THE ELEPHANT MAN 4K – L’insostenibile visibilità del Freak

Recensione e approfondimento del capolavoro di David Lynch che rinasce nella versione restaurata in 4K.

di Matteo Berta e Alessandro Sivieri

The Elephant Man è un film di David Lynch del 1980 che venne prodotto “segretamente” da Mel Brooks, infatti il comico americano non volle apparire nei main credits, per paura che le persone si aspettassero una commedia o qualcosa di tragicomico. Il film non vinse la statuetta più importante agli Academy Awards, ma lo stesso Brooks dichiarò che la sua pellicola, negli anni a venire, sarebbe stata vista molto più dei concorrenti premiati, e nel 2020… ci sentiamo di dargli ragione.

elephant man scena mostro

La pellicola, nonostante accolga diverse digressioni tematiche e gnoseologiche, si presenta come un dramma biografico ambientato nell’ottocento, ma ispirato all’estetica degli anni ’20 e ’30. Il film ebbe un tale impatto sul pubblico da ispirare diverse altre trasposizioni, la più celebre è il musical di Broadway con David Bowie nel ruolo del protagonista. Tutto questo è possibile dal momento che la storia raccontata da Lynch ci risulta fondamentalmente universale: siamo di fronte al più arcaico concetto di “mostro”, più prossimo a logiche semantiche di aberrazione o prodigium, qualcosa che va oltre l’uomo, ma ne mantiene la matrice: uno sviluppo mostrifero dalle fondamenta umane.

Elephant Man scena tenda

Il termine perfetto è Freak, difficilmente traducibile in italiano, l’espressione che forse si avvicina di più è “fenomeno da baraccone“, colui che ha un’esistenza compromessa in modo irreversibile e per quello sarà soggetto al male, e spesso la sua unica ragione/fonte di vita, deriva dall’utilizzo della sua diversità in modo indecoroso. Nel corso della storia questi esseri umani hanno subito le più feroci barbarie: se non era una Rupe Tarpea era un’esistenza ai limiti della dissoluzione, per la sola colpa di essere nati diversi.

John Merrick uomo elefante deformità

La pellicola si divide in momenti in cui il personaggio non vuole essere visto e quindi fa di tutto per nascondersi, e in altre situazioni dove la sua esposizione rischia di diventare ostentazione forzata, che confligge con il sano desiderio di reclamare la propria esistenza. Il protagonista di questa biografia è esistito veramente e dopo aver appreso questa notizia, si vive ancor più “pesantemente” la visione, dal momento che ognuno di noi non resisterebbe a nemmeno un decimo delle violenze che l’uomo elefante si trovò a subire. Joseph Merrick nacque nel 1862 a Leicester e fin dall’infanzia cominciò a sviluppare una malattia genetica che lo portò alla deformazione della schiena e del braccio destro, a un ispessimento decisamente anomalo dell’epidermide e alla crescita abnorme di molti dei tessuti del capo.

John Merrick scena sbarre

In quegli anni era impossibile formulare una diagnosi per le sue problematiche, ma anni successivi si ipotizzò che gli sviluppi erronei del suo corpo derivassero dalla rottura della gamba in tenera età e dalla mancanza di una cura adeguata, oppure da una forma molto grave di neurofibromatosi, per poi giungere a una quasi definitiva scelta verso la Sindrome di Proteo. Il film cerca di ripercorrere alcuni aspetti della vita di Merrick, ma non ne ricalca la vita fedelmente. Nella realtà, Joseph (nel film divenuto John), prima di essere conosciuto in tutta l’Inghilterra, lavorò in una fabbrica di sigari e fece il cantastorie per vendere libri.  La sua vita proseguì in diversi modi e venne sfruttato nei Freak Show prima di essere avvicinato dal dottor Treves, e da lì in poi il film diviene leggermente più fedele, perché il luminare fu a tutti gli effetti il suo salvatore.

John Merrick foto della madre

Lynch racconta una storia dolorosa, che rischierebbe di cadere nel macabro, se non fosse per il trattamento rispettoso ed elegante. Ovviamente le sequenze ad alto disturbo emotivo, ma si non decide mai di “calcare” la mano per ricreare situazioni forzatamente strappalacrime. Il lavoro del regista si limita a raccontare gli eventi, al netto dei ritocchi in fase di scrittura, senza snaturarli della loro essenza e della carica di umanità violata. La maggiore commozione deriva dalla vera intimità di Merrick, che mostra sempre quel desiderio passivo di non creare problemi a nessuno, consapevole del fatto che il suo aspetto è invalidante non solo per lui, ma anche per chi guarda.

Calco dello scheletro di John Merrick

La versione restaurata in 4K ci dà la possibilità di effettuare una retrospettiva sul film. A conti fatti rimane un film immortale, della stessa stoffa di quei capolavori del passato che, nonostante una grammatica cinematografica un po’ stantia in alcune sequenze, vivono per l’eternità grazie alla qualità intrinseca di ciò che raccontano. Ciò che rende veramente bello The Elephant Man è la cura dei dettagli, insieme alle scelte registiche. Basti pensare all’apparenza di Merrick, interpretato da John Hurt, che viene “vestito” da protesi realizzate grazie a dei calchi fatti sullo scheletro dello stesso Joseph, il quale è tuttora esposto al Royal London Hospital Museum.

Protesi per il film The Elephant Man

Dal comparto estetico alla parabola esistenziale, il mite personaggio di John Merrick raccoglie i frutti di molteplici tradizioni mostruose e li declina in modo originale: il travestimento di cui si serve per apparire in pubblico cela anche il suo volto ripugnante, lasciando solo un buco nella stoffa per consentirgli di vedere. Il costume è visivamente affine all’Uomo invisibile, bendato dalla testa ai piedi e con un paio di occhiali neri. Mentre però il protagonista di Claude Rains deve indossare degli abiti per palesare la sua presenza, Merrick inverte tale concetto, sognando di poter scomparire dentro quell’ammasso di cenci, senza che la folla di curiosi lo perseguiti.

Uomo invisibile Claude Rains

L’incipit dove il dottor Treves si aggira nell’inquietante mostra di fenomeni da circo, con le sue scenografie opprimenti, è un evidente omaggio al cinema espressionista e in particolare a Il gabinetto del dottor Caligari. Nel film di Robert Wiene, guarda caso, incontriamo un losco individuo a una fiera di paese, mentre esibisce la sua “creatura”; costui è in realtà un ragazzo sonnambulo, tenuto sotto ipnosi dal malvagio Caligari per compiere crimini. Pensiamo poi a Frankenstein, con l’ambiguo rapporto tra un mostro che desidera solo essere amato e il suo ambizioso creatore. Altra icona da citare è Il gobbo di Notre Dame, ideato da Victor Hugo e con diverse trasposizioni su pellicola: Quasimodo vive recluso in una cattedrale e vagheggia di potersi avventurare all’esterno, temendo però le reazioni della gente per via del suo aspetto. L’edificio che John Merrick costruisce con mezzi artigianali, mentre guarda sognante fuori dalla finestra, è proprio una cattedrale.

Quasimodo gobbo di notre dame

Chiudiamo questa digressione cinefila con un paragone che non possiamo farci mancare: quello con il “nonno” Freaks, film maledetto di Tod Browning datato 1932. Ambientato in un circo, vide l’impiego di attori realmente deformi e venne travolto dalle polemiche più feroci. Il regista dovette tagliare la sua opera di circa mezz’ora e le parti mancanti sono tuttora irreperibili. La Metro-Goldwyn Meyer impose a Browning un montaggio più contenuto e promosse l’opera come un horror, mentre l’intenzione originaria era di concentrarsi in modo poetico sulla diversità dei freaks, mostrandone i sentimenti umani.

Freaks Tod Browning cast deforme

Alla stregua del cult movie di Browning, The Elephant Man tocca dei tasti moralmente delicati e si colloca in un periodo storico dove gli spettacoli con mostruosità andavano per la maggiore. Ed è questa la grande sfortuna di John Merrick: con un aspetto del genere, devi scegliere tra essere discriminato oppure, per una serie di strane coincidenze, andare di moda. L’accettazione sociale incondizionata è una chimera, perché la bontà dell’animo, al contrario delle mutilazioni, è invisibile. Si può solo sperare di incrociare i passi con il dono più prezioso: un vero amico.

Di seguito il link all’acquisto della versione restaurata!

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