ZOMBIELAND: DOUBLE TAP – Ritorno al vecchio luna park

La famiglia spaccazombie cristallizzata nel tempo.

di Alessandro Sivieri

Dopo il maldestro Venom, il regista Ruben Fleischer torna alle origini con il seguito di quello spassoso zombie movie che lanciò la sua carriera. A dieci anni di distanza apprendiamo il destino di una famigliola surrogata in un’America post-apocalittica e invasa dai non-morti. Più maturi ma sempre pronti a fare mattanza di infetti con oggetti contundenti e armi di grosso calibro, salutiamo nuovamente i quattro protagonisti: il nerd Columbus (Jesse Eisenberg), ossessionato dalle regole di sopravvivenza, il tosto Tallahassee (Woody Harrelson), la giovane Little Rock (Abigail Breslin) e l’affascinante Wichita (Emma Stone), forse quella che ha avuto un maggiore sviluppo psicologico in questo Doppio colpo, mascherando le incertezze con il cinismo.

I toni virano definitivamente dalla commedia horror per assestarsi sullo splatter demenziale con tonnellate di action ben girato. Già i titoli di testa con il logo della Columbia Pictures intento a spaccare qualche cranio ci danno un’idea dell’atmosfera, insieme a un incipit di slow motion e pallottole. L’inizio folgorante si adagia su una situazione di relativa tranquillità: il gruppo si è insediato nella Casa Bianca per vivere in pace, dissacrando oggetti d’arte e pezzi unici del patrimonio storico americano. Le dinamiche relazionali dei protagonisti sono uno spasso come sempre, ma ad alcuni di loro questa quotidianità inizia a stare stretta. Come spesso accade quando non si hanno preoccupazioni impellenti, ci si stufa della routine. Non dovendo più fuggire da orde di zombie, nelle due ragazze della squadra monta l’insofferenza. Wichita, stanca dell’abitudinarietà di Columbus, perde la pazienza di fronte a una proposta di matrimonio improvvisa. Little Rock, ormai cresciuta, ambisce a una maggiore autonomia e desidera un fidanzato. Detto fatto, le due fanno scorta di munizioni e ripudiano il nido.

Segnato dall’abbandono del tetto quasi-coniugale, Columbus si consola tra le braccia di Madison (Zoey Deutch), biondina che è sopravvissuta ai mangiacervello nascondendosi in una cella frigorifera. La ragazza è una sagra dello stereotipo vivente e non sa fare una “O” col bicchiere, ma ha il merito di sovvertire l’alchimia del gruppo. Le reazioni sarcastiche di Wichita e Tallahassee sono tra i momenti meglio pensati a livello scritturale. I protagonisti si rimettono in modalità road movie dopo aver saputo che Little Rock è fuggita con un chitarrista hippie di nome Berkeley (Avan Jogia) alla volta di Babylon, una cittadella all’insegna della non-violenza e del consumo smodato di stupefacenti. In questi frangenti il sequel richiede una sospensione dell’incredulità maggiore del precessore, anche più di Bill Murray che si trucca da infetto per giocare a golf indisturbato. Bisogna accettare metaforicamente le regole di Columbus e capire che, in questo luna park chiamato Zombieland 2, esistono dei pacifisti che girano disarmati e sopravvivono cantando Bob Dylan.

Gli interpreti secondari sono privi di autonomia, vanno e vengono a comando con l’unica funzione di influenzare le emozioni del gruppo. Rosario Dawson è relegata al ruolo di deus ex machina, ma il vero doppio colpo alla quarta parete arriva con degli avventurieri, interpretati da Luke Wilson e Thomas Middleditch, che sono le controparti speculari di Tallahassee e Columbus. L’idea di mettere dei comprimari archetipici di fronte ai loro sosia non è una novità nelle zombie comedy, infatti vediamo qualcosa di simile in Shaun of the Dead. Questi meta-personaggi denotano la preferenza degli sceneggiatori per le scene autoironiche piuttosto che per la prosecuzione della storia. Ciononostante, dall’incontro con la strana coppia nasce un esilarante piano sequenza con mazzate che volano. E poi c’è Woody Harrelson vestito da Elvis.

E gli infetti? Sebbene non sia cruciale ai fini della storia, hanno ricevuto una certa diversificazione, collocandosi in quattro categorie descritte nel dettaglio da Columbus:

  • Homer: lo zombie più stupido, spesso artefice del proprio smembramento per inseguire una farfalla.
  • Hawking: dal celebre astrofisico, sono predatori in grado di ragionare, preservando parte del proprio Q.I.
  • Ninja: silenziosi e letali, tendono imboscate dopo aver stalkerato la preda.
  • T-800: accostati al celebre Terminator, sono zombie delle pianure. Maggiormente forti, veloci e coriacei dei loro simili.

A dispetto di una trama più statica di quel che sembra, gli scontri con gli infetti sono realizzati con maestria, diventando delle fasi di uccisione creativa. Dai monster truck ai mobili da cucina, qualunque cosa diventa un’arma, specie se hai consegnato il mitragliatore a un figlio dei fiori. Abbastanza alto il tasso di gore, mai disturbante per via della spensieratezza generale.

La maggior pecca di Zombieland 2 è la prevedibilità, che pur non guastando i molteplici giri in ottovolante diluisce ogni possibile tensione drammatica. Non ci si preoccupa mai realmente per l’incolumità del gruppo, protetto da un legame indissolubile che oltre ai buoni sentimenti garantisce la god mode. Più che un seguito ricorda un retelling della pellicola precedente con qualche deviazione fuoripista. Alle coppie riappacificate (o formate ex-novo) fa da chiusura l’immancabile siparietto con Bill Murray. A livello narrativo non aggiunge nulla, ma non fa certo rimpiangere quel pasticcio de I morti non muoiono, anch’esso con il celebre attore in primo piano. Le attrazioni principali rimangono l’azione frenetica e l’accompagnamento musicale più esplicativo di molti dialoghi. Aggiungiamo noi una regola alla Jesse Eisenberg: godetevelo senza pretese.

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