LOVE, DEATH & ROBOTS – Ma anche alieni, mostri e Adolf Hitler

La recensione di Love, Death & Robots, serie antologica d’animazione creata da Tim Miller, piena di mostri.

di Cristiano Bolla

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Netflix le prova tutte: dopo l’esperienza di Bandersnatch, la piattaforma streaming lancia un nuovo prodotto insolito nel panorama “televisivo”, una serie di cortometraggi d’animazione di genere fantascientifico che già dal titolo fa intuire come nel corso dei 18 brevi episodi ci sia di tutto e un po’: Love, Death & Robots. Dietro alla serie, grandi nomi come Tim Miller (regista di Deadpool e responsabile dell’apertura di Thor: Dark World) e David Fincher (non ha bisogno di presentazioni, giusto?). Il risultato è come gli episodi: altalenante e molto legato al formato scelto.

Love, Death & Robots già dalla sigla iniziale sembra molto vicino a serie antologiche di fantascienza come Black Mirror e Electric Dreams, soprattutto nei temi e nella messa in scena. Futuri distopici, ultra-tecnologizzati, in cui il confine tra umano e androide è sempre più sottile. Come la serie Amazon Prime, inoltre, la maggior parte degli episodi sono tratti da racconti di fantascienza. Nei diciotto episodi, di durata variabile tra i 5 e i 18 minuti, c’è veramente di tutto, ma non sempre è una cosa positiva.

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Sonnie’s Edge – Blur Studio

Di positivo, ovviamente per noi, ci sono tanti mostri interessanti, tanto che stiamo già lavorando ad un Bestiario dedicato per far contenti i nostri lettori. Fanno la loro comparsa già dal primo episodio, Sonnie’s Edge: controllati mentalmente, due mostroni esteticamente fantastici si scontrano in un’arena per il divertimento del pubblico pagante. Ha un retrogusto che sa molto di Pacific Rim un altro episodio, Suits, dove un gruppo di contadini utilizza dei mecha per respingere degli insettoidi alieni; non è l’unico episodio di Love, Death & Robots in cui vediamo un’orda di esseri pronti a dilaniare e squartare, anche il war monster The Secret War presenta le stesse modalità e per certi versi anche Sucker of Souls, che addirittura scomoda Dracula. Di tutto rispetto anche la creatura di Beyond the Aquila Rift, episodio molto particolare che vince anche il premio come “miglior scena di sesso che però se ci ripensi dici che schifo”. Insomma, avete capito no? Ci sono un sacco di mostri e questo la rende una serie decisamente da guardare.

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Fish Night – Platige Image Studio

La particolarità che rende Love, Death & Robots così alla portata è senza dubbio il formato: serie antologica significa non dover per forza spingere il pubblico ad una fidelizzazione basata sul seguire la serie puntata dopo puntata. Ogni episodio è a sé e soprattutto ha una durata molto ridotta: nell’era in cui la prima regola dei videomaker è fare bene i primi 10 secondi per non perdere l’attenzione, il formato short è facilmente fruibile, adatto ad una visione da smartphone, in metropolitana e così via. Nella durata però c’è anche il trappolone che non sempre Love, Death & Robots riesce ad evitare: le narrazioni così compresse impongono da un lato di trovare modi originali e sintetici per immergere lo spettatore del mondo presentato, dall’altro finisce col cadere in raccontini di fantascienza già visti, in cui il twist finale contiene tutto  e che cedono ad una retorica un po’ facilona.

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The Witness – Pinkman TV

Su diciotto episodi, troppi sono quelli che soccombono a questa retorica, diventando poco più di storielle basilari, senza nulla di nuovo da raccontare e che spesso si appiglia solo alla componente grafica, che è l’altro elemento interessante di Love, Death & Robots: quasi ogni episodio presenta una grafica diversa (realizzata da diversi studi d’animazione sparsi per il mondo), alcuni sono vicini alle grafiche da videogioco (Shape-shifters), altri omaggiano stili di disegno più classici e orientali (Good Hunting), altri ancora sembrano piccoli corti scuola Pixar (il già citato Suits e The Dump). Nota di merito per The Witness: girato dal vivo e poi animato digitalmente, è uno dei più interessanti visivamente, ma è anche tra quelli con poca novità e interesse narrativo.

I migliori? Quelli che si discostano un po’ dagli omaggi alla fantascienza classica, per osare un po’. Casualmente (forse) sono anche quelli più divertenti, che non seguono archetipi classici: When the Yogurt Took Over, Three Robots e Alternate Histories.

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Alternate Histories – Sun Creature Studio

Love, Death & Robots è una serie senza dubbio godibile, ma forse troppo stretta nel suo aspetto “sperimentale”, vincolata da un formato che non vuol perdere per strada niente delle regole di narrazione del cinema e della serialità classica, pagando così lo scotto della banalità, ogni tanto. Alcuni episodi, tuttavia, sarebbe davvero interessante vederli trasposti in serie o lungometraggi.

Piccola nota finale sulla polemica che sta coinvolgendo la serie: ci sono quattro diversi ordini degli episodi, ma molti utenti lamentano che tale ordine sia basato sull’analisi dei gusti e orientamenti sessuali. Sembra un po’ una psicosi di massa.

Love, Death, Robots & Politically correct, sempre e dovunque.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! A proposito di twist finale, quando uscirà in Italia non perderti Serenity: il colpo di scena in chiusura è una vera bomba, e ribalta tutto ciò che lo spettatore aveva creduto fino a quel momento.

    Piace a 1 persona

    1. Monster Movie ha detto:

      Me lo appunto!
      – Cristiano

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      1. wwayne ha detto:

        Ottima decisione! Grazie per la risposta! 🙂

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  2. The Butcher ha detto:

    E’ una serie veramente bella e intelligente. Sono molto felice di averla vista. In molti dovrebbero vederla.

    Piace a 1 persona

    1. Monster Movie ha detto:

      Intrattiene senza dubbio!
      – Cristiano

      Mi piace

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