IL PRIMO RE – Romolo, Remo e The Revenant

Il film epico di Matteo Rovere che unisce Mel Gibson e Iñárritu.

di Alessandro Sivieri

Sarà un pensiero qualunquista, ma Il primo re non sembra nemmeno un film italiano e qui risiede il suo maggior pregio. Matteo Rovere confeziona la rielaborazione di un mito tutto nostro, quello della fondazione di Roma, legata ai destini dei fratelli Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi). Un racconto cupo e viscerale che ci riporta a un tempo dimenticato, dominato dalla legge del più forte e da un profondo timore per gli dèi. I due protagonisti si muovono nei territori selvaggi del Lazio, splendidamente illuminati dalla luce naturale di Daniele Ciprì, che sfrutta in particolare il fuoco. Proprio questo elemento, con la sua carica mistica, è il perno centrale del film, andando a ricordare La guerra del fuoco di Jean-Jacques Annaud. I collegamenti con il cineasta francese non si fermano qui, perché Borghi e Lapice si impegnano al massimo e portano la loro personalità a un livello primitivo: selvaggi, sporchi di sangue e fango, si esprimono in un proto-latino incredibilmente fluido che riporta alla mente i kolossal di Mel Gibson, primo tra tutti Apocalypto.

Rovere ha esplicitamente citato le atmosfere incontaminate di The Revenant e la violenza delirante di Valhalla Rising, la cui impronta anima il cammino dei protagonisti. Sia chiaro, Il primo re mantiene una precisa identità e una certa autonomia narrativa, che se da un lato ci permette di assaporare la regia elegante, dall’altro si prende delle lunghe pause riflessive nella seconda parte, rischiando di stancare. Le psicologie dei due fratelli si intrecciano in modo interessante e fa piacere che il focus sia proprio sul Remo di Borghi, personaggio trascurato dalla memoria collettiva. Fiero, sanguinario e legato a Romolo in modo ossessivo, Remo acquisisce lentamente un bisogno di individualità, sentendosi destinato a regnare sugli uomini senza dover rendere conto a divinità e superstizioni. Squisitamente contorto anche il rapporto con la vestale di Tania Garribba, a metà tra un ostaggio e una guida spirituale. Più saggio e mite il Romolo di Lapice, quasi come un Jim Caviezel tutto casa e fuoco sacro, che alla fine della pellicola erediterà la determinazione del fratello.

Gli effetti speciali sono ben dosati, digitalizzandosi solo quando è necessario, come nell’esondazione del Tevere che caratterizza il prologo. Per il resto vi è una lodevole ricerca di realismo, ricorrendo al prostetico per le mutilazioni e alla costruzione degli insediamenti urbani. Rovere sfrutta la fisicità dei suoi attori, in particolare lo sguardo magnetico di Borghi, e realizza delle scene d’azione d’impatto, anche se lo scontro finale risulta il meno incisivo. Esaurite le panoramiche sui villaggi con l’ausilio dei droni, ci si chiude presto in una foresta opprimente, simbolo di forze ancestrali e pericoli imminenti che mettono alla prova i protagonisti. Certo, ogni tanto il budget lascia trasparire i suoi limiti ed ecco che una presunta battaglia campale si riduce a una schermaglia con qualche decina di comparse, ma la portata metaforica e la bontà dell’esecuzione accantonano ogni scetticismo. Ricordiamoci che si tratta della rielaborazione di un mito, quindi gli pseudo-storici da tastiera, pronti a lamentarsi per il numero di capanne e per l’equipaggiamento dei guerrieri, farebbero bene a trovarsi un altro hobby, magari stuzzicando serpenti velenosi.

Con le carte in regola per imporsi a livello internazionale, Il primo re ha un respiro europeo e trascende il concetto di peplum classico. È qui per gridare che un altro cinema italiano è ancora possibile, ed è un cinema audace, crudo e fortemente personale. La fondazione della Roma autentica è ancora oltre l’orizzonte e c’è la possibilità che la storia prosegua grazie a una serie televisiva. Questa versione del mito è accattivante, quindi una serializzazione potrebbe approfondirne alcune tematiche, a condizione di mantenere le scelte creative che hanno reso grande il film. Dubitiamo che i tempi narrativi adottati da Rovere funzionerebbero sul piccolo schermo, quindi preferiamo goderci quest’opera senza cercarne una replica, come se fosse un diamante grezzo in mezzo al carbone.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. the Lost Wanderer ha detto:

    Visto giusto ieri sera. Un grandioso inizio, una parte centrale forse un pò troppo lenta (anche se non inutile) e poi una fine che riprende la velocità iniziale. Se proprio devo trovare difetti a questo film, stanno nella parte centrale che rischia di essere un pochino noiosa, le musiche che per quanto non stiano male sono state “posizionate” a tratti in modo sbagliato e certe inquadrature che mi hanno irritato non poco (vedi la battagia finale tra fratelli). Detto questo… una bestialità molto interessante e “giusta”, una ricostruzione tutto sommato piuttosto accurata (le città all’epoca in effetti erano solo comuli di case di legno e con non troppi abitanti) e un GRANDISSIMO Borghi, che riesce a rendere Remo un personaggio complesso, intrigante, fiero nella sua “primitività” e nel suo rifiuto verso degli Dei che giudica lontani e che vorrebbero distruggere l’unico valore a cui non può rinunciare. Non è perfetto, ma sicuramente promosso con buonissimi voti ^^

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