ZOOTOPIA, LA SINDROME DI LOLA BUNNY E LA CULTURA FURRY

di Alessandro Sivieri

Oggi vi trascinerò in un affascinante viaggio nella parte strana di Internet, un’esplorazione ispirata dal penultimo successo animato della Disney. Partiamo dal presupposto che ogni film, anche indirettamente, è figlio del suo tempo: ne riflette i costumi, le mode, a volte dà voce ai cambiamenti sociali in atto, aprendo la mente al pubblico. I cartoni non fanno eccezione, in particolar modo quelli della storica multinazionale che ha creato Topolino. I prodotti Disney divertono i piccini e fanno riflettere gli adulti grazie alla loro profondità, alla loro capacità di infrangere le barriere, portando a galla tematiche scomode o di nicchia. Pensiamo a Frozen, amatissimo dal sottoscritto, dove le protagoniste sono due principesse che non hanno bisogno di essere salvate da un maschio impavido. In quel cartone si evidenzia la sconfinata forza delle donne, l’amore tra sorelle, risparmiandoci il classico intervento del principe. Una storia che ha incantato legioni di fan e che avrà presto un seguito, dove a grande richiesta Elsa potrebbe addirittura avere una fidanzata, diventando di fatto la prima principessa Disney dichiaratamente omosessuale.

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Ecco come i cartoni animati mettono in scena le trasformazioni della società in modo semplificato ma efficace. È uno dei motivi per cui tutti gli adulti dovrebbero continuare a guardarli e imparare da essi. Ora, però, passiamo alle lande pelose di Zootopia, dove accanto al messaggio positivo sulla tolleranza troviamo un’astuta mossa di marketing. Perché sappiatelo, ormai le nuove tipologie di pubblico si pescano dalle tendenze della Rete. Ma dove voglio arrivare?

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Zootopia, inatteso campione di incassi, è un cartone furry. O meglio, è creato appositamente per attrarre la vasta comunità furry. Ma chi sono costoro? Individui di ogni età, sesso ed estrazione sociale che si interessano di animali antropomorfizzati. Esseri pelosi con caratteristiche umane. Ma guarda un po’, la Disney li usa da sempre! Infatti i suoi personaggi sono un punto di riferimento. Lasciamo perdere Pluto e Topolino, prendete Robin Hood: gli animali camminano, parlano, indossano vestiti. Ma non ragionano sulla loro condizione e non badano alle differenze tra specie. Ne Il re leone le bestie parlano ma sono ancora primitive, a quattro zampe. Ancora non ci siamo. La bella e la bestia è più interessante: di fatto parliamo di una storia d’amore tra una ragazza e un principe trasformato in bestia. Il tutto è platonico, almeno fin quando la bestia non riprende per magia le proprie sembianze umane, il suo stato naturale. Zootopia invece va molto oltre: la protagonista è una coniglietta di larghe vedute cresciuta in un ambiente pieno di pregiudizi. Il suo sogno è di diventare un poliziotto, professione riservata a mammiferi ben più grandi e pericolosi di lei, e di trasferirsi nella moderna metropoli che dà il titolo al film. Vuole cambiare il mondo ma dovrà scontrarsi con innumerevoli stigmi sociali: gli animali grandi discriminano i piccoli, c’è tensione tra erbivori e carnivori, considerati una minoranza pericolosa che potrebbe tornare alle sue sanguinarie abitudini primitive. In questo film gli animali hanno abitudini moderne, riflettono sull’evoluzione, sulle differenze tra specie e sulla pacifica convivenza. Un messaggio attualissimo che evidenzia le nostre tensioni, il razzismo, lo scontro tra culture.

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Non era mai successo prima che in un cartone gli animali fossero così consci del loro stato antropomorfo e dei loro istinti primordiali, sempre pronti a fare capolino. A Zootopia uno sogna di poter essere ciò che vuole, superando i preconcetti. Sono tutti temi molto cari alla comunità furry, che è più estesa di quel che pensate: sono su Reddit, su Facebook, su 4chan, hanno la loro WikiFur e innumerevoli siti e forum. Celebrano questo cartone in ogni modo possibile, tra disegni, fanfiction e costumi ispirati ai protagonisti. E poi ci sono le zozzerie, quelle della parte strana di Internet, dalla quale dovete preservare i vostri pargoli fino a un’età più consona. Se siete soliti gironzolare nei portali vietati ai minori, avrete notato che tra le varie categorie di hentai tira molto quella furry. Anche i personaggi Disney vengono colpiti dalla famigerata Rule 34, ovvero: se qualcosa esiste, ha una versione pornografica. Dal twincest delle principesse di Frozen si è passati a un’abbondante produzione di materiale sulla coppia protagonista di Zootopia: la coniglietta Judy e la volpe Nick. A ben vedere sono due personaggi adorabili, ben disegnati e ben doppiati (da Ginnifer Goodwin e Jason Bateman). Si specula addirittura che nel sequel avranno una relazione amorosa interspecie, abbattendo un altro tabù della loro società fittizia. Capite ora perché i furry li celebrano?

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Chiariamo il fatto che i furry non sono tutti maniaci, feticisti o nerdoni sfigati. Non serve avere quel tipo di tendenza per apprezzare un personaggio immaginario, soprattutto se anatomicamente ha tratti in comune con gli esseri umani: questa generazione ha Judy Hopps con la sua grinta e gli occhioni viola. Chi è cresciuto negli anni ’90, come me, ha avuto Space Jam della Warner Bros., quello dove i Looney Tunes giocavano a basket con Michael Jordan. Nella squadra c’era Lola Bunny (quella che molti paragonano a Natalie Dormer), una coniglietta da capogiro, sessualizzata all’estremo, che ha solleticato le nostre giovani menti. È una storia che si ripete. Come direbbe Jessica Rabbit: “Roger, tesoro, voglio che tu sappia che ti amo. Ti ho amato più di quanto una donna abbia mai amato un coniglio”. Ma perché ci perseguitano con questi maledetti conigli?

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Torniamo a noi: esiste un fandom enorme su Zootopia, sia V.M. 18 che relativamente innocente, con la comunità furry in primo piano. Ma la Disney ne è inconsapevole o ha avuto un ruolo attivo in tutto questo?

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Lasciamo perdere la coppia di protagonisti, dall’alchimia formidabile ma ancora in alto mare a livello amoroso. Abbiamo una gazzella popstar interpretata da Shakira, disegnata secondo le sue indicazioni e che si muove come lei. Circondata da nerborute tigri che ballano come i tizi di Magic Mike. Abbiamo club segreti di animali nudisti (alla faccia di Paperino che si limita a girare senza pantaloni), a evidenziare la costumanza di doversi coprire con i vestiti, proprio come le persone. Ma sopratutto gli stessi animatori del film su Twitter invitavano i gruppi di furry ad andare al cinema in costume e condividere le foto. E loro lo hanno fatto volentieri, affittando intere sale da proiezione.

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Zootopia è un bel film? Sì. È un’operazione pelosa? Potete scommetterci la coda. Non resta che fare un applauso alla Disney per aver ubriacato di marketing il fandom internettaro. Un marketing che non si scorda dei bambini ma che è diventato molto astuto anche con gli adulti e le loro stravaganti fantasie.

PS: adesso vi sentite più furry o volete solo del coniglio al forno?

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Massimo Cicciò ha detto:

    Da sempre furry 😀
    Sinceramente ho iniziato a leggere l’articolo sperando non fosse l’ennesimo stereotipo furry con il classico “parliamo del torbido per attirare gente”, ammetto di averlo iniziato a leggere con un po’ di pregiudizio, in passato siamo stati dipinti da “giornalisti” italiani nei modi peggiori, da maniaci a pedofili, dal disadattati a pervertiti in costume che abbracciano per autoerotismo, tutto questo senza interpellare nessuno della comunità italiana ne dando diritto di replica o altro, sono piacevolmente sorpreso che questo articolo sia abbastanza obbiettivo da parlarne citando anche i lati negativi ma non soffermandosi come se fossero l’aspetto principale, che dire, compliementi!

    Per quanto riguarda Zootopia è una bella storia godibile, Disney ha fatto penare per più di cinque anni il fandom furry con anticipazioni e immagini, la storia è semplice ma funzionale, anche se sinceramente sono molto più incuriosito dalla storia originale, decisamente più dark e gotica, ove spennellano una Zootopia decisamente più naife ove i veri discriminati sono i predatori, una categoria emarginata, costretta a indossare collari per “proteggere i poveri e indifesi membri produttivi della società”, le prede, dove basta essere un predatore per essere discriminato e considerato colpevole anche se non hai fatto nulla (ricorda nulla? I neri d’America?), dove se sei un predatore non ti prestano i soldi per fare azienda, dove se vuoi essere te stesso devi farlo fuori da Zootopia, ma ormai hai il collare e non puoi toglierlo, sei in catene, una storia più cruda, quasi da film non da animazione, una storia non da Disney, non per bambini, ma decisamente forte, divertente e anche molto vera, se ne siete interessati, su youtube esiste un video in inglese, creato da tutti gli extra di Zootopia, rimontato dagli utenti, con la storia originale, c’è persino il padre di Nick e la storia non è incentrata sulla tenera e candida coniglietta Judy, ma sulla volpe ormai indurita dalla vita e spinta a dover essere una classica volpe che vive di mezzucci e illecità varia.

    A presto!

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