MOSTRI CLASSICI: La Moglie di Frankenstein, il Mostro pretende una Compagna!

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Recensione del classico horror gotico del 1935 con Boris Karloff ed Elsa Lanchester.

di Manuel Bestetti

Se si parla di cinema, in molti saranno d’accordo nell’affermare che “l’originale è sempre migliore del sequel”, sbagliando di grosso. Vengono fin troppe volte dimenticati Terminator 2, Aliens – Scontro Finale, Il Cavaliere Oscuro… e anche se questi vengono ricordati, fin troppo spesso non viene menzionato La Moglie Di Frankenstein, uno dei più importanti e meglio riusciti film horror degli anni 30.

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Sequel diretto del film del 1931, vede Boris Karloff e Colin Clive riprendere i rispettivi ruoli della Creatura e del dottor Henry Frankentein. Quest’ultimo, sopravvissuto al rogo della pellicola precedente, dopo il proprio matrimonio viene avvicinato dal Dottor Pretorius che gli mostra degli uomini in miniatura dicendo di averli creati lui stesso e di essere interessato agli esperimenti del dottor Frankenstein. Dopo un iniziale rifiuto, Henry deve accettare la proposta di creare una nuova creatura a causa del mostro da lui stesso creato: questi, manipolato dal Dottor Pretorius, rapisce la moglie del Dottore pur di convincerlo a costruirgli una compagna.

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Visto il successo, la Universal si impegnò subito a cercare di dare un seguito a Frankenstein, ma la persona che più si distanziò dal progetto fu proprio James Whale. Il regista, infatti, pensò di aver utilizzato tutto il potenziale della storia e rifiutò più e più versioni dello script che gli vennero proposte, arrivando a ritardare la produzione del film stesso. Partite le riprese, nacquero altri problemi: sia Karloff che Clive si infortunarono sul set, obbligando il regista a pause e scene girate con controfigure, e Whale volle attendere che Oliver Peters Heggie fosse disponibile per interpretare l’eremita cieco della scena dell’incontro con la creatura.

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Per quanto riguarda il casting, come già detto i due attori principali vennero mantenuti e l’unico personaggio a subire un cambiamento fu quello di Elizabeth, la moglie di Henry. Si aggiunsero poi due personaggi molto importanti per la storia, ma totalmente differenti per motivazioni: Una O’Connor, interprete di Minnie, e Ernest Thesiger, interprete di Septimus Pretorius. Mentre la prima era una semplice parte comica, il secondo divenne il vero fulcro dell’intera pellicola. Se non ci fosse stato lui, infatti, il mostro non avrebbe avuto la possibilità di scontrarsi ancora con il proprio creatore e non avrebbe avuto il desiderio di ottenere una moglie.

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Di grande importanza per l’iconicità del film sono due particolari scene: quella dell’incontro con l’eremita cieco e quella finale. Nel capitolo precedente, il Mostro vuole essere compreso, cosa che lo porta a cercare approvazione da chiunque si trovi davanti. In questo momento molto emozionante, il Mostro viene per la prima volta accolto in una casa, gli viene offerto del cibo e viene invitato a dormire su un letto. Una grande differenza rispetto alle fredde rocce della prigione nella quale il suo creatore lo teneva richiuso.
Durante la sequenza finale Frankenstein e Pretorius riescono a dare la vita a una Creatura di genere femminile. Pronto ad avere una vita serena con la stessa, il Mostro cerca di avvicinarsi a lei ma questa ne è totalmente terrorizzata. La Creatura capisce così che la vita creata in quel modo sarà sempre triste e incompleta, decidendo di far terminare le proprie pene e quelle della sua promessa sposa.

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Nonostante qualche piccola ingenuità dell’epoca (a vederli oggi i piccoli omini creati dal Dottor Pretorius potrebbero far storcere il naso a molti), i motivi che spingono ancora oggi a ricordare con piacere La Moglie Di Frankenstein sono molti. Primo fra tutti è la scelta del cast: grandi nomi di attori dell’epoca difficilmente venivano associati a produzioni dell’orrore come questa, preferendo invece apparire in film più popolari. Il successo del primo Frankenstein e le richieste di Whale costrinsero però la Universal a dare carta bianca al regista su tutto, compresa la scelta del cast. Le scenografie, a parte qualche sbavatura (l’inseguimento della Creatura nel bosco, ad esempio), hanno una resa molto buona e i trucchi di Jack Pierce risultano ancora una volta di altissimo livello. L’evoluzione che vediamo subire dal Mostro (molto osteggiata da Boris Karloff) è quanto di più coerente e ben scritto si possa chiedere per rendere la complessità di un personaggio del genere. Tra tutti i film dedicati ai Mostri Classici, questo può essere visto come il meglio riuscito in assoluto. Durante il tentativo di lanciare il proprio Dark Universe, molti decenni dopo, la Universal penserà infatti di iniziare la storia del Dottor Frankenstein proprio con un remake di questo film, invece di ripartire da capo.

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Concludiamo anche oggi con una piccola curiosità dedicata alla versione nostrana. Durante una scena molto importante, il Dottor Pretorius solleva un bicchiere brindando “To a world of gods and monsters”, frase che diverrà la tagline principale del Dark Universe. Nel ridoppiaggio del 2004 questa diviene “Ad un mondo di demoni e dei”, lasciando in un primo momento l’amaro in bocca. Basta però pensarci un attimo per capire quanto questa sia un rimando assolutamente geniale: nel 1998 esce un film biografico dedicato a James Whale intitolato “Gods and Monsters”: ebbene, in italiano il titolo diviene “Demoni e Dei”, rendendo quindi la frase doppiata piena di significato.

In caso voleste recuperare questo cult dei primi anni del cinema horror, potete trovarlo in edizione DVD singolo a questo indirizzo, completo di doppiaggio originale d’epoca:

La Moglie di Frankenstein (DVD)

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Se invece foste in cerca dell’intera collezione dedicata agli Universal Monsters, ecco un cofanetto che contiene tutti i primi film dei Mostri più importanti della storia:

Classic Monster Boxset

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Questo è sicuramente (insieme a Frankenstein) uno dei miei film preferiti in assoluto. E’ un film che mi sorprende per quanto fosse moderno per i tempi, ho sempre empatizzato con il Mostro per il destino crudele a cui va incontro e adoro il design sia della creatura di Karloff sia quello della Moglie. E’ un film che riesce anche a commuovermi e che continuerò a vedere sempre.

    Tempo fa ci ho fatto una recensione, se vi interessa: https://mymaddreams5.wordpress.com/2019/07/12/bride-of-frankenstein/

    Mi piace

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