Il Bestiario dell’ANTICO EGITTO

Un elenco delle divinità zoomorfe e dei demoni della mitologia egizia.

di Matteo Berta, Tiziana Serena e Alessandro Sivieri

Cover I Bestiari di Monster Movie

Benvenuti, coraggiosi esploratori. Per questo nostro Bestiario, uno dei più grandi mai concepiti, ci spostiamo nella Valle del Nilo, tra dune sabbiose e necropoli colme di segreti. L’Antico Egitto è una delle civiltà di maggiore attrattiva a livello storico, iconografico e architettonico: basti pensare che all’apice dell’Impero Romano, nell’Età Augustea, la cultura egizia esisteva già da migliaia di anni. Un regno florido, sviluppatosi fin dal Neolitico lungo quel sacro fiume che porta le sue acque dal cuore dell’Africa alla foce del Mar Mediterraneo. Il Nilo creava le condizioni necessarie al sostentamento umano nelle terre aride. Le acque venivano incanalate per soddisfare le esigenze dei campi agricoli e del bestiame, portando pian piano alla nascita di comunità sempre più numerose.

Poster con piramide Bestiario d'Egitto

Tale era l’importanza di questo fiume che le due macro-aree territoriali conosciute come Alto Egitto e Basso Egitto facevano rispettivamente riferimento alla sorgente e allo sbocco verso il mare. Chi ha avuto l’occasione di visitare ciò che resta dei templi, delle piramidi e delle imponenti città, sostiene che sia difficile rimanere ugualmente impressionati da altri siti archeologici in giro per il pianeta. L’Egitto si spinge oltre il nostro concetto di “antico” e ha un appeal senza rivali. Singolare era il loro culto dei morti, che aveva una forte influenza sulla società e sull’agire quotidiano, al punto da costruire monumenti funerari giunti fino ai nostri giorni.

Anubi Horus Mummia artwork bestiario

Più che semplici tombe, delle vere e proprie abitazioni per la vita nell’aldilà, che ancora oggi preservano dei misteri. Il loro pantheon di divinità ha saputo ispirare tutti i popoli mediterranei e include entità animalesche che sono entrate nella leggenda, tra cui Horus e Anubi. La civiltà egizia ha foraggiato il cinema, la letteratura e altri media per oltre un secolo, grazie alle rovine suggestive e alla rilettura mostruosa delle mummie. Chi non ricorda le imprese di Brendan Fraser, il franchise di Stargate o gli scenari di Assassin’s Creed: Origins? Parlando del processo di mummificazione e della sua valenza mistica, dedicheremo un capitolo anche alle nostre amiche bendate, ma prima vi serviamo gli identikit di tutti gli dèi principali della Terra dei Faraoni. È il caso di aprire quel sarcofago? A voi scoprirlo.


DIVINITÀ PRINCIPALI

Le figure più importanti del pantheon egizio. Entità generatrici come Ra e Osiride vanno a braccetto con figure selvagge come Seth e Apopi, senza dimenticare le caratteristiche feline di Bastet e soprattutto le sembianze bestiali di Anubi. Il dio dalla testa di sciacallo, guardiano del mondo dei morti, ha un posto speciale nella memoria collettiva ed è apparso in una pluralità di opere di finzione, da Gods of Egypt all’horror The Pyramid.

OSIRIDE

Osiride Iside divinità egiziane

È una delle divinità principali del credo egizio nonché una delle più complesse. Il suo culto ha origini nebulose: dai testi in nostro possesso non è possibile desumere con precisione quando sia iniziato, ma pare risalga a un’epoca molto antica, addirittura prima della nascita della scrittura geroglifica. Considerato l’inventore dell’agricoltura e della religione, si riteneva che avesse regnato come civilizzatore e benefattore dell’umanità. L’iconografia rappresenta Osiride come un faraone e gli assegna l’epiteto di re dell’Alto e del Basso Egitto. Indossa una corona chiamata atef, costituita dalla corona bianca dell’Alto Egitto (hedjet), che ha la forma di un rigido cappuccio che si assottiglia verso l’alto, cui si aggiungono due piume di struzzo laterali. Tra le mani, lo scettro heqa e il flagello nekhekh, che impugna tenendo le braccia incrociate sul petto.

Osiride volto dio egiziano

Osiride era un dio defunto, motivo per cui veniva mostrato sempre come un corpo mummificato, coricato su un letto funebre, assiso al trono del Regno dei Morti oppure in piedi, in posizione trionfale. Il mito della sua morte è tra i più noti e racconta che Seth, invidioso del fratello Osiride, cospirò per ucciderlo e impossessarsi del regno. Costruì in segreto una bara preziosa e, durante un banchetto, annunciò che l’avrebbe donata a colui al quale si fosse adattata. Dopo che gli astanti l’ebbero provata senza alcun successo, Seth incoraggiò il fratello a stendersi al suo interno. Non appena Osiride vi si adagiò, Seth chiuse e sigillò la bara, gettandola poi nel Nilo.

Osiride e Iside pitture egizi

Subito dopo la morte del fratello, Seth tagliò il cadavere in pezzi e li sparpagliò per tutto il Regno. Ma la vedova, Iside, incapace di accettare la perdita del marito, vagò in lungo e in largo alla ricerca dei frammenti del suo corpo. Tutte le parti furono riunite eccetto una: il pene, che era stato ingoiato da un pesce. Con l’aiuto della sorella Nefti, riportò in vita il marito sfruttando i suoi poteri magici: si trasformò in una femmina di nibbio, sbatté le ali per restituire il soffio della vita al defunto e si posò al posto del pene scomparso, facendolo magicamente riapparire, e da questa unione nacque Horus, il figlio generato dall’impossibile connubio tra la vita e la morte. Non potendo più vivere sulla Terra, Osiride divenne il sovrano dell’oltretomba, giudicando le anime dei defunti che a mano a mano si presentavano al suo cospetto.


ISIDE

Iside dea egiziana statua

Chiamata anche Ast, è una delle più antiche e importanti dee dell’antico Egitto ed è considerata la controparte femminile di Osiride. Nessuna altra divinità è stata adorata per un periodo di tempo così esteso: il suo culto, infatti, non si spense insieme a quelli di gran parte delle altre divinità egizie, ma rifiorì successivamente in Grecia e a Roma, per essere poi ripreso alla fine del XIX secolo. Tuttora è un culto praticato, seppur in modo marginale.

Dea Iside con geroglifici
La dea Ma’at al cospetto di Iside.

Nella mitologia egizia, Iside è la dea della fertilità e della maternità, sorella e sposa di Osiride e madre di Horus, dio del Cielo. È raffigurata con una corona sormontata da un paio di corna bovine che sorreggono un disco che, talvolta, era ornato dal geroglifico della dea, rappresentante un seggio o un trono. Talvolta vengono aggiunte delle ali colorate che simboleggiano il soffio della vita che aveva risvegliato Osiride. In quanto dea madre, Iside è spesso dipinta nell’atto di allattare il figlio Horus.

Iside artwork dea egizia

Iside è anche una potente maga, la cui potenza nasce dalla capacità di conoscere e talvolta padroneggiare i misteri del nostro universo, come quello della resurrezione. Sotto forma della stella Sothis, invece, Iside annuncia e scatena la piena del Nilo; piangendo sul corpo di Osiride fa salire l’acqua benefica che deposita il limo sulle rive del fiume e garantisce prosperità al Paese.


NUT E GEB

Nut e Geb dipinti parete

Potevano mancare gli amanti celesti, le rispettive incarnazioni del cielo e della terra? Geb era figlio di Shu e Tefnut, così come Nut. Infatti, oltre che sposi, erano gemelli. Solitamente Geb era raffigurato con la pelle verde, una spiga d’orzo in mano e un animale sul capo (un’oca o un serpente), a simboleggiare la fertilità dei campi. Nut aveva l’apparenza di una giovenca con i quattro piedi poggiati a terra e sul cui corpo navigano gli astri, da lei partoriti ogni giorno. In altri dipinti è semplicemente una donna nuda ed è disposta ad arco sopra Geb, come per proteggerlo. La coppia faceva parte dell’Enneade, un gruppo di nove divinità venerate a Eliopoli. Secondo il mito, Nut e Geb ebbero diversi figli, tra cui Osiride, Iside, Seth e Nefti.


HORUS

Geroglifico con dio Horus

Figlio di Osiride e di Iside, Horus – il cui nome significa “Colui che è sopra” – è un dio rappresentato come un falco pellegrino o come un uomo dalla testa di falco (ieracocefalo) con la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto. La prima raffigurazione è la più antica: almeno fino alla fine del periodo predinastico, gli animali erano ritenuti superiori e iconograficamente più efficaci degli esseri umani, e per questo motivo le divinità dovevano avere sembianze zoomorfe. Verso la fine della I dinastia, attorno al 2800 a.C., con lo sviluppo della civiltà egizia – grazie alla diffusione dell’agricoltura e al miglioramento dei sistemi di irrigazione che consentirono una diffusa urbanizzazione – le forze divine iniziarono a essere antropomorfe, e così avvenne anche nel caso di Horus.

Horus artwork dio egizio

Secondo la mitologia egizia, Horus aveva sconfitto lo zio Seth, relegandolo al regno delle tenebre e vendicando così il padre. Per questo motivo, fin da subito la sua figura fu associata a quella del faraone: basti pensare, ad esempio, che il nome del sovrano veniva inserito in un cartiglio, chiamato serekht, sormontato da un falco che rappresentava Horus, simbolo della reincarnazione del sovrano, che ne legittimava il regno.

Horus personaggi di Stargate

Fin dalle origini, questo dio fu anche invocato per guarire gli esseri umani dalle malattie ed era incaricato di allontanare gli spiriti maligni. In questo caso, talvolta assumeva le sembianze di un coccodrillo dalla testa di falco. Durante il processo di mummificazione, infine, era invocato dai sacerdoti imbalsamatori affinché garantisse la perfetta conservazione del corpo e scacciasse i demoni nocivi per le mummie. Per questo motivo sono state rinvenute immagini che lo raffigurano nell’atto di porgere ai defunti le stoffe necessarie nell’aldilà. Horus ha avuto delle incarnazioni cinematografiche, a partire da Nikolaj Coster-Waldau in Gods of Egypt fino alle armature degli alieni in Stargate, che ricordano proprio un falco pellegrino.


SETH

Seth dio egizio con geroglifico

Seth è la divinità del deserto, del disordine e della violenza, ma aveva comunque un ruolo positivo nel pantheon degli egizi, che credevano viaggiasse con Ra, il dio del Sole, sulla barca solare per respingere il mostro Apopi, intenzionato a divorare il sole. Nella mitologia egizia, Seth era dipinto come l’usurpatore del trono del fratello Osiride. Fu sconfitto dal nipote Horus dopo una cruenta battaglia. Secondo una versione del mito di Osiride, il nipote gli avrebbe staccato un testicolo e l’avrebbe reso sterile. Tuttavia, prima della mutilazione, si unì alla sorella Nefti e generò Anubi.

Seth artwork dio egizio
Il dio Seth immaginato dall’artista wfdrawings su DeviantArt.

Veniva raffigurato con un corpo umano e la testa di uno strano animale mai identificato con certezza dagli studiosi e indicato, generalmente, con il nome di “animale di Seth”: quando raffigurato integralmente, ha una coda sottile, un corpo canino e un muso lungo e curvo, con ciuffi di pelo a forma di freccia invertita. Trascorso il Terzo Periodo Intermedio, la figura di Seth assunse tratti ben più demoniaci: dio degli stranieri, fu associato agli oppressori, tra cui gli imperi assiro e babilonese. Per questo motivo, quando erano in atto guerre, invasioni e carestie, si imputava la colpa di ogni cosa a Seth. Abile negli inganni, si pensa che talvolta venisse invocato dai criminali affinché li aiutasse a perpetrare i loro crimini. Seth è stato interpretato da Gerald Butler in Gods of Egypt, dove si appropria del trono di Osiride e manda Horus in esilio dopo avergli strappato gli occhi.

Gerald Butler dio Seth

Questa NON è Sparta!!


RA

Ra dio su barca solare

Ra era il dio del sole che, a partire dalla V dinastia, divenne un elemento di punta del pantheon egizio. Identificato con il sole di mezzogiorno, il momento in cui la stella si mostra nella sua massima potenza, si riteneva governasse il cielo, la terra e perfino l’oltretomba. Dalla XII dinastia, fu associato al dio tebano Amon, dando origine a quello che fu definito il Re degli dei, Amon-Ra, la divinità più importante fra tutte. Ra viaggiava su due barche solari: la prima, chiamata Mandjet (barca del mattino), lo trasportava nel suo viaggio attraverso il cielo; la seconda, Mesektet (barca notturna), veniva usata per il suo percorso nell’aldilà, da occidente verso oriente fino all’inizio del nuovo giorno.

Ra film Stargate dio egizio

Quando si trovava su questa nave, Ra veniva raffigurato con una testa d’ariete e con l’usuale disco solare adagiato sulle corna, anche se la forma più comune era quella di un uomo con la testa di falco (similmente a Horus), il disco solare sul capo e un serpente arrotolato intorno a esso. Talvolta assumeva le sembianze di un uomo con la testa di scarabeo o di ariete, mentre in alcuni documenti Ra è descritto come un vecchio faraone dalla carne dorata, le ossa d’argento e i capelli di lapislazzuli. Nel film Stargate Ra ha il volto di Jaye Davidson ed è un alieno che tiene la razza umana in schiavitù, sfruttandola per preservare la propria immortalità.


AMON

Amon Ra geroglifico

Amon (in seguito chiamato Amon-Ra) era considerato dagli egizi il dio creatore che aveva anche dato origine a se stesso. Protettore dei poveri e degli oppressi, è oggetto di una diffusione così capillare da sfociare, a seconda del luogo, in forme di monoteismo. Era solitamente raffigurato con sembianze antropomorfe, talvolta assiso al trono, con la pelle blu, in riferimento ai lapislazzuli che, per il loro grande valore, corrispondevano alla carne degli dei. La sua corona era costituita da un modio sormontato da due piume, come richiamo alla natura celeste di Amon.

Ariete su parete Amon-Ra

Ogni piuma era divisa esattamente a metà per simboleggiare l’equilibrio degli opposti e l’Alto e il Basso Egitto. Ogni sezione, a sua volta, era divisa in sette parti, in quanto gli egizi consideravano il 7 un numero sacro. In forma zoomorfa, appariva come un’oca che, secondo un mito, avrebbe deposto l’uovo cosmico primordiale che aveva dato forma all’universo, o come un ariete con il disco solare tra le corna ricurve. L’ariete richiamava la forza creatrice, in quanto gli egizi avevano osservato la potenza sessuale dell’animale.

Statua di Amon-Ra con ariete

Tuttavia il feticcio umanoide del dio, secondo gli egizi non corrispondeva all’aspetto reale di Amon, che ritenevano impossibile da raffigurare. Un suo epiteto era infatti “Nascosto d’aspetto” e non esisteva un geroglifico a esso collegato, ma solo dei segni fonetici. Durante il secondo periodo intermedio, con la dominazione degli Hyksos, avvenne la fusione tra il dio Amon e il dio Ra, che diede origine ad Amon-Ra, re di tutti gli dèi del pantheon egizio.


ATON

Disco solare di Aton dio egizio

Era il disco solare e fu l’unica divinità oggetto di un culto monoteista sotto il regno di Amenofi IV, che assunse il nome di Akhenaton, imponendo il culto di Aton in tutto il regno a discapito degli altri dèi. Nei dipinti, il disco solare sovrastava il re e la sua famiglia e li inondava con i suoi raggi, a simboleggiare la potenza vitale: fra le mani, infatti, essi avevano il geroglifico ankh, il segno della vita. Non esiste alcuna versione antropomorfa di Aton.


MUT

Volto dea egizia Mut

Era considerata la dea madre, associata alle acque primordiali del cosmo da cui tutto il mondo ebbe origine tramite partenogenesi. Agli albori veniva ritratta come un avvoltoio, ritenuto dal popolo egizio un animale dal grande istinto materno. Inoltre, poiché non esistono differenze visive tra esemplari maschi ed esemplari femmine, gli adepti credevano che gli avvoltoi fossero tutti femmine e che concepissero la prole attraverso il vento, senza perciò un accoppiamento fisico: esattamente come Mut, che non aveva genitori e che si era generata dal nulla.

Mut Amon Ra matrimonio
La dea Mut con il suo sposo Amon-Ra.

Nel Medio Regno, quando la città di Tebe iniziò a essere considerata la capitale, il suo patrono Amon divenne talmente importante da essere ritenuto il padre e il sovrano di tutti gli dèi: per questo motivo, Mut iniziò a essere considerata la sua sposa. La cerimonia del matrimonio tra Amon e Mut diventò così la celebrazione annuale più importante del Nuovo Regno: la statua di Amon veniva rimossa dal suo tempio a Karnak e trasportata con una solenne processione fino al tempio di Mut a Luxor. Con il passare dei secoli la figura di Mut si fuse con quella di Iside e, poiché quest’ultima era considerata la protettrice delle regine, Mut appariva come una donna con le piume di avvoltoio, con le corone unite dell’Alto e del Basso Egitto. La piuma della dea Maat era ai suoi piedi.


NEFTI

Statua della dea Nefti

Sorella di Iside, Osiride e Seth, della quale è moglie, era una dea del mondo delle anime, protettrice delle mummie, delle cerimonie funebri, delle ore notturne, del parto e dei fiumi. In alcuni miti è indicata come la madre di Anubi, concepito con Seth o con Osiride, con cui sarebbe andata a letto dopo aver assunto le sembianze della sorella Iside. Secondo un’altra versione, Anubi sarebbe il frutto dello stupro perpetrato ai danni di Nefti, fatto che avrebbe dato origine alla rivalità con il fratello Seth.

Artwork della dea Nefti

Nefti e Iside avevano un ruolo speculare ma complementare: la prima, proteggeva gli uomini e la loro anima al momento della morte, la seconda tutelava la nascita e la rinascita nell’aldilà. In quanto divinità funeraria, Nefti poteva apparire come un nibbio, in quanto gli egizi associavano il verso dell’animale a un lamento funebre, o come una donna con ali di falco intenta ad abbracciare qualcuno con un intento protettivo.


BASTET

Dea Bastet disegno

Tra le più famose dee dell’antico Egitto, era la dea della casa, dei gatti, delle donne, della fertilità e delle nascite. Fino al Nuovo a Regno, Bastet – o Bast, come veniva chiamata inizialmente – era dipinta come una leonessa o come una donna dalla testa leonina: gli antichi, infatti, osservando le leonesse cacciare e difendere i cuccioli, avevano associato l’animale al sentimento di maternità e alla guerra. Bastet era vista come una madre protettiva che, in caso di necessità, poteva “tirare fuori gli artigli” e diventare una terribile vendicatrice.

Statua dea egizia Bastet

Durante la XVIII dinastia, Tebe divenne la capitale del Paese e Amon divenne la più importante divinità del pantheon egizio: i sacerdoti di Amon apportarono dei cambiamenti nel culto di varie figure. Le sembianze leonine e la tempra bellicosa svanirono e Bastet assunse la forma di una gatta, divenendo una divinità protettiva e rassicurante. Un amuleto di Bastet, circondata da gattini, era quasi d’obbligo per le donne che desideravano una gravidanza: i cuccioli, in quantità variabile, rappresentavano i figli. Il culto di Bastet – e di conseguenza quello dei gatti – raggiunse una una diffusione tale che il gatto finì per essere protetto dalla legge: chi faceva del male ai felini era punibile con la pena di morte.


APOPI

Apopi serpente geroglifici

Era l’incarnazione delle tenebre, del male e del Caos, in perfetta antitesi con la dea Maat, protettrice dell’ordine e della verità. Veniva raffigurato come un gigantesco serpente: sulle pareti della tomba di Ramses I, è dipinto mentre si avvolge su se stesso per 12 volte, a indicare le ore notturne. Era il nemico del dio Ra, al quale tentava ogni giorno di impedire la traversata verso l’alba, a bordo della sua barca solare.

Apopi nel film Gods of Egypt

Poiché era derivato dal Caos primordiale, Apopi poteva essere combattuto e reso innocuo ma non sconfitto, in quanto incarnazione del male: gli egizi sapevano bene, infatti, che lo scontro tra bene e male è perpetuo e muove il mondo. Apopi cercava di immobilizzare Ra con il suo sguardo magnetico. Per questo motivo il dio intraprendeva il proprio viaggio nell’aldilà accompagnato sempre dalle divinità del bene, che lo aiutavano nel combattimento. Una volta sconfitto, Apopi veniva incatenato e trafitto da numerosi coltelli, e il suo sangue tingeva i cieli mattutini di rosso.

Apopi in Stargate SG1

Apopi è apparso in vari prodotti ispirati alla mitologia egizia. Una sua versione mostruosa, dalla stazza enorme e dall’immenso potere distruttivo, è stata inserita nel film Gods of Egypt di Alex Proyas: la Bestia del Caos viene scatenata da Seth e si appresta a distruggere il creato. La forza di una divinità come Anubi, in questo caso, basta a malapena a trattenere la creatura. Nella serie Stargate SG-1, basata sulla pellicola di Roland Emmerich, appaiono altri Goa’uld, alieni altamente progrediti che abitano i corpi umani per rigenerarsi. Uno dei nemici più importanti della serie è Apophys, che si serve di armature somiglianti al dio serpente per incutere timore.


MAAT

Dea egiziana Maat ali

Esprimeva tutto ciò che dava un equilibro al mondo egizio: la verità, l’ordine, l’armonia, la legge, la moralità e la giustizia. A differenza delle altre divinità, aveva sempre una forma antropomorfa, quella di una giovane donna con lo scettro uas, simbolo di potere, e l’ankh, simbolo di vita eterna, in richiamo al contribuito degli umani all’ordine del creato. La piuma che portava sul capo evidenziava il suo ruolo nell’oltretomba: lì aveva il compito di pesare il cuore dei defunti, motivo per cui tale organo non veniva asportato durante il processo di mummificazione. Se il cuore, quindi l’anima, pesava di più della piuma di Maat, il defunto non era degno di accedere all’aldilà e l’organo veniva divorato dal mostro Ammit.

Dea matt egitto artwork
Artwork della dea Matt realizzato da Nachiii su DeviantArt.

Maat indicava perciò il supremo principio etico e morale che ogni egizio doveva seguire nel corso della vita e, proprio per questo motivo, il faraone era chiamato “Signore di Maat”, in quanto promotore della pace e dell’ordine nel regno. Ogni vero cittadino doveva fare la sua parte per garantire tale principio: gli egizi ritenevano che qualunque disturbo all’ordine costituito si ripercuotesse non solo sull’individuo colpevole, ma su tutto lo Stato. Era necessario che ognuno rispettasse il ruolo impostogli dalla società.


ANUBI

Anubi dio egizio pesatura

Una delle divinità più conosciute del pantheon egizio. Ha le sembianze di uno sciacallo ed è legato alla mummificazione e ai cimiteri. Estendeva la sua protezione a necropoli e al mondo dei morti. Nei pittogrammi viene rappresentato come un uomo con la testa canina. La sua natura è invero complessa e durante i secoli ha assunto una pluralità di funzioni. Durante il Medio Regno (2055 a.C. – 1650 a.C.) il suo ruolo di signore dell’aldilà venne reclamato da Osiride. Anubi rimase comunque l’imbalsamatore per eccellenza, colui che accompagnava le anime dei defunti e le sottoponeva alla pesatura.

Anubi pesatura cuore artwork

Lo sciacallo divino faceva strada al morto e illuminava la via grazie a una luce tenuta nel palmo della mano. Una volta giunti davanti al supremo tribunale degli dèi, Anubi metteva il cuore del defunto sul piatto di una bilancia, mentre su quello opposto posizionava una piuma, simbolo di verità e giustizia. Se il cuore non pesava più della piuma, allo spirito era garantito l’accesso all’oltretomba. In caso contrario, veniva dato in pasto al mostruoso Ammit. Il dio Anubi veniva dipinto anche sui sarcofagi e negli interni delle tombe, dove vegliava sui tesori funerari. La sua testa è nera, a simboleggiare la putrefazione ma anche il limo del Nilo, che alludeva alla rinascita.

Anubi dio egizio fan art

Per via del suo aspetto e del rapporto ambiguo con la morte, Anubi è una delle icone più inquietanti di questo Bestiario. Perfino la storia della sua nascita non brilla di allegria: si narra che i suoi genitori fossero Nefti e Osiride, protagonisti di un adulterio. Nefti si sposò con Seth per volontà superiore, ma lo detestava. Amava invece Osiride, marito di Iside. Pare che Nefti riuscì a farsi possedere da Osiride con l’inganno, ovvero travestendosi da Iside. La dea rimase incinta e, temendo l’ira di Iside (potente nelle arti magiche), abbandonò il bambino alla corrente del Nilo. Il piccolo venne salvato da un coccodrillo e cresciuto da un branco di sciacalli. In seguito, Iside perdonò Nefti e il marito sprovveduto. Mossa a pietà dall’aspetto selvaggio di Anubi, lo accettò in famiglia e gli assegnò il ruolo di pastore dei morti. In altre versioni del mito, è Osiride a stuprare Nefti, cosa che accentua la rivalità con Seth.

Il dio Anubi in The Pyramid

Questo sciacallo delle necropoli è affascinante e ha avuto diversi omaggi cinematografici, ben più di altre divinità del Nilo. Il suo aspetto e il suo ruolo si prestano bene al genere horror ed ecco che nel 2014 esce The Pyramid, found footage dove un gruppo di studiosi e cameraman sbadati finisce a girovagare in una piramide sotterranea. I pericoli non mancano, dai trabocchetti ai gatti zombie, ma il piatto forte è proprio Anubi, in tutta la sua mostruosa regalità. Dipinto con sembianze canine e umanoidi, come vuole la tradizione, il dio è la cosa migliore del film e cattura i personaggi per sottoporli alla rinomata “pesatura”, strappandogli il cuore. Lo troviamo genuinamente spaventoso e vi sconsigliamo di farlo arrabbiare.

Anubi Stargate maschera

Se non compare in carne e ossa, se ne avverte la presenza attraverso i richiami simbolici. In Stargate, opera sci-fi di Roland Emmerich che ha dato origine a una serie, l’umanità entra in contatto con degli alieni che possiedono i corpi altrui, in modo da garantirsi l’immortalità. Ra, il capo della cricca, ha schiavizzato un intero popolo sul mondo di Abydos, come fece tempo addietro con gli abitanti della Terra. Gli extraterrestri hanno una tecnologia avanzata e indossano delle armature cibernetiche che gli danno l’aspetto di Anubi, Horus e di altre divinità dell’antico Egitto. Il comandante della guardia reale, un infamone come pochi, ha scelto proprio le sembianze dello sciacallo, e si ritroverà a fare a cazzotti con Kurt Russell.

Gods of Egypt Anubi film

Sempre in veste di cagnaccio schifoso, Anubi compare in Gods of Egypt, polpettone pieno di effetti digitali diretto da un Alex Proyas che ha evidentemente sniffato colla. Nel film Anubi compie i suoi doveri di guardiano dell’oltretomba e signore dei defunti, fino a quando non si confronta con il demoniaco Apopi, per impedirgli di divorare l’intero Creato.

Anubi Assassin's Creed Origins dio boss

Infine, il nostro imbalsamatore preferito non poteva mancare nel circolo dei boss di Assassin’s Creed: Origins. Durante le Prove degli Dèi, il protagonista Bayek deve vedersela anche con Anubi. Il dio vi scaglierà addosso orde di sottoposti mentre cercate di colpire il suo cuore luminoso. State attenti a non farvi imprigionare dai muri d’ossa!


SOBEK

Sobek egitto muro coccodrillo

Divinità celebre e associata a varie sfumature della vita egizia: era legata al potere del faraone, alla fertilità, alla potenza militare e alle acque pure. Quest’ultimo elemento ha una valenza primaria, poiché Sobek aveva le sembianze di un coccodrillo del Nilo, a volte con fattezze antropomorfe. La sua natura era sia benigna che maligna, cosa che va a braccetto con il grosso rettile, di aspetto regale ma anche di una pericolosità estrema per l’uomo. Gli uomini erano soliti evocarlo contro le disgrazie. In diverse raffigurazioni ha l’ureo (decorazione a forma di serpente) sul capo e stringe in mano l’ankh (la chiave della vita).

Sobek testa scultura museo

Il culto di Sobek era particolarmente diffuso nella regione del Fayoum. Ogni località venerava una versione differente del dio. Nella capitale Crocodilopolis (Shedet in egiziano), situata 130 km a sud-ovest del Cairo, vennero realizzate numerose sculture dedicate a Sobek Shedety, l’incarnazione più nobile del succitato. Nel tempio principale vivevano sacerdoti istruiti appositamente per servirlo, e vantavano il titolo di “Profeta degli dèi coccodrilli”. Venivano inoltre allevati dei coccodrilli a lui sacri. Molte mummie di questi animali sono giunte fino a noi. Tra i soprannomi di Sobek ricordiamo “Colui che ama la rapina”, “Colui che mangia mentre si accoppia” e “Punta dei denti”, palesi riferimenti alla ferocia della bestia.

Sobek nemico Assassin's Creed Origins

Al contempo era “Colui che unisce”, riferendosi in questo caso agli arti smembrati di Osiride, poi idealmente ricomposti. Insomma, una creatura primitiva e nel tempo libero un guaritore. Ambiguo, ma a noi piace così. Sobek appare nel videogioco Assassin’s Creed: Origins come avversario da sconfiggere. È un essere gigantesco e può attaccare il protagonista attraverso terremoti, pozze velenose e un fitto lancio di frecce. Uno dei suoi assi nella manica è bloccare l’autorigenerazione della salute. Un nemico potente, da affrontare almeno al livello 40.


SEKHMET

Sekhmet dea egiziana leone

Ci vorrebbe proprio una Sekhmet che nel 2020 scendesse sulla Terra per risolvere la situazione, perché questa divinità dell’antico Egitto, oltre a essere associata alla guerra, era vista come la risolutrice delle epidemie (o talvolta la causa scatenante). Sembianze feline per Sekhmet, non certo carine e coccolose, ma la sua storia parla dell’incarnazione della ferocia: una leonessa antropomorfa che può decidere se far guarire o distruggere.

Sekhmet Assassin's Creed Origins boss di gioco

Nel videogioco Assassin’s Creed: Origins ci rendiamo conto di tutta la sua forza all’interno di una sfida secondaria. Si tratta della terza “Prova degli Dei” e possiamo scontrarci con la leonessa nelle dune del deserto di Desheret. In caso di sconfitta della divinità leonina, il protagonista riceverà come ricompensa uno scudo straordinario, chiamato Il protettore di tombe.


HATHOR

Hathor dio bove egitto

Hathor è tra le più importanti divinità egizie. Il suo culto si distribuisce in diverse epoche. Sono variegate le sue rappresentazioni, così come appaiono diversificati i concetti che comunica. Quel che è certo è che si tratta di una figura femminile. Le sue incarnazioni più comuni includono una giovenca o e un’umana con tratti bovini. Nel corso della storia dell’antico Egitto è stata accostata alla fertilità, ma anche alla morte, dal momento che si credeva accogliesse le anime nell’aldilà.

Hathor statua dea Egitto

Il suo nome, letteralmente, significa “Dimora di Horo”, e con Horo si intende il falco, cioè la dimensione del cielo. Accomunando diversi concetti a lei attribuiti, si può trovare anche la definizione di “Grande mucca celeste che creò il mondo e il sole”. Il fatto che il culto di Hathor sia parecchio datato lo si comprende anche dalla sua essenza, poiché simboleggia il più preistorico concetto di sacralità delle vacche dell’antico Egitto.


THOTH

Thoth dio ibis egiziano

Il dio Thoth, dalle sembianze di un ibis, ha molti titoli: è il signore della luna, della sapienza, della scrittura, delle arti magiche e di discipline rigorose come la matematica e la geometria. Che dire? Un curriculum da fuoriclasse con tanto di bacio accademico. Era il protettore degli scribi e in alcune versioni aveva la forma di un babbuino. Fu adorato in larga parte a Ermopoli, una delle capitali dell’Alto Egitto, ed era tra le divinità creatrici del mondo. Il suo culto ebbe risonanza tra i Greci e i Fenici. La sua fedele aiutante (e secondo alcuni, la moglie) era la dea rana Heket. Era il segretario personale di Ra e aveva il compito di scrivere i nomi e le imprese dei defunti sull’albero ished, un arbusto mitico che viene nominato nel Libro dei Morti. Per i maligni, un secchione da campionato.

Dio egizio Thoth medicina


DIVINITÀ SECONDARIE

I pesi massimi hanno già completato la sfilata, ma il culto egizio è così antico e ramificato da contenere un sacco di divinità da pelle d’oca, che risultano perlopiù sconosciute ai neofiti. In questa categoria dominano figure animalesche, dai tratti talvolta sanguinari e sconci. Basti pensare alla potenza sessuale di Babi il babbuino, al dispettoso Bes e alla voracità di una delle nostre creature preferite: il temibile coccodrillo Ammit, divoratore di cuori! Addentriamoci in questo freak show in salsa faraonica, mescolando gli spunti ironici alle curiosità storiche.

BABI

Babi babbuino egitto dio

Questo dio ha le fattezze di un babbuino, infatti il suo nome è interpretabile come “Maschio dominante dei babbuini”. A quanto pare questo tipo di scimmia era parecchio diffuso nell’antica valle del Nilo. Dodici di essi furono dipinti su una parete della tomba di Tutankhamon, per simboleggiare le ore notturne. I maschi alfa di questa specie venivano accostati ai faraoni defunti e nell’intero periodo predinastico dell’Egitto (3900 a.C. – 3060 a.C.) si pensava che i babbuini ospitassero le anime degli antenati. Alcuni faraoni, come Namer, appaiono in pitture e decorazioni con sembianze scimmiesche. Onnivoro, imponente e aggressivo come un capobranco, Babi trovata il suo posto nell’oltretomba.

Babbuini tomba Tutankhamon

Secondo le credenze egizie, Babi vagava nell’aldilà per cibarsi delle anime di chi fu malvagio in vita, un po’ come il rettile Ammit. Una volta che la dea Maat (icona della verità e della giustizia) pesava il cuore di un trapassato, veniva stabilito se quest’ultimo fosse colpevole o virtuoso. Nel primo caso, ad attenderlo c’era una disperata fuga da Babi. Esso divorava le viscere dei defunti ed era meglio stargli alla larga. Pare che la sua tana fosse vicino a un lago infuocato, un altro elemento che indica la distruzione. Dato il suo ruolo di punitore degli indegni, venne considerato il primogenito di Osiride, dio della morte. Da non dimenticare le sue qualità più intime: i babbuini sono noti per la libido e Babi, di conseguenza, mostrava una corposa erezione. Si pensava che proteggesse le anime degli uomini dall’impotenza. Insomma, rigor mortis assicurato!

Babi babbuino egitto pittura


BES

Bes dio antico Egitto

Questa divinità ha le sembianze di un nano, ma non è certo da sottovalutare! Bes ha una natura demoniaca e veniva invocato per allontanare le disgrazie. Nel periodo arcaico questo tipo di spirito era già diffuso nella tradizione popolare ed era rappresentato con una pelle di leone addosso (a volte anche con orecchie e coda). Molti oggetti di uso quotidiano ricalcavano il volto Bes intento a fare smorfie e linguacce per combattere il malocchio, inclusi vasi, accessori per il corpo e testiere dei letti. Era inoltre accostato alla musica, alla fertilità e alla bontà del sonno.

Bes demone nano Egitto

Oltre alla bassa statura, l’aspetto di Bes evidenziava un’età avanzata, le gambe storte e piume di struzzo ornamentali. Prima dell’arrivo del faraone eretico Akhenaton, che mise al bando gli dèi zoomorfi, Bes era perfino dotato di ali. In mano aveva armi affilate o strumenti musicali, utili a scacciare gli spiriti maligni. Come se non bastasse, assisteva le donne nel momento del parto e vegliava sulla salute dei neonati. Un esempio di come le apparenze mostruose possano celare un gran cuore.


AKHTI

Ibis Akhti geroglifico

Detta anche Netjer-Akhti, è una divinità a forma di ibis. Le attestazioni storiche sono piuttosto scarne e la più antica consiste in un vasetto in pietra risalente alla II dinastia (2295 a.C. – 2700 a.C.), durante il regno di Hotepsekhemwy. Il suo nome richiama l’ideogramma Akhet, che può indicare sia l’orizzonte che una stagione del calendario egizio, collocata tra settembre e dicembre. Con il passare dei secoli diventerà un appellativo privato, accostato alle più alte cariche politiche e sacerdotali.

Ibis bianco uccello

Pare che Akhti fosse un dio legato agli antenati e che il suo massimo splendore fosse al tramonto, quando guidava il sole verso il basso e conduceva i defunti al sicuro attraverso la notte. Secondo le antiche credenze, l’uccello Akh era la forma materiale di una parte dello spirito umano. Tale considerazione è ascrivibile al fascino delle piume scintillanti di questo animale, comparabili alle stelle. Anche per i beduini Persiani l’ibis aveva il compito di trasportare nell’aldilà le anime dei morti. Uno splendido Caronte piumato, ma non solo!


ANTI

Anti Nemti dio egizio

Originario di Anteopoli, è un dio con le sembianze di falco, detto anche “Quello con gli artigli”. Il suo culto è molto antico e pare che ai tempi della Seconda Dinastia avesse dei sacerdoti dedicati. Secondo alcuni è una delle forme con cui veniva adorato Horus. La gamma delle sue funzioni è in larga parte sconosciuta, ma sembra che fosse il custode dei traghettatori. Spesso appare come un rapace appostato su una barca e per questo assunse il nome alternativo Nemti, ovvero “Colui che viaggia”.

Nefti dio egiziano traghettatore fanart
Il dio Anti/Nemti designato dall’illustratore italiano Erebus.

Come afferma il mito, Seth cercò di comandare l’Egitto ammaliando tutti gli dèi con le parole. Temeva il potere magico di Iside e perciò decise di radunare in massa le divinità su un’isola, istruendo Nemti affinché non desse un passaggio in barca ad alcuna persona somigliante a Iside. Quest’ultima si travestì da vecchia megera e convinse il falco a traghettarla in cambio di un anello dorato. I piani di conquista andarono a rotoli grazie all’intervento della dea. Seth si adirò con Nemti per la sua ingenuità e gli mutilò le zampe.


ASH

Ash dio bestiario Egizio

Poteva mancare l’avvoltoio? Ash ha le sembianze di un volatile ed è il dio delle oasi e dei vigneti della zona occidentale del Delta del Nilo. La sua natura benefica è stata confermata da alcuni scavi del 1923, dove vennero ritrovate delle giare di vino con iscrizioni riconducibili al suo nome. Era associato al ben più tenebroso Seth, signore del deserto che circondava l’Egitto. Viene rappresentato con il corpo di uomo e il capo animalesco. In alcune immagini ha diverse teste, cosa insolita per un dio egizio. La sua importanza crebbe fino alla II dinastia, prima che il culto di Seth lo assimilasse.


BENU

Benu uccello antico Egitto

Ecco un altro volatile: trattasi di un uccello mitologico consacrato al dio creatore Ra e accostato alla resurrezione, quindi all’eterno compiersi del ciclo della vita. Le sue sembianze primordiali erano quelle di una minuscola cutrettola, ma durante il Nuovo Regno prese l’aspetto di un trampoliere dalle lunghe zampe, con il becco sottile e due piume dietro il capo. Appare spesso nel Libro dei Morti, oltre che su una sacra pietra conica (Benben) collocata nel tempio di Eliopoli. È in qualche modo collegato a Khepri, dio associato alla creazione, che a ogni alba si rinnova. Il mito di Benu è stato rielaborato dai Greci, in particolare da Erodoto, il quale infuse i suoi tratti nella leggendaria fenice.


KHEPRI

Khepri scarabeo Egitto

Ogni scarrafone è bello ‘a mamma soja! Il venerabile Khepri non ispira certo tenerezza: era mostrato di frequente come un autentico scarabeo, ma in svariati dipinti tombali e papiri funerari diventava un essere umano con la testa insettoide. Il suo compito era spingere il sole attraverso il cielo o farlo rotolare nell’oltretomba egizio, al tramonto. Per questo, nelle pitture della Valle dei Re, è accostato al disco solare di Ra. Non è un caso che lo scarabeo stercorario sospinga le sue feci (una pallina rotonda) come Khepri accompagna il sole. Un’immagine che può sembrare grottesca, ma che in realtà si lega al concetto di morte e rinascita.


MEHEN

Mehen dio egiziano serpente

Questo rettile era in realtà un serpente benefico, guardiano della barca solare di Ra, che aveva il compito di trasportare le anime nell’aldilà. Il suo nome significa “Colui che è arrotolato” e la sua posizione ideale è infatti con le spire intorno alla nave, come se fosse uno scudo vivente. Il culto di Mehen è ascrivibile al Periodo Predinastico ed è raffigurato nelle tombe della Valle dei Re. Lungo il viaggio notturno proteggeva Ra da un altro dio di foggia serpentesca, il crudele Apopi. Se quest’ultimo avesse vinto, la barca si sarebbe rovesciata e il mondo sarebbe precipitato nelle tenebre. Mehen era protagonista di un gioco con forti valenze religiose, chiamato “Gioco del serpente attorcigliato”, dove si faceva uso di dadi. La metafora era quella di un duello tra il defunto e il dio: se il primo avesse vinto, si sarebbe salvato dal morso velenoso del secondo.

Mehen divinità bestiario egitto
Mehen avvolto intorno al dio Ra.

MONTU

Montu dio toro guerra
Montu in versione toro disegnato dall’artista echdhu su DeviantArt.

Un tipo belligerante, il vecchio Montu. Appariva con le sembianze di varie bestie, in primis come un falcone che richiamava la guerra e la potenza conquistatrice del faraone. Il suo culto era diffuso in particolare nel distretto di Tebe e il suo nome significa “Nomade”. Similmente a Sekhmet, era legato al calore bruciante del sole e perciò alla furia distruttrice. Gli Egizi pensavano che combattesse i nemici della dea Maat, cioè della verità. Di solito veniva ritratto come un uomo con la testa di falco o di toro, altro animale legato alla forza. I fedeli credevano che si manifestasse come un toro bianco dal muso nero, chiamato Buchis. Fino al Medio Regno la figura di Montu era molto cara ai condottieri e i suoi simboli svettavano sulle armate. Alcuni faraoni guerrieri si fregiavano del titolo di “Toro possente” o “Montu dal forte braccio”, asserendo di essere diretti discendenti di questo dio.


RENENET

Renenet dio cobra egiziano
Detta anche Colei che nutre, Renenet è una dea dalle sembianze di cobra. Questa figura era legata alla dimensione agricola, con un particolare riguardo per la protezione delle messi e la conservazione degli alimenti. Insomma, se non volevi ritrovarti con il pane raffermo o con i fichi avariati, era meglio non lanciare bestemmie alla cobressa. Una sua funzione secondaria era assistere ai parti, insieme al suo compagno Shai, entità primordiale legata al destino. In quest’ottica il suo nome può essere tradotto come “Colei che vede Ren”, dove Ren sta per il nome del nascituro, che per inciso acquisisce l’anima al momento del parto.


TUERET

Statua di Tueret dio egiziano

Tueret, o in greco Thoueris, è una divinità raffigurata con le sembianze di un ippopotamo femmina, in stato di gravidanza. Tueret si poneva come la protettrice delle donne incinte, in rappresentanza della fertilità materna. Una volta che i bambini nascevano, vegliava sui loro sonni. Veniva considerata un po’ la mamma di tutti, incluso il sole. Essendo lei gravida, poteva farlo nascere ogni giorno, così da giustificarne il sorgere quotidiano. L’ippopotamo è un animale utilizzato spesso nell’iconografia egizia, basti pensare che uno dei tre letti (quelli su cui venivano posti i morti) aveva proprio la forma del mammifero. Per via della sua significazione legata alla fertilità, spesso Tueret possiede tratti antropomorfi. Viene ricordate in particolare la sua versione bipede, dotata di seni umani.

Tueret Assassin's Creed Origins

Attenzione, l’icona di Tueret non è da confondere con Ipetueretemkhetnut, che rappresentava invece il secondo mese della stagione di Shemu. Anch’essa una dea-ippopotamo, ma con dorso di coccodrillo e zampe di leone. Tueret, nel videogioco Assassin’s Creed: Origins, viene mostrata in una missione dove il Medjay protagonista aiuta suo figlio a individuare le divinità nelle costellazioni. Lo scopo della missione “Il cerchio di pietre di Tueret”, consiste proprio nella ricerca dell’agglomerato di stelle che formano l’ippopotamo.


API

Api antico Egitto dio toro

Api, il torone più celebre dell’Egitto, fu oggetto di adorazione fin dalla prima dinastia. Tale animale venne spesso raffigurato interamente nero, con delle macchie bianche (segni considerati divini). Una di queste, che spiccava sulle altre, era a forma di mezzaluna e si trovata sulla fronte. Api venne inoltre considerato l’incarnazione di Osiride e dipinto in diversi casi come un uomo taurocefalo.

Vitello d'oro mitologia quadro

Il toro nell’antico Egitto è una figura molto significativa, basti pensare all’episodio del vitello d’oro, motivo di una poderosa arrabbiatura di Mosè quando constatò che il suo popolo aveva dimenticato Yahweh in favore di qualcosa più materiale.

Kretan Bull toro Assassin's Creed

In onore del dio Api o Apis venne edificato un tempio nella città di Menfi, del quale divenne il protettore. Nell’edificio venne sempre mantenuto in vita un toro, creando una infinita generazione di animali sacri che stavano a rappresentare la rinascita continua di Api. Per tornare a tori generalizzati dell’antico Egitto, è doveroso citare il ganzissimo Kretan Bull, un torone mostrifero che incontriamo in una missione secondaria del videogioco Assassin’s Creed: Origins. Il nemico è difficile da sconfiggere per via del suo carattere arcigno e combattivo.


BANEBJEDET

Ariete Dio egizio mostro

Banebdjedet è il marito della dea pesce Hatmehit. Le due entità, insieme al figlio Arpocrate, formano la “Trinità di Mendes”, la triade della loro città di riferimento. La sua forma primaria è quella dell’ariete ed è curioso sapere come il suono della parola “montone” in egiziano sia molto simile a quello di “anima”. Per questo tutte le divinità o mostruosità che avevano queste forme rappresentavano l’unione di diversi concetti che rafforzavano i significati.

Banebdjedet ariete museo Louvre

Banebdjedet viene rappresentato in vari modi, ma è celebre come individuo dalle quattro teste di ariete. Nonostante le raffigurazioni austere, lui è la sua triade hanno un carattere benevolente e di aiuto al regno. Infatti le sue teste richiamano i quattro dèi del regno d’Egitto necessari per governare (Osiride, Geb, Shu e Ra-Atum). Il significato principale di questo dio risiedeva nella fertilità. L’ariete selvaggio diventa allegoria di una straordinaria potenza sessuale. È curioso constatare come gli ovini e i caprini, nel tempo antico, abbiano sovente un carattere benevolo, mentre nella storia più vicina ai giorni nostri divengono araldi del maligno.


SHESMU

Shesmu dio egiziano demone

Il culto di Shesmu (detto anche Shezmu) è piuttosto antico e la sua figura non è priva di una connotazione sinistra. A livello iconografico è facile vederlo come un leone antropomorfo con un coltello da macellaio in mano. Nonostante i presupposti demoniaci, viene accostato alle celebrazioni e indicato come il dio dei profumi, dei vini e degli oli. Attenzione, non vi fate ingannare dall’indole festaiola: come vi abbiamo anticipato, Shesmu aveva un lato vendicativo e si parlava di lui come una bestia assetata di sangue, una sorta di sterminatore divino che dilaniava i corpi.

Shesmu dio leone coppa di vino

L’equivoco è dietro l’angolo, poiché nel mito il sangue può essere associato al vino, cosa che ritroviamo anche nel Cristianesimo. Col tempo, le doti positive di Shesmu presero il sopravvento rispetto a quelle ferine, e divenne perfino il protettore di Ra: pare che gli guardasse le spalle mentre veleggiavano ambedue verso l’oltretomba sulla barca celeste del dio, scontrandosi fisicamente con i demoni che lo minacciavano. Con il Nuovo Regno fu consacrato in via definitiva alla produzione di essenze profumate e unguenti. Il suo nome poteva essere trascritto con il geroglifico determinativo di un frantoio.


KHERTI

Kherti è un’entità antichissima, le cui prime menzioni “corpose” risalgono alla IV Dinastia. Non è altro che un protettore dalle qualità decisamente ambigue. Siamo sempre nell’ambito delle divinità protettrici, ma ve ne sono alcune che godono a fare del male. Infatti Kherti viene definito da più fonti come “Il Massacratore”. Le prime raffigurazioni lo mostrano come un ariete mummificato. La sua funzione funeraria era quella di traghettare il faraone deceduto nel regno dei morti.

Kherti capra divinità egitto

Il nostro “Caronte mostrifero” venne anche descritto come il più degno rappresentante della Morte ed era in grado di insediarsi nel cuore degli uomini per farlo smettere di battere. Ne I Testi delle Piramidi si specifica che Kherti faceva morire solamente il cuore degli uomini ormai condannati e non agiva sul “cuore spirituale”, sede dei sentimenti. In Assassin’s Creed Origins troviamo un tempio a lui dedicato. In quella particolare missione è occupato da semplici nemici.


MERTSEGER

Mertseger disegno Irene Martini
Raffigurazione di Mertseger da parte dell’artista Irene Martini.

Se avete paura dei serpenti, vi conviene stare lontani dalle leggende dell’antico Egitto. In questo caso presentiamo la dea-cobra, protettrice della necropoli di Tebe. Come non amarla nel tradurre il suo nome, infatti significherebbe “Colei che ama il Silenzio” o ancora meglio “Colei che ama chi produce Silenzio”. Potrebbe essere interpretata come colei che sostiene i luoghi del silenzio (necropoli) o colei che appoggia chi lo produce, quindi chi uccide o chi rappresenta la morte.

Mertseger divinità cobra di Tebe

Essendo la protettrice delle necropoli, si ergeva anche a patrona degli artigiani che adornavano le tombe. Sappiamo quanto i riti funebri fossero fondamentali nell’antico Egitto.  Per ogni sfaccettatura del trapasso (e della vita nell’aldilà) era presente una divinità, intesa a volte come incarnazione simbolica, a volte come parte attiva del processo. Il nostro Indiana Jones, se fosse nato al tempo delle civiltà egizie, avrebbe dovuto girare al largo da Mertseger, dal momento che la dea-cobra era conosciuta per le sue pesanti punizioni da infliggere a chiunque disturbasse le sacre tombe. I malcapitati tombaroli o saccheggiatori dovevano temere l’ira della serpentona!


AMMIT

Ammit Bestiario Egitto Monster Movie

Parliamo di una delle figure più mostrifere di questo Bestiario, infatti non è nemmeno considerata una divinità, ma una semplice creatura che risiedeva nell’aldilà. Ammit è conosciuta anche con l’appellativo di “Divoratrice dei morti” e questo simpatico e gentile nomignolo deriva dalla sua mansione principale: divorare cuore e anima dei dannati. Il suo ruolo nell’oltretomba era far rispettare i dettami del Ma’at. In particolare, Ammit, assisteva al rito della psicostasia insieme agli Dèi del Tribunale di Osiride. Se il cuore del deceduto pesava più della Piuma di Maat, veniva dato in pasto al coccodrillone, e la sua anima veniva condannata all’oblio eterno.

Ammit Mangiatore di Cuori cartoni

Partendo dalla testa, Ammit ha la parte superiore di coccodrillo, il busto di leone e quella posteriore di ippopotamo. Si tratta di tre animali sacri che però, in questo caso, incarnavano una bestia feroce e dall’aspetto poco rassicurante. Nella serie animata Huntik – Secrets & Seekers, il titano Ammit Heart-Eater è chiaramente ispirato a tale mostro.


AKER

Aker divinità egizia

La divinità di Aker era connessa all’orizzonte e appariva spesso come l’unione di due leoni, che si danno le spalle l’un l’altro. I due felini si chiamano Set e Duau, rispettivamente “Ieri e Oggi”. Diversi scritti hanno dato molteplici interpretazioni del suo ruolo. Si hanno descrizioni nei Testi delle Piramidi di Teti, dove Aker è indicato come il protettore dei Re defunti, colui che guarda ovunque in attesa di proteggere il sovrano morto dai serpenti demoniaci. Nei testi delle Bare viene concepito come il protettore del dio del sole Ra, quindi colui che scorta la divinità durante i viaggi notturni attraverso le caverne dell’aldilà.

Statua leone cinese

È curioso come i leoni siano spesso mezzo di protezione in diverse culture, oltre che simbolo del potere. Abbiamo esempi di come l’architettura, in svariate epoche, abbia utilizzato queste figure per decorare colonnati e strutture con la funzione di racchiudere qualcosa. Pensiamo ai Leoni Guardiani Imperiali, monumenti della tradizione cinese. Si possono trovare anche scolpiti nel bronzo o nel marmo, e a seconda di come sono posizionati e del contesto storico, possono richiamare molteplici ruoli.


PAKHET

Pakhet dea egiziana leonessa

Se avete dei gatti che amano ridurre in polvere le gambe dei tavoli e gli stipiti delle porte, staranno di certo rendendo omaggio a Pakhet, che letteralmente significa “Colei che graffia”. Pakhet viene considerata la sacra leonessa tratta dal sincretismo di altre due divinità, ovvero Bastet e Sekhmet. Parliamo dell’unione di due “leonesse della guerra” rappresentanti due tipi di culture: quella del Basso e quella dell’Alto Egitto. Anche il carattere è un mix delle altre divinità, infatti si parlava di una Pakhet con la dolcezza di Bastet (quasi da leonessa addomesticata) e la ferocia di Sekhmet, abile cacciatrice.

Pakhet dea leonessa pittogrammi

Come altre divinità animalesche, veniva ritratta in diversi modi. Dal punto di vista antropomorfo si mostrava come una donna con la testa da leonessa, oppure come una semplice felina dall’aspetto molto regale, spesso con una corona che richiamava il sole. La sua natura di predatrice la fece identificare dai Greci, durante la loro occupazione dell’Egitto, come Artemide, la divinità ellenica della caccia e degli animali selvaggi.


HEKET

Heket-dea-rana-antico-egitto

Una delle figure divine che hanno a che fare con la nascita e la rigenerazione, assistendo le partorienti insieme a dee più importanti come Iside e Nefti. I principali luoghi legati al suo culto erano Abido e Hur, nel Medio Egitto (la porzione di Valle del Nilo compresa tra Il Cairo e Luxor). Aveva uno sposo, Khnum, che aveva la testa di un caprone e il ruolo di protettore delle sorgenti del sacro fiume. Heket aveva invece la testa di rana, poiché questi animali comparivano dopo l’esondazione del Nilo ed erano perciò legati all’abbondanza. Viene spesso associata a Thot, dio della sapienza. Secondo alcune fonti, Lady Ranocchia era proprio la moglie di Thot, in barba al povero Khnum!


MAFDET

Mafdet dea egiziana gatta

Mafdet è una divinità felina di origine assai antica. Viene menzionata nel periodo della Prima Dinastia come protettrice dagli attacchi dei serpidi e degli scorpioni. Una dea salvifica poiché era simbolo di guarigione, non solo corporea ma anche spirituale. Veniva inoltre considerata una guardiana dei governanti e si diceva che avrebbe decapitato ogni nemico del faraone, solamente con l’ausilio dei propri artigli.

Mafdet dea gatta egitto

Uno dei nomi che le vennero affibbiati fu Signora della Casa della Vita, dal momento che era vista come una forma di protezione per le persone e i luoghi legati al sapere, in particolare per i bibliotecari. Quando non si hanno bibliotecari mostriferi come in Monster & Co. e in Ghostbusters, ci pensa la nostra felina divina preferita!


MAAHES

Maahes antico egitto divinità

La guerra deve essere ordinata per essere efficace, a meno che tu non sia Leonida, accompagnato da trecento spartani. Ma se sei una divinità egizia della guerra, ti conviene affiancare qualcuno che non ti faccia perdere il controllo. Il significato del nome del dio Maahes è “Colui che è davvero al suo fianco” e si fa riferimento a Maat, dea dell’ordine e della verità.

Maahes dio leone fiume antico Egitto

Maahes veniva raffigurato con la testa di leone e gli venivano attribuite diverse madri, tutte legate al conflitto. Bastet e Sekhmet sono le genitrici più papabili. Quando sei frutto della guerra, alla fine diventi la guerra. Per mostrare ancor più la sua aggressività, si racconta di come Maahes, oltre a essere un tipo battagliero, fosse dedito alla nobile arte del divorare i soldati prigionieri.

Maahes dio leone Egitto

Noi di Monster Movie saremmo molto curiosi di capire come il celebre Hans Zimmer avrebbe musicato un possibile leitmotiv legato a Maahes, magari facendo un connubio della traccia “Deliver Us” de Il principe d’Egitto con l’eroica “King of Pride Rock” de Il Re Leone.


LE MUMMIE

mummie cinema universal artwork monster movie

STORIA DELLA MUMMIFICAZIONE

Come vi avevamo anticipato, passiamo dalle divinità ai corpi bendati che da millenni riposano nelle tombe e che la curiosità degli archeologi ha in parte riportato alla luce. Il processo di mummificazione artificiale sfruttato dagli egizi ha dei tratti affascinanti: al defunto vengono rimossi gli organi interni, la cui presenza favorirebbe la putrefazione. Il cervello viene raschiato via attraverso la cavità nasale tramite degli uncini, mentre gli intestini, i polmoni e lo stomaco vengono asportati tramite un’incisione sul ventre. Il cuore rimane all’interno della carcassa, poiché ritenuto indispensabile per la seconda vita dell’anima. Ricordatevi infatti che andava pesato al cospetto di Osiride!

Processo di mummificazione pittura

Gli organi venivano conservati in appositi vasi detti “canopi“, dopodiché si sottoponeva il cadavere a una rapida disidratazione, grazie all’immersione nel sale di sodio. Trascorsi circa quaranta giorni veniva lavato con vino di palma, per osteggiare la proliferazione di batteri, riempito con pezzi di lino e segatura, e cosparso di oli balsamici. Un passaggio cruciale era l’avvolgimento della salma nelle famigerate bende, spesso impregnate di resina. Una tecnica grossolana avrebbe compromesso la conservazione del corpo, ed è per questo che l’imbalsamazione divenne una vera e propria arte, un rituale dedicato al sovrano, alla sua famiglia e ai ceti più ricchi. Chi operava in questo campo univa conoscenze di anatomia alla chimica e a una preparazione religiosa.

Tomba ti Tutankhamon aperta

La mummia veniva poi collocata nel sepolcro, insieme a tutto il necessario per la sua nuova esistenza nell’aldilà. Le dimensioni della tomba, insieme alle decorazioni e alla qualità del corredo, variava in funzione dello status sociale del defunto. Ancora oggi gli studiosi si stupiscono dinanzi allo stato di conservazione di alcune mummie: un esempio principe sono le spoglie di Tutankhamon, un sovrano della XVIII dinastia, scoperte nel 1922 da Howard Carter. La tomba era quasi intatta e la mummia del faraone giaceva in ottimo stato. La maschera funeraria, oggi conservata nel Museo del Cairo, è diventata in breve un’icona mondiale. Ebbe grande presa sull’opinione pubblica la storia di una maledizione che avrebbe colpito chiunque disturbasse il riposo della mummia: il finanziatore degli scavi, Lord Carnavon, morì di polmonite proprio in Egitto!

Maschera funeraria Tutankhamon Museo del Cairo

LO ZOMBIE MALEDETTO

Date le premesse, non è difficile capire perché la pop culture abbia preso in gran simpatia le mummie: trattasi di un potenziale redivivo – uno zombie, se preferite – proveniente da un’epoca remota. Secondo quei canoni che l’intrattenimento ha sfruttato per creare storie orrorifiche, la mummia è il guscio terreno di un’anima che si aggira nell’aldilà o che è stata confinata in una tomba per migliaia di anni grazie a un maleficio, magari dopo indicibili torture. Indovinate chi può capitare a romperle le scatole? Qualche predone di tesori, uno studioso incauto o un avventuriero sfacciato, inconsapevole che il sonno eterno di quella carcassa non è in fondo così eterno.

Mummia bendata tomba egizia

Se avete problemi a scegliere tra un semplice zombie e un essere millenario risvegliato, sappiate che quest’ultimo può contare su poteri magici ed è in genere vendicativo. In caso di palese sfortuna (vostra), è in grado di nutrirsi della forza vitale altrui e assumere sembianze più umane, rigenerando i tessuti. Non credete perciò allo stereotipo delle bende penzolanti e delle carni putrefatte, perché nei film esistono faraoni e sacerdoti che tornano ad avere un aspetto normale, mimetizzandosi tra la folla. Pensateci due volte prima di suonare il clacson durante una coda: nell’auto davanti potrebbe celarsi un Imhotep incazzato, o al limite Russell Crowe.

Mummia film 2017 concept art

Oltre che con l’aspetto, ci si può sbizzarrire con il sovrannaturale: una mummia dal grande potere è in grado di piegare gli elementi alla sua volontà (vedasi una bella tempesta di sabbia), trasformare le vittime in schiavi senza volontà, trasferire la propria essenza in altri corpi e sopportare qualunque tipo di danno. Un degno villain da impiegare sia in campo filmico che videoludico, sebbene nei titoli di stampo arcade venga inserito come “soldato semplice” di un esercito piuttosto che come cattivo principale. Tra le mummie iconiche dei videogiochi, ci sentiamo di segnalare quelle di Metal Slug X, Anakaris del picchiaduro Darkstalkers, i Gibdo di The Legend of Zelda e le Greater Mummies di Diablo II, dal design inquietante. Nei cartoni animati svettano invece le mitiche Mummies Alive, con le armature sgargianti e l’uso delle arti marziali. Ma la nostra indagine vuole concentrarsi sui pezzi grossi della Settima arte, quindi torniamo ai miti egiziani su pellicola!

Mummia videogioco Metal Slug X

LE MUMMIE NEI FILM

Partiamo da un’icona incontrastata come Boris Karloff, che subito dopo il trionfo di Frankenstein si accinge a diventare l’Imhotep originario. La mummia, diretto da Karl Freund (già direttore della fotografia di Dracula) e uscito nel 1932, venne proprio ispirato dalla spedizione nella Valle dei Re di dieci anni prima, con il ritrovamento di Tutankhamon e le voci sulla presunta maledizione. Grazie a un mirabile lavoro di trucco, Karloff è un sacerdote millenario la cui mummia viene risvegliata per errore tramite il Libro di Thot. Imhotep fugge dal suo sepolcro e assume una falsa identità, adoperandosi per resuscitare, tramite un sinistro rituale, l’amata Ankh-es-en-Amon (Zita Johann). Rispetto alle iterazioni successive del franchise, viene dato molto peso al lato romantico della storia. Nel finale, per sventare il piano di Imhotep, interverrà addirittura la dea Iside!

Boris Karloff La mummia

Più di 70 anni dopo tornano sul grande schermo le peripezie di Imhotep, ma questa volta siamo in un’epoca segnata da Indiana Jones, dove l’avventura archeologica si ammanta di umorismo e talvolta di grottesco. Al nobile Karloff si sostituisce il ben più fisicato e feroce Arnold Vosloo, mummificato vivo per aver osato toccare la bella Anck-su-Namun (Patricia Velásquez), amante del faraone Seti I. Nel 1923 un’incauta spedizione risveglia Imhotep grazie al Libro dei Morti, e la mummia provvede a scatenare le 10 piaghe d’Egitto pur di riappropriarsi del suo amore perduto. Ad affrontare il sacerdote putrido troviamo l’ironico Brendan Fraser e la bella Rachel Weisz, in un cocktail che intrattiene a ritmo serrato ma che potrebbe scontentare i cultori irriducibili della Universal. Stephen Sommers confeziona una pellicola trattenuta sul fronte horror, sebbene gli scarabei antropofagi e i servi di Imhotep non siano da buttar via. Viene abbandonato il make-up che fece faville su Karloff per passare a una CGI ancora immatura.

Arnold Vosloo la mummia 1999

In seguito all’era Fraser, le apocalissi egiziane sono rimaste a prendere polvere sotto il tappeto, ma ecco che la Universal, a braccetto con Alex Kurtzman, ha concepito il Dark Universe, un progetto dove tutti i mostri che hanno fatto la storia della major sarebbero apparsi in un universo condiviso. Il film di lancio del franchise è La Mummia (eh sì, di nuovo), diretto dallo stesso Kurtzman. A sostituire Imhotep arriva Ahmanet (Sofia Boutella), principessa che per ascendere al trono d’Egitto vende la propria anima al dio Seth. Scoperta dai soldati del faraone Menehptre, viene mummificata viva e condannata a patire per l’eternità. Tom Cruise come protagonista in perenne fuga trasforma il prodotto in una specie di Mummission Impossible. Sofia Boutella, ballerina e performer di un certo spessore, viene fiaccata da una scrittura e da una regia troppo occupate a gettare le fondamenta di una saga. Da salvare il design di una villain al femminile che mette Londra a ferro e fuoco con una tempesta di sabbia.

Ahmanet mummia 2017 sofia boutella


CONCLUSIONE

Lo sentite anche voi? È il sapore del mistero. Nonostante il nostro viaggio tra i caldi venti del deserto e le architetture monolitiche, l’Egitto serba ancora molti segreti. Non importa cosa accadrà domani al nostro giardinetto di casa: tra le dune roventi resteranno i segni di una civiltà avanzata sotto molti punti di vista, in grado di sfidare il tempo con il proprio ingegno e nutrire l’animo di generazioni di sognatori. Dal canto nostro, ci auguriamo di non aver scatenato l’ira delle divinità del Nilo per aver sbirciato nella loro vita privata. Condividete questo Bestiario con gli amici e forse, quando Anubi vi accompagnerà al cospetto del sommo Osiride, il vostro cuore sarà più leggero di una piuma. Non vorrete mica diventare cibo per coccodrilli giganti… ?

dei egiziani geroglifici parete

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