LA CASA – TRILOGIA NON-MORTA DI SAM RAIMI

il

di Alessandro Sivieri

Qui non si parla di trash ma di fusione impeccabile tra violenza e grottesco, tra sangue e umorismo. Mettiamo da parte il remake di Fede Alvarez e la pregevole serie tv Ash vs. Evil Dead, prodotta da Raimi stesso, e concentriamoci sulla trilogia originale, uscita tra gli anni ’80 e ’90. Inizia con La Casa, dove un gruppo di  malcapitati ragazzi risveglia le forze delle tenebre in un’abitazione isolata nel bosco. Poi arriva La Casa 2, sostanzialmente un rifacimento del primo, ma più folle e stiloso. Poi c’è L’armata delle tenebre, dove per combattere i cattivoni il protagonista torna addirittura indietro nel tempo. A impersonare la filosofia di Raimi troviamo il grande Bruce Campbell con il suo mentone, un tipo di personaggio che in altre opere sarebbe il nerboruto eroe senza macchia. Ma non in questo caso.

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Campbell ci accompagna in tutti e tre i film con il suo protagonista, Ash Williams, che vive mille disavventure e si confronta con demoni pervasi da uno strano senso dell’umorismo. Proprio questa è la parola chiave, perché lo splatter e l’orrido sono presenti in abbondanza, ma affiancati a siparietti e trovate slapstick che non mancano di strappare sonore risate. È quel tipo di horror che si prende in giro e che vedrà anche un giovane Peter Jackson tra i suoi pionieri. Ma nulla di tutto questo sarebbe possibile senza Bruce, il disgraziato che viene umiliato dai mostri e ripetutamente costretto a farsi del male. Se nel primo film lo vediamo abbastanza contenuto, come unico superstite ricoperto da ettolitri di liquami, dal secondo in poi si scatena, diventando la parodia del classico eroe macho. Come non ricordare le epiche scene dove lotta con la sua mano posseduta, con il suo doppione o quando fa strage al reparto ferramenta? Sguazza nell’autoironia e sfrutta la sua mimica per produrre delle facce da scemo memorabili. Merito anche di Raimi, che tramite le inquadrature esaspera ancor di più i suoi tratti somatici.

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Non mancano ovviamente le scene estreme e quelle più sperimentali: assistiamo allo stupro perpetrato su una povera ragazza da parte di arbusti posseduti (ne abbiamo parlato in Sesso mostruoso), mentre in alcuni frenetici piani sequenza osserviamo la vicenda dal punto di vista del Male stesso, grazie a una steadycam fatta in casa da Raimi, che insegue i protagonisti mentre questi ci urlano letteralmente in faccia. Non sappiamo realmente cosa ci sia nel bosco, ma a differenza di The Blair Witch Project impersoniamo saltuariamente l’entità malvagia. Le citazioni poi si sprecano, dalle opere di Lovecraft fino a Ultimatum alla Terra.

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Pensavate che sangue a fiumi e scene ai limiti del ridicolo fossero una trovata recente? Dopo esservi goduti perle contemporanee come Quella casa nel bosco (qui la recensione), tornate indietro di qualche decennio e recuperate questa serie di cult, che ha spianato il terreno per tutti gli eredi.

La casa

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