GODZILLA 3: THE PLANET EATER – Finalmente la Bellezza è rivelata

Recensione del terzo ottimo capitolo del Godzilla di Netflix.

di Matteo Berta

Dopo un primo capitolo poco convincente (GODZILLA: Il Pianeta dei Mostri), il secondo episodio della trilogia realizzata da Toho Animation e Polygon Pictures sembrava aver ingranato la marcia giusta, ma alcune scelte (comunque comprensibili) avevano fatto storcere il naso agli appassionati storici del famoso kaiju, come la “metaforizzazione” del Mecha Godzilla (Godzilla – Minaccia sulla città: La Recensione del film Netflix). Ora che abbiamo avuto la possibilità di vedere il terzo capitolo, tutto ci è chiaro e ogni cosa ha un senso.

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I primi due film (o le prime due parti) sono servite per preparare un terreno fertile per la nascita e la crescita di una storia finale molto suggestiva, dove vengono messe da parte le battaglie fantascientifiche in favore del voler ridisegnare molti concetti legati ai mostri proposti in questa trilogia. Questa saga del Godzilla di Netflix non mostra una lotta per la sopravvivenza di massa, non ha nessuna intenzione di proporre una genesi mostrifera classica né spiattellare emozioni ed elementi metaforici da semplice interpretazione.

La saga inizia con la minaccia già presente, da anni dominatrice del pianeta terra che ha costretto all’esilio gli stessi umani che, forse per orgoglio o forse per autoesaltazione, pensavano di poter riconquistare la propria casa. L’inizio è in medias res e il finale non è qualcosa di conclusivo. Lo spettatore entra ed esce dalla storia come ospite illustre, esso ha la possibilità di ragionare, commuoversi ed esaltarsi, ma alla fine ne esce malinconico.

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L’essere umano è al centro di questo ultimo film, le sue debolezze, le sue aspirazioni e tutti quegli elementi che compongono la sua essenza più carnale sono messi in gioco, e la disumanizzazione è sempre dietro l’angolo. Il Mangiatore di Pianeti è un po’ come il Ritorno dello Jedi per quanto riguarda la denominazione del titolo, ma non è mia intenzione spoilerare, vi basti solamente sapere che le minacce spesso non derivano dall’esterno, non c’è sempre bisogno di un capro espiatorio per somatizzare le paure e concentrarsi sull’odio. Spesso ciò di cui si deve aver paura sono le nostre scelte.

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Non è mia intenzione presentarvi questo film come un trattato di filosofia, ma dal mio punto di vista lo è molto più di molti altri che si dichiarano tali (cinematograficamente parlando). L’utilizzo dei mostri come metafore è uno dei più eleganti mai visti nel cinema di genere e la storia accompagna tutte le creature (uomini compresi) al mettersi in gioco in funzione del futuro incerto. Per la prima volta in un film di mostri si inizia a pensare che non sempre l’umanità benevola e smielata sia la chiave della vittoria contro l’aberrazione. Spesso per poter sconfiggere il mostro serve mettersi al suo stesso livello, serve allontanarci dalla più confortevoli delle comfort zone per avvicinarsi a ciò che si teme di poter diventare. Superare l’umanità per sconfiggere la mostruosità, oppure evitare di sconfiggerla e imparare a conviverci, perché essa può far parte di noi.

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Nel film troviamo delle scelte stilistiche azzeccatissime per poter trasmettere tutti quei messaggi che ho accennato nei paragrafi precedenti e, sbilanciandomi, direi che è presente una sequenza di montaggio alternato degna del miglior Nolan. Consiglio di attendere la fine dei titoli di coda, dal momento che ciò che viene subito dopo, dal mio punto di vista, è ancora meglio del finale.

Il Godzilla di Netflix è una trilogia che non solo gli appassionati del genere dovrebbero vedere, soprattutto ora, che c’è il rischio che i mostri diventino mainstream.

Potete trovare tutti i nostri articoli su Godzilla, Kong e il Monsterverse in questa raccolta:

MONSTERVERSE – Tutte le informazioni sui film di GODZILLA e KONG

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