THE BATMAN – Vigilante e gentilemo

Il paziente di oggi è Bruce Wayne, milionario depresso che picchia gli sbandati e completa la Settimana Enigmistica.

di Alessandro Sivieri

*ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER SUL FILM*

the batman protagonista in costume

Se il rampollo di una famiglia facoltosa si traveste da pipistrello e di notte esce a malmenare i criminali, di sicuro ha qualche problema. Lo pensa la gente comune, lo pensano alcuni poliziotti, lo pensa Bruce Wayne stesso, quando rimugina sul suo conflitto identitario, su ciò che fa e su come lo fa. Le sfumature ambigue sono parte del personaggio fin dalla sua comparsa in Detective Comics, agli albori degli anni ’40, grazie allo sforzo congiunto di Bob Kane e Bill Finger. I due si ispirarono alle atmosfere del genere hard boiled, una derivazione del classico giallo deduttivo che dipinge in modo più realistico il sottobosco criminale, la sessualità e la violenza. Il protagonista è solitamente un investigatore privato, un duro che vive ai margini della legalità e che non esita a sporcarsi le mani per stanare il maniaco omicida di turno. Batman nasce perciò come una sorta di sbirro con una doppia identità, un mantello e delle capacità fuori dal comune; nei primissimi albi girava addirittura con una pistola, sebbene il Batman odierno non nutra simpatie per le armi da fuoco. La sua volontà di combattere il crimine ha origine da un trauma infantile, ovvero l’uccisione dei genitori a opera di un malvivente, avvenuta davanti ai suoi occhi (e ai nostri, date le infinite riproposizioni della sequenza in oggetto). Tenendo fede al suo soprannome, il Crociato Incappucciato si imbarca in una crociata per ripulire Gotham City (il cui design è influenzato dalla maestosa New York) dai soprusi e dall’illegalità. 

batman genitori morti

Nelle numerose declinazioni cartacee e filmiche, Batman ha mantenuto quell’aura oscura e tormentata che gli impedisce di vivere una vita normale (vedi alla voce: godersi il patrimonio e lasciare i supervillain alla polizia). In base alle scelte degli autori e al contesto narrativo, incontriamo versioni del Pipistrello che non si fanno problemi a uccidere i delinquenti, mentre altre si limitano a mandarli in prognosi riservata. Generalmente Batman ha un senso dell’etica che lo trattiene dal commettere omicidi, poiché diventerebbe facile abbassarsi al livello dei propri nemici. Questo non gli impedisce di incutere terrore, di estorcere informazioni e di spezzare ossa, facendo rimpiangere ai gangster la possibilità di darsi all’ippica o di aiutare le vecchiette ad attraversare la strada. Più vigilante che supereroe, Batman fa della paura cieca il suo strumento principale, avendola sperimentata lui stesso. Il suo lato violento, alimentato dal rancore, lo scruta da un angolo della mente, in attesa di prendere il sopravvento. Ci sono incarnazioni del Pipistrello così squilibrate da non aver bisogno della nemesi per eccellenza, ovvero il Joker. Proprio il clown, nella leggendaria graphic novel The Killing Joke, fa riferimento alle similarità tra lui e Batman, affermando che basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle

killing joke fumetto giornata storta

Il Joker di Heath Ledger porta avanti il discorso, apostrofando Batman come un freak che non verrà mai rispettato dalla polizia e dalla società civile, esattamente come lui. Da qui il tentativo di trasformarlo in un mostro, operazione che avrà successo con l’irreprensibile Harvey Dent. A prescindere dalla linea editoriale o da quale attore si celi sotto la maschera, è meglio non avere a che fare con un Batman malvagio: lo stesso Superman, nei fumetti, afferma che Bruce Wayne è l’uomo più pericoloso sulla Terra e che, se cedesse al male, sarebbe difficile fermarlo. In fondo parliamo di un individuo immensamente ricco e che si è addestrato per tutta la vita nelle arti marziali, nella strategia e in ogni branca scientifica. L’assenza di scrupoli si fa notare in opere come Il ritorno del Cavaliere Oscuro (principale ispirazione per il Batman di Ben Affleck), dove il Pipistrello si mette al comando di un esercito privato di mutanti e sconfigge l’ex-amico Superman usando l’astuzia. In Batman: Hush il vigilante afferma inoltre che la vera debolezza del Kryptoniano è la bontà d’animo: Clark Kent è una brava persona, Bruce Wayne no. Una figura di luci e (parecchie) ombre, circondata da cattivi fuori di testa; un personaggio dai risvolti sociopatici che ha superato i limiti della propria umanità e che sventa minacce catastrofiche. È pienamente comprensibile il perché del suo successo al cinema e delle esigenze dei fan per quanto riguarda il casting e la qualità della storia.

michael keaton batman

Un vigilante mascherato con tale carisma era destinato a spingersi oltre i fumetti, dapprima con la serialità televisiva sia animata che live action (come dimenticare il regno del kitsch di Adam West?), fino alle star che lo hanno reso memorabile sul grande schermo: Michael Keaton non aveva esattamente il physique du rôle, ma la sua intensità, supportata dall’estro creativo di Tim Burton e da un Jack Nicholson naturalmente portato a diventare il Joker, gli garantirono un posto speciale nel cuore del pubblico; Batman – Il ritorno riprende le atmosfere del primo film e aggiunge una bella dose di ambiguità, insieme a Michelle Pfeiffer miagolante e al Pinguino di Danny DeVito. Nel nuovo millennio giunge la svolta con la trilogia di Christopher Nolan, improntata al realismo e con un Christian Bale ricco di gadget tecnologici. Il suo Bruce Wayne si muove in una Gotham monumentale, moderna e agisce con piglio da 007, sventando piani terroristici. L’episodio centrale, Il cavaliere oscuro, è considerato dalla critica il miglior Batman di sempre e si appoggia a un Heath Ledger trasformato in co-protagonista e perfetta antitesi dell’eroe grazie al suo pagliaccio filosofico.

L’era dello Snyderverse introduce poi Ben Affleck nei panni del Pipistrello. Criticatissimo al momento del casting, Batfleck si dimostra un personaggio maturo, disilluso e letale nelle scene di combattimento, valorizzate da coreografie magistrali. Il suo è un Bruce Wayne di mezza età che ha vissuto troppe battaglie, che dipende da alcolici e pillole e che non si fa scrupoli a trucidare i criminali quando indossa il mantello. Sono trascorsi quasi quarant’anni dalla morte dei genitori, eppure questo Batman non si dà pace e manifesta un legame ossessivo con la figura materna. Il senso di impotenza verso i danni collaterali causati dai Kryptoniani lo ha portato a sviluppare una sorta di xenofobia: un alieno come Superman è in grado di annientare la razza umana ed è perciò una minaccia.

batman ben affleck martha

Emerge così la paranoia di un uomo, facoltoso e disciplinato ma pur sempre mortale, incapace di accettare che esistano entità semi-invincibili. Il potenziale di Batfleck viene però soffocato da un universo in cerca dell’effetto Marvel e zeppo di metaumani. Era in programma una pellicola stand-alone scritta e diretta dallo stesso Affleck, prima che il naufragio della Justice League riazzerasse i piani della Warner Bros. La nuova linea produttiva ha reso possibile il premiatissimo Joker di Joaquin Phoenix e una ennesima iterazione dell’Uomo Pipistrello. L’attore protagonista, questa volta, è Robert Pattinson, reduce dalle medesime stroncature preventive che travolsero Ben. La causa? Il suo passato da vampiro sbrilluccicoso, come se non avesse trascorso un decennio a recitare in progetti indie per rifarsi una reputazione

the batman film sono io l'ombra

“Credono che mi nasconda nell’ombra, ma io sono l’ombra!”

Da Cosmopolis di David Cronenberg ai recenti The Lighthouse e High Life, la militanza di nicchia sembra aver rilanciato la carriera dell’attore britannico, rimasto ad addestrarsi per un decennio proprio come Bruce Wayne, fino a giungere alla maturità dal punto di vista recitativo. Con Tenet si è riaffacciato a produzioni dall’alto impatto commerciale, prima di tentare il ruolo della vita con questo The Batman. Il mantello scuro rappresenta un’eredità pesantissima da calarsi sulle spalle, anche se Robert può contare su un regista come Matt Reeves, responsabile del monster movie Cloverfield e di due ottimi capitoli de Il pianeta delle scimmie. Prendendo spunto da miniserie cartacee come Anno uno e Il lungo Halloween, si riparte da una Gotham City degradata e invasa dalla pioggia, forse la migliore mai trasposta sul grande schermo.

campanile di gotham batman 2022

La metropoli corrosa dal crimine (molto allusiva, in tal senso, l’abbondanza di ratti e altre bestiacce notturne) è quasi un personaggio a parte, le cui architetture si pongono a metà tra il futuribile di Blade Runner e i vicoli putrescenti delle periferie, dove hanno luogo le sordide storie dei neo-noir. Chi citava le atmosfere di David Fincher non aveva torto: c’è una bella miscela di Seven e di Zodiac nel lavoro di Reeves, specie se pensiamo all’Enigmista di Paul Dano e a come le sue macchinazioni si snodino capillarmente nel tessuto sociale. Abbiamo poi echi di Chinatown, come dichiarato dallo stesso regista, ma anche di thriller esotici come Black Rain di Ridley Scott. Ecco, fin qui sembra tutta una scorpacciata di member berries, di ricordi gloriosi e di analogie con illustri predecessori, quindi accendiamo il bat-segnale e torniamo nelle strade di Gotham, precisamente nella notte di Halloween, quando in mezzo ai tizi in costume ce n’è uno che non si traveste per scherzo e che, sappiatelo, non va fatto incazzare. Quel segnale nel cielo, d’altronde, non è solo una richiesta d’aiuto. È un avvertimento.

Il braccio (molto) violento della legge.

Approfittando della mascherata del 31 Ottobre, delinquenti vari scorrazzano nella metropoli per commettere violenze e rapine. Il protagonista ci racconta in voice-over di quanto marcio ci sia a Gotham, in un palese rimando alle didascalie fumettistiche e in particolare a Watchmen, tanto da farci attendere un “Diario di Rorschach, 3 Marzo 2022. Carcassa di pipistrello in un vicolo stamattina, il Pinguino scorreggia…”, mentre il tema di Michael Giacchino inizia a elevare il mood. Le zone d’ombra vengono inquadrate come la cantina di un film horror e i criminali si aspettano che Batman spunti da ciascuna di esse per fargli la pelle. Quando finalmente Robert Pattinson si mostra, lo fa con un incedere lento e lo sguardo fisso sulle prede, facendo propria la gestualità inesorabile degli assassini alla Michael Meyers.

batman pattinson costume

Il costume segna un ritorno all’outfit corazzato di Christian Bale, mentre la mandibola è ampiamente scoperta, cosa che consente di sfruttare una maggiore espressività facciale. Sebbene non abbia il fisico di Affleck (vedasi: petto come il cofano di una Bentley), Pattinson è intimidatorio e picchia come un fabbro. Il suo Batman, giovane e rabbioso, saluta con i pugni e sembra trattenersi a stento dal ridurre i nemici a materiale da obitorio. Ogni scontro per lui è personale, quasi un rito utile a parificare le sofferenze infantili e, al contempo, espiare i propri peccati, crogiolandosi in un purgatorio dove i dannati si accaniscono sui più deboli. Gotham è una cloaca e la mente di questo Bruce Wayne ne è il riflesso. La cerchia di losche conoscenze e il suo microcosmo interiore si sono modellati a vicenda, negandogli ogni parvenza di vita normale.

batman pattinson sono vendetta

“Sotto questa maschera non c’è solo carne, c’è un pipistrello, e i pipistrelli sono a prova di proiettile”.

B per Batman

Nelle ore diurne, Wayne mette da parte il costume ma non certo il mindset. Silenzioso come un agente in incognito, fa una gita in motocicletta accompagnato da Something in the Way dei Nirvana e fa ritorno alla canonica caverna, abitata dagli immancabili pipistrelli e disseminata di novelli gadget in sviluppo. Già utilizzato in sede promozionale, il mitico mix di musica grunge dona spessore alla figura di un Bruce imbronciato e scostante, una celebrità suo malgrado. Il trucco, i capelli e l’aria funerea lo avvicinano alla sottocultura emo o comunque alla percezione che il pubblico generalista ha di quest’ultima. Nelle scarse interazioni sociali emerge l’idea che Reeves e lo sceneggiatore Peter Craig hanno del Pipistrello, un antieroe che per nostra fortuna ha ancora qualcosa da dire, pur prendendosi tre lunghe ore per farlo: il protagonista è al suo secondo anno di attività e sta prendendo confidenza con la sua tecnologia; non è un Bruce Wayne che deve imparare a diventare Batman, semmai è un Batman che ha bisogno di tornare a essere Bruce Wayne, di comprendere la fondamentale differenza tra giustizia e vendetta.

robert pattinson bruce wayne occhi neri

Scordatevi il milionario playboy filantropo, per dirla alla Tony Stark. Al signor Vendetta non piace per niente essere Bruce e non si occupa nemmeno di tenere in sesto i conti di famiglia. Il suo unico confidente, l’ex-militare Alfred (Andy Serkis), non ha sfumature genitoriali e tenta a suo modo di riportarlo alla realtà, beccandosi frecciate da adolescente ribelle. Bruce rivela al maggiordomo di non tenere alla propria incolumità, principio che mette in pratica quando si fa sparare addosso, sperando che la corazza regga a un tiro di fucile a bruciapelo; una tendenza autodistruttiva che lo rende invincibile agli occhi dei criminali, oltre a evidenziarne la scarsità di amor proprio.

bruce wayne funerale

“Mamma, quel trentenne pallido continua a fissarmi!”

Se la maschera e il mantello amplificano l’autolesionismo, perlomeno danno un senso di sicurezza. In abiti civili, Bruce è un pesce fuor d’acqua, un milionario evanescente che guarda tutti in cagnesco e che sembra pronto a confabulare col tenente Gordon (Jeffrey Wright) in mezzo alla folla. Un altro hobby di Iosonovendetta è andare ai funerali e osservare con empatica insistenza gli orfanelli, per ovvie ragioni. Ogni padre defunto gli ricorda Thomas Wayne, idolatrato come un grand’uomo, in nome del quale va immolata l’esistenza di Bruce, pervaso dal senso di colpa dei sopravvissuti e dalla volontà di fare la differenza. Purtroppo i crimini sembrano non avere fine, al pari dei suoi demoni interiori. Ma se spuntasse un criminale astuto come un demone? Fate largo all’Enigmista di Paul Dano, un nerd schizzato che sembra uscito dal Dark Web. Fin dalla soggettiva voyeuristica del prologo, questo Riddler si pone come un individuo perturbante, un killer dello Zodiaco che ansima sotto il passamontagna e giustizia le vittime con espedienti alla Jigsaw, quantunque il rating non permetta di mostrare le torture nel dettaglio. Gli indovinelli che si lascia dietro non sono il piatto forte del film e vengono liquidati da Batman in pochi minuti (lingua ispanica permettendo), mentre a colpire è il modo in cui costruisce la propria immagine pubblica e racimola follower: l’Enigmista è un assassino social, uno streamer che genera un seguito di utenti folli quanto lui, pronti a scambiarsi consigli su come costruire gli esplosivi in casa e organizzare attentati. 

riddler enigmista mascherato

Come insegna il rivoluzionario V, chiunque può diventare l’Enigmista o perlomeno aiutarlo a realizzare il suo piano finale (le proverbiali fogne che traboccano). È sufficiente condividerne l’indignazione o essere dei maniaci alienati in cerca di uno sfogo. La dimensione inedita di questo antagonista è la community che lo supporta nelle chat private, mimando le cellule terroristiche e gli estremisti politici che operano nel mondo reale. Non ci si riunisce più nei sotterranei con un cappuccio in testa, al massimo ci si iscrive a un gruppo Telegram, si inserisce la password e ci si prenota per la scampagnata a Capitol Hill. Fa paura perché è tremendamente realistico, perché è il lato oscuro di Internet, un potere di aggregazione che le forze dell’ordine non sono predisposte a fronteggiare.

batman enigmista no more lies

Quando riceve una visita al manicomio di Arkham, il Riddler sfodera i trascorsi condivisi con Bruce Wayne, dichiarandosi un orfano proletario che non ha avuto le rassicurazioni di una torre d’avorio ma è rimasto preda della fame e degli abusi. La sua logica idealistica lo porta a vedere Batman come un alleato che pensava di affiancare nella lotta alla corruzione, infischiandosene del costo in vite umane. Insomma, Iosonovendetta ha involontariamente creato l’Enigmista, mettendo in mostra per due anni la peggiore versione di se stesso, quella che fa leva soltanto sulla paura. Il gustoso dessert è la verità sulla famiglia Wayne: Bruce è figlio di una psicolabile e di un imprenditore colluso con la mafia. Le motivazioni del protagonista vengono sbriciolate in pochi istanti, lasciandolo alla ricerca di una rinnovata bussola etica

riddler enigmista hannibal

“Bro, l’hai visto il mio tutorial sul fegato con le fave e il Chianti?”

Torniamo all’intreccio da freak movie, nel quale il vigilante e il villain scoprono di avere parecchio in comune, a partire dalla genesi. Matt Reeves per fortuna evita di fare una copia carbone e sostituisce il candore al nichilismo: laddove il Joker agiva per il gusto del caos, l’Enigmista ha una purezza di intenti sconcertante. Una volta rinchiuso nella suite in stile Hannibal Lecter, a Paul Dano viene chiesto di fare la parte del pazzo, ma non proprio un pazzo clownesco, quindi l’attore imposta una serie di vocalizzi e cantilene che vorrete di certo replicare sotto la doccia. Un folle che mette i brividi, lontano dal caricaturale Jim Carrey e percepibile sulla scena quando in realtà ha uno screen time esiguo. Più spazio viene dato al Pinguino di Colin Farrell, irriconoscibile sotto il trucco, che manda a scuola tutti e basa il suo gangster sul Robert De Niro dei tempi migliori.

colin farrell cobblepot

Oswald Cobblepot non è ancora un boss della mala, è uno scagnozzo che vuole farsi strada e che saprà regalare soddisfazioni in caso di una capatina nei sequel. Un analogo potenziale scorre nella Catwoman di Zoë Kravitz, anch’essa affine ad Anno uno e distante dalla forma definitiva del personaggio. Selina Kyle è una ragazza tosta, aspirante ladra e una protettrice di coetanee che rischiano la pelle nei privé in cambio di due spiccioli. In ossequio alla connotazione gattofila, è attratta dai randagi e padroneggia la camminata sensuale che non può mancare nel repertorio. Esteticamente risulta più vicina ad Halle Berry ed è caratterizzata da parentele scomode, alla stregua del friendzonato Bruce Wayne.

zoe kravitz catwoman

“Mi piaci ma ti vedo più come vendetta.”

Il podio resta a Michelle Pfeiffer con Anne Hathaway che marca stretto, sebbene l’alchimia con Pattinson si faccia sentire. La tensione erotica tra i due non ha tempo di evolversi, perché Bruce è un gentiluomo e i terroristi youtuber non si sconfiggono da soli. Gli incontri tra Cat e Bat avvengono sullo sfondo della skyline di Gotham e sono spesso asserviti a chiarire i passaggi della storia, prima di una separazione su strada che manco Vin Diesel e Paul Walker. L’autentico partner (investigativo) dell’avventura è il tenente Gordon di Jeffrey Wright, tarato sul bravo poliziotto che non si ferma davanti alle minacce e che si trascina dietro Batman sul luogo del delitto. Le lunghe sequenze forensi ribadiscono la natura di outsider del Pipistrello, mentre passa accanto a orde di poliziotti che lo guardano con diffidenza e che forse non lo accetteranno mai. In effetti serve una bella sospensione dell’incredulità per evitare a Gordon una sanzione disciplinare dietro l’altra: provate voi a portarvi appresso un tizio mascherato che non ha il tesserino, toccaccia le prove e magari insulta un paio di agenti. L’unico a lamentarsi si rivela un sodale della mafia, ma non fatichiamo a immaginare i colleghi in pausa caffè che esclamano “Gordon, per favore, devi proprio girare con quel coso?”.

batman tenente gordon cartello

Dietro un grande Wayne si nasconde un grande maggiordomo, perciò torniamo su Alfred e sulle sue preoccupazioni per l’instabile Bruce. Andy Serkis non è flessibile come Michael Caine e cerca di scuotere il protagonista dal suo spleen biennale facendo appello all’eredità di famiglia. La Wayne Manor, gotica e ricoperta di polvere, crea un efficace contrasto con un Alfred che si presenta rigido ed elegante, nel tentativo di mantenere il controllo della situazione. Il rapporto tra i due si limita all’essenziale e non ha occasioni per articolarsi: il maggiordomo prende in mano i codici del villain e si dedica alla Settimana Enigmistica mentre Bruce, corrucciato, mangia i mirtilli. Attenzione, l’aiuto per i compiti non dura in eterno: quando Alfred finisce in ospedale, Bruce esce dall’anaffettività e diventa quel risolutore di misteri tanto atteso dai fan. Ecco che Pattinson si mette a torso nudo per riflettere (altrimenti gli riesce male) e scrive per terra, in pena per l’amico fidato che agonizza su un lettino perché ha frugato nella posta.

alfred andy serkis maggiordomo

“Se mi togliete altro minutaggio, rimarrò senza niente!”

Tanto entusiasmo per il primo atto, elogio di Pattinson, e poi una filippica sulla scarsa persistenza dei comprimari, eppure The Batman dura tre ore. Tre ore, avete capito? E Alfred ha un incidente domestico senza che la “stretta di mano” con lo spettatore suoni convincente. Ma allora cosa accade in 176 minuti, o meglio, dove sta la ciccia? Nel desiderio di crearsi uno stile, in uno spirito di competizione che sforna idee valide sul piano del design ma lascia indietro la sostanza. La fotografia di Greig Fraser (reduce da quella bomba di Dune) ci offre composizioni visive fantastiche e si diletta con le luci soffuse, in pieno spirito noir. Che si tratti di una rissa nei bassifondi o di una golden hour in cima ai palazzi, il comparto tecnico è inattaccabile. Da sottolineare l’utilizzo, forse un pelo ridondante, della camera-car nelle sequenze a bordo dei veicoli, espediente sfruttato di norma da – sorpresa! – Christopher Nolan. L’aderenza alla carrozzeria e il focus sul volto dell’attore donano realismo e immersività agli inseguimenti; a volte il punto di vista viene collocato sul corpo dello stesso Batman, come se ammirassimo le imprese del vigilante tramite una action cam. Il sound design monopolizza l’attenzione quando la Batmobile viene accesa per la prima volta, rendendola una specie di carro infernale. La car chase con il Pinguino ci trascina contromano in autostrada e rimane impressa dopo la visione, sebbene il montaggio risulti confusionario e non ci lasci percepire la precisa collocazione spaziale dei protagonisti.

pinguino car chase batman

Apprezzabili le piccole innovazioni tecnologiche, in primis le lenti a contatto che registrano le nottate di Batman e che tornano utili nelle fasi di indagine, quando l’ingrandimento del fotogramma può fornire un indizio e il riconoscimento facciale fa il suo dovere. Indagine è la parola chiave, considerando gli intenti da detective story di Reeves e compagni; intenti che si concretizzano parzialmente, poiché a scricchiolare è la coesione tra l’ennesimo rompicapo in rima dell’Enigmista e la coppia Batman/Gordon che lo risolve chiacchierando, per poi gironzolare a fare domande, visionare registrazioni, smascherare sbirri corrotti; il tutto senza un ritmo adeguato a restituirci un senso di progressione o di urgenza per un massacro su larga scala che potrebbe verificarsi. L’atto centrale riduce l’investigazione a un alibi per il world building, per familiarizzare con figure che ritroveremo nei futuri capitoli. Ci si chiede allora se la produzione non potesse gestire le ore di girato in modo meno penalizzante per la tensione drammatica e limare ove necessario.

O muori in poltrona o vivi tanto a lungo da vedere un eroe.

La seriosità imperante è un pregio in un periodo dove i cinecomic devono ritrovare un’identità ben distinta ed emergere dalla serialità usa e getta. Se facciamo paragoni con la Marvel, gli sparuti momenti di umorismo non si basano su forzature ma fanno parte dell’economia di una determinata scena (Bruce Wayne che accede a un locale in borghese mentre in veste di Batman ha dovuto fare a cazzotti). A mancare in una lista di eccellenze è forse quel pizzico di emozione e apprensione per dei personaggi che, nonostante la durata, sono rimasti in superficie, annacquati dalla volontà di esibire questa rilettura a tinte fosche dell’universo fumettistico. Tutt’al più si rimane compiaciuti dalla bontà dell’esecuzione. Le musiche di Michael Giacchino, attualmente uno dei compositori più richiesti a Hollywood, si limitano a ricalcare le scene e propongono in infinite declinazioni il tema principale, un omaggio alla Imperial March di John Williams che è senza dubbio orecchiabile ma sovradosato.

the batman robert pattinson arrabbiato

In un certo senso il grande disegno dell’Enigmista risulta impalpabile, spalmato su una ripetizione in scala maggiorata di tutte le suggestioni del primo atto. Il Batman di Pattinson  – anzi, il Battinson – è un personaggio ottimamente costruito che sembra muoversi su una passerella statica, gettando sul tavolo grandi promesse. E le promesse ci sono, insieme al battesimo del fuoco per un eroe che ha preso coscienza del proprio status, per quanto abbia ancora parecchia strada da fare. Ci si augura che Reeves rimanga in carreggiata e si liberi dell’ansia da prestazione legata al franchise, assolto l’oneroso compito di gettare le fondamenta. Per uno che ci ha tenuto col fiato sospeso per delle scimmie in digitale, non deve essere un problema intessere trame per pipistrelli, gatte e pinguini. Alla fine della corsa spunta un “Bello, ma…” che nulla vuole togliere a un film epico, bisognoso di tradurre il concetto in contenuto. C’è sete di speranza in una Gotham dove non può piovere per sempre.

Per chiunque non sia sazio di vendetta è disponibile la videorecensione del collega Matteo Berta:

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fairy Queen ha detto:

    Ho visto the Batman e al di là dell’intrigante faccia col mascara sbavato, che trovo davvero stupenda, il film mi ha un pò deluso. Credevo fosse un film inimistico come Joker, ma non lo è stato. In più questo continuo riferimento a “Vendetta” che c’entrava?

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