SPLIT – 23 Sfumature di McAvoy

Il thriller di Shyamalan con personalità multiple.

di Alessandro Sivieri

A conti fatti Shyamalan si è rimesso in pista. Dopo cantonate pazzesche come E venne il giorno, After Earth e L’ultimo dominatore dell’aria sembrava che il regista di origini indiane non sarebbe più tornato ai fasti de Il sesto senso, o perlomeno a livelli qualitativi decenti. Invece grazie a questa produzione e al precedente The Visit, possiamo tirare un sospito di sollievo. Split, liberamente ispirato a Una stanza piena di gente di Daniel Keyes, narra di tre adolescenti che vengono rapite e segregate da un maniaco (James McAvoy) affetto da 23 personalità diverse, che emergono alternandosi tra loro. Solo Casey (Anya Taylor-Joy, già apprezzata in The Witch), la più sveglia delle tre, riuscirà a comprendere come funziona la mente del suo rapitore e tentare la fuga, mentre la dottoressa Fletcher (Betty Buckley), inconsapevole delle nefandezze del suo paziente, tenterà di mettersi in contatto con le personalità più pericolose.

Regista M. Night Shyamalan

Il terreno è già ampiamente battuto: ambienti claustrofobici, jump scare nei punti giusti, magie del sound design e un complesso rapporto rapitore-vittima (stile 10 Cloverfield Lane), ma la regia funziona a meraviglia e l’ansia per la sorte delle tre giovani è palpabile, mentre osserviamo il loro aguzzino con un sinistro fascino. McAvoy con la sua mimica offre una performance davvero eccezionale, rendendosi credibile come tizio compulsivo, donna di mezza età, stilista effemminato e bambino di 9 anni, per poi spingersi ancora oltre.

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Una rapida uscita dall’inquadratura o una fulminea transizione in primo piano bastano a mutarne la natura, facendoci conoscere un personaggio inedito. In una certa sequenza la sua recitazione diventa un gioco a scatole cinesi, dove incarna una personalità che finge di essere una delle altre per ingannare la dottoressa. Lo screen time non permette, ovviamente, di mettere in scena tutte le 23 identità, ma l’escamotage è di presentare solo quelle dominanti, che hanno tagliato fuori le restanti per mettere in atto un folle piano.

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Teso, godibile, sanguinario quando serve. Shyamalan è tornato all’apice? No, ma ha tirato fuori il meglio della sua esperienza, abbracciando una tematica a lui da sempre cara, quella della malattia mentale nelle sue declinazioni più violente (vedasi The Visit o il personaggio di Adrien Brody in The Village). Non è tutto oro quel che luccica e si nota nelle soluzioni narrative: mi ficco nei guai quando potrei tentare la fuga, mentre sono inseguito da uno schizofrenico con abilità alla Spider-Man.

Split Anya Taylor-Joy scena

L’intreccio è lineare, senza l’inclusione di quello spiazzante turning point che impreziosiva i primi lavori dell’autore. Nel finale c’è la comparsata di Bruce Willis, una di quelle operazioni che odorano di cinecomic Marvel. Con il successivo Glass, il thriller psicologico dà vita a un universo condiviso di disagiati. Doverose critiche a parte, ve lo consigliamo caldamente, per godervi un regista rinsavito e i mille volti della pazzia di McAvoy.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. the Lost Wanderer ha detto:

    Gli ultimi 20 – 30 secondi con “comparsata autoreferenziale” devo ammettere che mi hanno esaltato e fatto uscire dalla sala con un sorrisone bambinesco… ma ammetto a freddo l’ho considerata un pò “strana”, anche perchè la capisci solo se conosci altri film di Shyamalan (non dico altro ^^”) e quindi, quando l’ho visto al cinema, mi sono reso conto che in sala molti non lo hanno capito. Dici che è troppo “Marvel”? Forse hai ragione… ma bisogna ammettere che la grande “Casa delle Idee” forse dovrebbe studiare da Shyamalan per capire come si fa un buon “cattivo” XD E comunque… anche io ho storto leggermente il naso per le “doti sovrumane ” di un certo momento (per quanto mi siano piaciute) ma il finale stesso mi ha dato una giustificazione che ho apprezzato.

    Detto questo… McAvoy è di una bravura “mostruosa”. Ammetto che, se non ci fosse stato lui ed il suo camaleontismo, forse il film l’avrei giudicato molto peggio. A parte la ragazza asociale ma con un background tale da sapere come salvarsi (interessanti i suoi flashback) gli altri personaggi non mi hanno affatto entusiasmato.

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