DRAGON TRAINER 3: Il Finale dovuto che non supera le Aspettative

Recensione del terzo capitolo della saga di How to Train Your Dragon: Il Mondo Nascosto

di Matteo Berta

Non era semplice gestire una nuova storia in una saga che sembrava aver dato tutto già nelle prime battute ed era complicato anche non ricadere in quella che io definisco La Sindrome di Pirati dei Caraibi (tutto più grosso, tutto più tanto e con più budget), come poteva apparire il secondo capitolo, infatti questo film fatica a decollare e cerca nel passato (flashback) motivazioni per spingersi oltre, tradendo lo spirito delle “conquiste” dei primi due film.

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L’episodio conclusivo funziona, ma non troppo. Visivamente non ci troviamo di fronte a un salto qualitativo tecnico come poteva essere percepito quello tra i primi due capitoli della saga, ma propone scelte stilistiche innovative e caratterizzanti, come la banale sovraesposizione degli esterni mentre seguiamo i protagonisti all’interno delle proprie case, o tentativi di soggettive simulate narranti. La musica di Powell è la cosa più bella del film. Seppur mixata bassa per essere in una pellicola d’animazione, non si limita a rimescolare tradizionali nuclei tematici ma imbastisce una partitura ricca e coinvolgente come solamente lui sa fare. In particolare la traccia “The Hidden World” è emblematica del concetto appena espresso.

La sceneggiatura osa meno dei capitoli precedenti. Come spesso è accaduto nei sequel di film d’animazione contemporanei, ci troviamo di fronte a una regressione di target, anche se molti lavori Disney/Pixar, o perché no la stessa Dreamworks, hanno insegnato che si può fare animazione senza dover per forza scrivere puntate più lunghe dei Teletubbies. Uno dei punti di forza è sicuramente la storia d’amore principale del film che ci viene mostrata in tutte le sfaccettature. Essa non si limita e non ha paura di rendersi struggente un attimo dopo essersi presentata goffa e ilare.

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La storia funziona fin quando non cerca di buttarsi in sviluppi sbrigativi senza approfondire tematiche, situazioni e personaggi dal buon potenziale. Il mondo nascosto si presenta come una zona pacifica che però rischia in molti frangenti di metaforizzarsi in ghetto e spesso la ricerca spasmodica della fonte della giovinezza non è del tutto giustificata. A un certo punto ci si chiede perché i nostri eroi stiano facendo tutto questo. Il cattivo è intrigante nel primo atto, ma con il proseguire del minutaggio si appiattisce, e non solo perché le espressioni facciali gli plasmano il cranio facendolo divenire un misto tra l’Ade di Hercules e una sottiletta Kraft, ma perché i suoi scopi diventano man mano sempre più banali e di facile previsione, abbandonando le speranze di sapere qualcosa in più delle sue origini o semplicemente sul suo essere così triggerato nei confronti dei draghi.

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Il mio compagno di visione ha considerato questo film come “un eccesso di prudenza che non vuole scontentare nessuno, raggiungendo in modo sbrigativo la chiusura di un arco e dimenticandosi del tema più bello dei primi capitoli: ovvero quello della perdita“. Mi trovo in accordo con lui, le tematiche proposte in questo terzo film sembrano annacquarsi e tornare in auge solo a bocconcini, quando addirittura non vengono tradite, perché la diversità diveniva motivazione e non desiderio di upgrade immediato o allontanamento, e la necessità dello stare insieme non si trasformava nel “… forse gli uomini non sono ancora pronti”.

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Questo film sembra anche seguire gli sviluppi narrativi (non del tutto promettenti) di altri prodotti d’animazione dall’impronta simile, pensiamo alla crescita sentimentale del Mammuth Manny de “L’Era Glaciale” e al regno celato dei dinosauri del terzo capitolo. Ritornano in mente anche le dinamiche di Kung fu Panda 3 e il tema del distacco nei vari capitoli de “Il Re Leone”. Un film che piacerà sicuramente ai piccoli appassionati della saga, una pellicola che commuoverà i grandicelli, ma che in fin dei conti non soddisferà appieno nessuna delle due categorie.

Se volete saperne di più, ecco le nostre impressioni a caldo dopo la visione in una diretta su Facebook:

 

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