecchiare male se nemmeno i suoi fratelli maggiori, ai quali deve tutto, sentono il peso degli anni. Divertente per i nostalgici, una fotocopia bruciacchiata per i puristi. Ammirevole la spudoratezza di una produzione che ha fatto di tutto per vestirlo da horror di prim’ordine.

Peter Weller accetta Leviathan

Peter Weller si appresta a tagliare le scene con l’accetta dopo la fuga del montatore.


Approdiamo in acque sicure, sperando che non siate diventati cibo per i pesci. La rubrica verrà espansa con nuovi capitoli, che riempiranno le vostre giornate di bestiacce immonde vintage e spedizioni nell’ignoto. Se non riuscite a sopportare l’attesa, vi riproponiamo la nostra analisi di Underwater, dove Kristen Stewart viene stalkerata dai cugini scemi di Cthulhu. Tappatevi il naso, un bel tuffo e alla prossima!

Link al secondo episodio: 

I Film negli Abissi degli Anni 80 – Parte 2

mostro marino artwork

Qui trovate la nostra diretta speciale su YouTube, dedicata ai dieci migliori mostri marini della Storia del cinema:

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.