LA CASA – Trilogia non-morta di Sam Raimi

Le avventure splatter di Bruce Campbell con motosega.

di Alessandro Sivieri

Mi chiamo Ash, reparto ferramenta.

Mescolando due ingredienti apparentemente distanti si possono ottenere nuovi sapori. Deve averlo pensato Sam Raimi, chef cinematografico che ci ha servito la fusione impeccabile tra violenza e grottesco, tra sangue e umorismo. Mettiamo da parte il remake di Fede Alvarez e la pregevole serie Ash vs. Evil Dead, per rievocare la trilogia originale, figlia dei folli anni ’80. L’antipasto inizia con La Casa, avventura minimal con un gruppo di  malcapitati ragazzi che risveglia le forze delle tenebre in un’abitazione isolata. Poi arriva La Casa 2, sostanzialmente un rifacimento del primo, con più splatter e stile. Il dessert è un sostanzioso L’armata delle tenebre, dove per combattere i cattivoni il protagonista torna addirittura indietro nel tempo. Incarnazione della filosofia di Raimi è il grande Bruce Campbell con il suo mentone, un tipo di personaggio che in altre epopee sarebbe il nerboruto eroe senza macchia. Ma non in questo caso.

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Campbell ci accompagna in tutti e tre i film con il suo protagonista, Ash Williams, che vive mille disavventure e si confronta con demoni pervasi da una peculiare ironia. Proprio questa è la parola chiave, perché l’orrido va a con braccetto siparietti e trovate slapstick che strappano sonore risate. È quel sottogenere di horror che si prende in giro e che vedrà anche un giovane Peter Jackson tra i suoi pionieri. Ma nulla di tutto questo sarebbe possibile senza Bruce, ragazzone umiliato dai mostri e ripetutamente portato all’autolesionismo. Abbastanza trattenuto nel primo capitolo, come unico superstite ricoperto da ettolitri di liquami, nel secondo film si scatena, parodizzando l’eroe macho che capeggia sulle locandine.

Esilarante e creativamente prolifica la scelta narrativa di piazzare un sempliciotto che lavora al reparto ferramenta nel ruolo di paladino del bene, compito che assolve per necessità e alla bell’e meglio. Come non ricordare le epiche scene dove lotta con la sua mano posseduta, con dei doppelgänger lillipuziani o con braccia scheletriche medievali? Le situazioni più assurde diventano credibili grazie alla sua mimica e alle memorabili facce da scemo. Raimi non se ne fa sfuggire mezza e con i primi piani ne esaspera i tratti somatici.

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Chi ha poco gusto per la ridarella può comunque godersi delle trovate non convenzionali: assistiamo allo stupro perpetrato su una povera ragazza da parte di arbusti demoniaci (ne abbiamo parlato in Sesso mostruoso), mentre in alcuni frenetici piani sequenza osserviamo la vicenda dal punto di vista del Male stesso, grazie a una steadycam fatta in casa da Raimi. È come se inseguissimo i protagonisti mentre questi ci urlano letteralmente in faccia. Non sappiamo cosa alberghi realmente nel bosco, ma a differenza di The Blair Witch Project la buttiamo in caciara e impersoniamo saltuariamente l’entità malvagia. Le citazioni poi si sprecano, dalle opere di Lovecraft (il Necronomicon è un libro maledetto che apre al regno dei morti) fino a Ultimatum alla Terra.

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I curiosi recuperino un’opera contemporanea stilisticamente affine a Evil Dead: parliamo di Quella casa nel bosco di Drew Goddard. A riprova che è meglio non andare in vacanza nelle baracche di legno altrui.

La casa

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