MOSTRI CLASSICI: L’Uomo Invisibile e la sua Voce

The Invisible Man. Recensione dell’horror della Universal del 1933 di James Whale.

di Matteo Berta

Difficile attribuire la paternità del cinema di mostri, ancora più ostico individuare icone univoche che possano mettere d’accordo tutti; i Monster Movies sono meglio rappresentati al sindacato del cinema di genere da un Godzilla o da un Dracula di passaggio? Se gli interrogativi risultano essere non semplici e magari inutili, ciò che è lapalissiano è il fatto che i Mostri Classici della Universal sono delle fondamenta importanti di questo genere da noi tanto amato. Inauguro con questo articolo la nuova rubrica dedicata alla riscoperta dei mostri classici.

I mostri Universal classici

«Il futuro è solo vecchiaia e malattia e dolore… devo trovare pace e questo è l’unico modo.»

Con questa frase ci lasciò James Whale il 29 Maggio del 1957, togliendosi la vita a causa delle perpetue sofferenze legate alla sua salute, destinata a peggiorare inesorabilmente, e alla sua condizione sociale. Nonostante fosse divenuto uno dei registi di spicco dell’epoca, non era mai stato accettato fino in fondo da un’élite che non lo reputava un cineasta innovativo, dalla mano plasmatrice sempre presente, ma solamente come un omosessuale di origini umili in una città industriale, capace di far carriera solamente per la vicinanza (sfociata in amore) con il produttore David Lewis.

James Whale sul set de L'uomo invisibile
Rara fotografia del regista James Whale sul set de The Invisibile Man, 1933.

Whale è sempre stato descritto come una persona straordinariamente sensibile, in grado di avallare la scelta di Boris Karloff per la parte di Frankenstein percependo l’alone di emarginazione e di “diversità” negli occhi dell’attore. Forse è stata proprio questa sensibilità a far divenire iconica una figura come quella dell’Uomo Invisibile, il personaggio protagonista del film tratto dall’omonimo romanzo di H.G. Wells, un libro fantascientifico che però metaforizzava molto la figura del diverso, appunto dell’uomo non vedibile  a livello umano e sociale.

Claude Rains come Uomo invisibile

La grandezza di questa pellicola è incrementata da una scelta narrativa che personalmente apprezzo molto quando viene utilizzata, ovvero l’inizio in medias res. Infatti siamo subito all’interno dell’azione senza necessità di preamboli o introduzioni superflue. Se non si ha la necessità o la possibilità di realizzare una scena della nascita del mostro (sempre importante e catartica nei film di genere) allora è saggio introdurre la mostruosità già come fenomeno effettivo. L’uomo invisibile è già con noi, nascosto solamente da strati di bendaggio notevoli per motivi di camuffamento, ma il fantomatico patatrac è già accaduto, il chimico ha già testato su se stesso il prodotto in grado di farlo dissolvere e noi iniziamo ad “ascoltare” la sua storia già nella fase del pentimento e della non precipitosa trasformazione del suo umore.

Artwork de L'uomo invisibile a colori
Artwork realizzato per la slot machine ispirata al film.

L’Uomo invisibile si fa metafora di cancellazione di umanità: l’uomo dietro le bende c’è ma non viene visto, esso è presente ma non è considerato. L’uomo bendato si toglie gli indumenti e rimane nudo, rimane esposto, ma nessuno lo vede e allora esso si vendica, utilizzando la propria nudità (essere invisibile) e la propria fragilità per farla pagare a tutti coloro che non lo notano.

Sul set de L'uomo invisibile

Gli effetti speciali di questo film si presentano come i più innovativi dell’epoca. Oggi fa ridere, ma al tempo della celluloide e delle forbici, far scomparire una persona non era una cosa da poco ed è straordinario constatare come vennero utilizzati numerosi stratagemmi per rendere l’uomo invisibile così visibile! Dalle impronte sulla neve realizzate con piastrelle in legno ad altre tecniche illusionistiche utili a simulare gli spostamenti nello spazio. Questi ultimi condizionano l’ambiente pur non essendoci nessun corpo a interagire in modo evidente.

Citazione de L'uomo invisibile

L’effetto speciale più importante di questo film non è legato al “superpotere” visivo del protagonista, ma alla sua voce. Claude Rains venne scelto per il suo tono vocale, per la sua impostazione dialettica e per la sua capacità di trasmettere il novanta per cento della performance richiesta solamente attraverso le battute. L’attore ha dimostrato di poter creare la paura e generare situazioni angoscianti solamente annunciandosi con la voce, un po’ come lo squalo di Spielberg, anticipato dal tema musicale di Williams.

Non mi sento di raccontare nulla della trama e dei suoi sviluppi. Che il gentile lettore mostrifero lo veda e si faccia una propria idea. Se si è in grado di mettere da parte le impostazioni spettatoriali oramai influenzate da decenni di innovazione filmica, si troverà nell’Uomo Invisibile un gioiello, un diamante grezzo.

Un approfondimento completo sulla musica del film lo trovate in questo articolo della rubrica Musica per Mostri curata da Francesco BertaMUSICA PER MOSTRI LA UNIVERSAL NEGLI ANNI ‘30 PARTE 4.

Consigliamo questo cofanetto, il più completo. Non preoccupatevi, sono presenti sia l’audio che i sottotitoli in italiano, pur essendo un’edizione estera.

Universal Classic Monsters: The Essential Collection

Materiale da collezione de L'uomo invisibile
Cofanetto di Blu-Ray dei mostri classici

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