SPIDER-MAN: UN NUOVO UNIVERSO – La sagra del ragno di quartiere

Arriva Into the Spider-Verse, un manifesto pop psichedelico.

di Marco Giordano e Alessandro Sivieri

La tanta carne aracnide al fuoco vi ha incuriosito? Sappiate che non state acquistando i biglietti per l’ennesimo cinecomic, ma l’ingresso alla fiera multidimensionale degli Uomini Ragno. Un microcosmo in movimento che riunisce sotto la stessa bandiera svariate versioni del celebre supereroe, ergendosi a manifesto stilistico che va controcorrente rispetto alla produzione supereroistica targata Disney e Warner. Una piccola rivincita per la Sony, che detiene i diritti dell’Arrampicamuri e li ha recentemente condivisi con la Casa di Topolino per inserire il Peter Parker di Tom Holland nel gruppo degli Avengers. Il colosso nipponico dimostra di avere ancora qualcosa da dire sul personaggio e, piazzati i reietti Phil Lord e Chris Miller alla scrittura (quelli licenziati dalla regia di Solo: A Star Wars Story), imbrocca un sentiero inaspettato. Se già Venom con Tom Hardy si è dimostrato un successo commerciale, qui parliamo di qualità pura, di un’esperienza visiva che cita decenni di celluloide ma preserva un’identità propria.

Ponendosi come una delle migliori storie cinematografiche del Tessiragnatele, Into The Spider-Verse assottiglia il confine tra film e fumetto, con un approccio estetico che mescola il 3D e gli elementi bidimensionali. Andando controcorrente rispetto alla CGI, che cerca in tutti i modi di potenziare e imitare il reale, ci viene servita un’impostazione grafica dai precisi canoni, dove vengono addirittura sottratti dei frame alle animazioni per dare un effetto stop-motion. Come sulle pagine della Marvel, le avventure dei protagonisti vengono incorniciate con le vignette e vi sono addirittura delle stringhe di testo che esplicano i pensieri dei protagonisti, per non parlare degli effetti sonori onomatopeici. Eppure la pellicola argina l’etichetta di un mero fumetto in movimento, adottando schemi e tempi narrativi tipici del cinema: a partire dalle citazioni alla trilogia di Sam Raimi, che comprendono la presentazione dell’amichevole Spider-Man di quartiere, la scena del treno, il bacio sottosopra e parecchie altre chicche, fino alla costruzione dei personaggi, che pur provenendo da universi differenti mostrano un senso di omogeneità. Sono parecchie le incarnazioni dell’Uomo Ragno, spaziando dal badass al demenziale, e quasi per miracolo riescono a coesistere senza lasciare incredulo lo spettatore.

Il vero protagonista rimane Miles Morales, ragazzo di colore che nei fumetti eredita il ruolo di Spider-Man dopo la dipartita di Peter Parker. Il giovane, goffo e inesperto, è l’iterazione ragnesca con la quale acquisiamo più familiarità, ma anche l’Uomo Ragno originale, ovvero Parker, gode di più sfaccettature: lo incontriamo inizialmente nel pieno delle sue forze, come eroe che muore nel tentativo di fermare Kingpin, villain perfettamente in linea con la controparte cartacea che tenta di aprire una porta verso altre realtà grazie a un macchinario. Peter non riesce a impedire il processo ma, prima di morire, affida a Miles la sua eredità e la missione di riportare ordine tra le dimensioni. A sua volta il nuovo Spider-Man incontrerà altre versioni di se stesso, come Spider-Gwen, che in una timeline alternativa è Gwen Stacy che viene morsa dal ragno radioattivo. Oltre al suino Spider-Ham, al personaggio pulp di Spider-Man Noir e alla nipponica Peni Parker, Miles ha a che fare con il suo nuovo mentore, ovvero un Peter Parker invecchiato che ha perso zia May e mandato all’aria il matrimonio con Mary Jane. I protagonisti, pur rappresentando un archetipo eroico comune, sono ben amalgamati e interagiscono tra loro in base alla propria esperienza di vita, come i tasselli di un mosaico. Spider-Man non è più un singolo individuo, è un’idea di supereroe con mille sfaccettature, che includono debolezze, follie e fallimenti.

Oltre allo spettacolo visivo c’è un pizzico di cuore, con situazioni adulte e drammatiche che arginano il lato più scanzonato. Eppure, nonostante la formidabile alchimia, non è tutto oro quel che luccica: se i vari Miles, Spider-Gwen e Peter Parker sono approfonditi con precisione, i comprimari come Spider-Ham e Peni Parker si limitano a rimanere sullo sfondo, assolvendo il ruolo del fricchettone contrapposto ai personaggi più popolari. Una ragazzina in tipico stile anime non stona affatto, ma potevamo risparmiarci un porcello in tuta da ragno. Qualcosina in più da Spider-Man Noir, catapultato nella realtà odierna da un immaginario gangster in bianco e nero e doppiato da Nicolas Cage. Insomma, prendere o lasciare: se volete vedere il concetto di cinecomic portato all’estremo, sorretto da un impianto visivo psichedelico, immergetevi in Un nuovo universo. Se esigete un Uomo Ragno in carne e ossa e privo di stralunati doppelgänger, cambiate quartiere e tornate da Tom Holland.

Se volete sapere cosa ne pensiamo dello Spider-Man di Holland, non perdetevi questo saggio.

Spider-Man: Un Nuovo Universo – Edizione Esclusiva Action Figure

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