A QUIET PLACE PART II – Krasinski è il nuovo Spielberg?

Recensione del monster movie silenzioso – parte seconda.

di Carlo Neviani

emily blunt scena a quiet place 2 figlio

Che il primo A Quiet Place fosse un film riuscito è ampiamente assodato (QUI trovate la nostra recensione). Invece non era assolutamente scontato che un secondo capitolo del survival horror potesse avere altrettanto successo. Anzi, A Quiet Place è proprio quel genere di prodotto che funziona grazie a un’idea semplice ma forte, geniale e abbastanza inedita (chi fa casino muore), che però alla lunga non può far altro che annoiare il pubblico. Aggiungiamoci il fatto che recentemente Netflix ci ha dato in pasto più di un rip-off tra The Silence e Bird Box… come ha fatto il regista e attore John Krasinski (aka Jim Halpert per i fan di The Office) a non partorire un sequel dimenticabile?

quiet place 2 dietro quinte

La risposta ci arriva all’inizio del film, in uno straordinario prologo che precede i titoli di testa: A Quiet Place – Part II funziona perché Krasinski è un bravo regista. Non c’è nulla di nuovo nei contenuti della storia, non troviamo nulla di particolarmente accattivante nei personaggi, nelle linee di dialogo. Sia lo svolgimento, e soprattutto la risoluzione sono addirittura banali e scontate. Ma è il modo, la direzione data a tutto ciò che ci viene mostrato, a essere fortissimo. Solitamente un regista che fa colpo al primo film, e si ritrova con un maggiore budget a disposizione per il secondo, è facilmente soggetto a una perdita di identità artistica. Questo perché in una produzione minore si ha più controllo creativo, ci si concentra su scene più intime piuttosto che con grandi set, comparse, vfx e quant’altro. Ma Krasinski non perde la bussola, anzi, fa in modo di costruire una narrazione magistrale sfruttando proprio le novità di questa seconda produzione a più alto budget. Se nel primo capitolo era l’intimità della famiglia il cuore del film, qui il tema è di esplorazione: letteralmente uscire dal nido famigliare per diventare grandi. Quindi, esattamente come successo tra il primo e il secondo La notte del giudizio, si evade lo spazio di casa passando da un horror claustrofobico ad un horror agorafobico. La fotografia del film rispecchia questa scelta, e invece di usare lenti a focale lunga e macro come nel primo capitolo, abbraccia la tecnica del piano sequenza, complice nell’accrescere lo stato di allerta mentre seguiamo i protagonisti nei vasti spazi aperti dal sapore western (un po’ come in The Last of Us).

È difficile spiegare a parole il modo in cui John Krasinski riesca a coinvolgere lo spettatore tramite stratagemmi di regia. Sono tanti piccoli dettagli per creare suspense: una porta da non bloccare, un timer per la riserva di ossigeno… è svelare poco a poco le informazioni necessarie. È giocare costantemente con il mezzo cinema. Trucchetti che ti aspetteresti dallo Steven Spielberg di Jurassic Park (chiaro riferimento di entrambi A Quiet Place). Krasinski li fa quasi sembrare un gioco da ragazzi. C’è anche un grande utilizzo della tecnica di cross-cutting, ovvero un montaggio di più avvenimenti che accadono in parallelo, sempre al fine di aumentare la costante tensione. Peccato che storia e personaggi non siano allo stesso livello della messa in scena, con un conseguente calo di livello nel secondo atto.

quiet place prologo mostri

Novità sui mostri? Sono sempre loro, un mix tra demogorgoni, clicker di The Last of Us, e altre cose deformi. Rispetto al primo capitolo sono molto più visibili, e non è un male, dato che vengono messi in scena e “fotografati” sempre in modo interessante. Un esempio di inquadratura meravigliosa in questo senso è un primo piano sulla protagonista sordomuta, con un mostro sfocato sullo sfondo, che lei non può sentire: la paura in una sola immagine. Altro aspetto interessante sono i movimenti dei mostri (applausi agli animatori), che negli spazi aperti appaiono veloci e letali come i cari, vecchi Velociraptor. Cosa aspetta la Universal ad affidare un nuovo Jurassic World a Big Tuna (Krasinski)?

john krasinski big tuna

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