NIGHTMARE ALLEY – Il monster movie senza i mostri

L’attrazione fatale e l’involuzione da mentalist a Uomo Bestia.

di Alessandro Sivieri

*ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER MINORI*

nightmare alley poster con protagonisti

Quanti modi ci sono per diventare un mostro? Un quesito essenziale per un collettivo di cinefili come il nostro, che fin dagli albori si interroga sulle più oscure declinazioni della disumanità. A fornirci nuovi spunti arriva Guillermo del Toro, regista che con i mostri ha sviluppato un legame profondo (e vinto un meritato Premio Oscar). L’autore messicano realizza un freak movie (basato su un romanzo edito in Italia da Sellerio) dove le reminiscenze di Tod Browning si esauriscono nel primo atto, lasciando spazio alle atmosfere noir e a un sottile gioco di inganni. La risposta, insomma, è che per parlare di mostri non serve per forza un fauno inquietante o un uomo pesce che amoreggia nella vasca da bagno.

guillermo del toro regista la fiera delle illusioni

Il primo atto, ambientato alla fine degli anni ’30, ci trasporta nel microcosmo di un luna park itinerante, nel quale il protagonista Stan Carlisle si avventura alla ricerca di un lavoretto. Il personaggio di Bradley Cooper è ambiguo e in fuga dal passato, caratteristiche che possiamo intuire già nel prologo, eppure l’ambientazione circense riesce a metterlo in buona luce mentre cerca di costruirsi una vita in una comunità di veggenti ubriaconi, nani incattiviti, sadici approfittatori e l’immancabile Ron Perlman (feticcio del regista) nei panni di un forzuto poco diplomatico. Insomma, un branco di individui che farebbero girare i tacchi perfino all’irsuto Claudio Santamaria.

ron perlman e nano nightmare alley

La fotografia di Dan Laustsen percorre con virtuosismo in quella che è una dimensione parallela, sporca e umida, ai limiti della società civile. Un labirinto di suggestioni angoscianti nel quale si muove, spinto dalla curiosità, l’esploratore Stan, che nei primi minuti fatichiamo a distinguere da Indiana Jones. Munito di cappello e giacca logora, inquadrato dal basso e con il viso solcato dai fasci di luce, Bradley Cooper sembra proprio un Harrison Ford alla ricerca di qualche preziosa reliquia in un circo, e non ci sorprende che l’attore fosse in lizza per ereditare il ruolo dell’archeologo.

bradley cooper come indiana jones

“Indiana Jones e il dannato circo”

Le location di Del Toro sono la culla di rituali esoterici che, per quanto artificiosi e orientati al guadagno, nascondono verità scomode: difficile dire se sia più ospitale un tempio maledetto o una wunderkammer di figure abiette. Non sembra di aggirarsi nella Fiera delle illusioni ma in un purgatorio dantesco dove i reietti scontano le proprie colpe o cercano una via d’uscita verso un mondo migliore. Emblematici, in tal senso, i richiami ai Sette peccati capitali e il feto deforme Enoch, conservato nella formaldeide e simbolo di un occhio onnisciente che giudica il nostro operato.

zeena nightmare alley

Deciso a restare, Stan conosce una serie di figure determinanti per il suo destino, in primis Zeena (Toni Collette, apprezzatissima in Hereditary), esperta di divinazione e moglie di Pete (David Strathairn), un mentalist ormai alcolizzato che ha ideato un linguaggio in codice per far credere al pubblico che la consorte possa leggere la mente. Questo perché lo spettatore, come sostiene analogamente Michael Caine in The Prestige, vuole essere ingannato ed è portato a rivelare inconsciamente dettagli intimi in cambio di una risposta in linea con le sue aspettative.

pete nightmare alley

Al fatale intreccio di destini si affianca una riflessione sulla società dello spettacolo e sul regista/illusionista che innesta un bisogno nell’osservatore e, fingendo di provare empatia, si fa pregare per compiacerlo. Il basso (la menzogna, il sotterfugio) viene elevato grazie a effetti speciali, a un uso accorto del corpo e della voce, senza dimenticare una perfetta gestione dei tempi. L’ovvietà si ammanta di meraviglia e ciò che invece si può solo supporre viene reso credibile dalla fiducia conquistata. Un ragionamento che tocca, oltre alla produzione dei media o a un numero di magia, i rapporti interpersonali: quante volte diventiamo attori di noi stessi, simulando emozioni solo per raggiungere uno scopo?

bradley cooper e toni collette nightmare alley

Se la recita va secondo i piani, gli astanti si dimostrano ansiosi di raccontarsi a Pete e Zeena, attribuendogli di fatto un enorme potere. Affascinato dalla pratica, il protagonista chiede a Pete di insegnargli i suoi trucchi. Lavorando al servizio della coppia, Stan scopre di possedere un certo fascino e inaspettate doti teatrali, indispensabili per un telepate da palcoscenico; intreccia inoltre una relazione clandestina con Zeena, più vecchia di lui, fornendoci un primo indizio del suo rapporto travagliato col sesso femminile.

willem dafoe la fiera delle illusioni

“Bad luck to kill a beastman!”

Il membro più viscido del gruppo è però Clem Hoately, il gestore del luna park. Willem Dafoe presta nuovamente la sua fisionomia e il suo talento alla costruzione di una figura negativa, meschina e priva di scrupoli. Il direttore Clem mostra con orgoglio al protagonista la sua attrazione più brutale, il cosiddetto Uomo Bestia, un disperato al quale promette un lavoro “temporaneo” salvo poi renderlo dipendente da alcol e oppio. L’Uomo Bestia sprofonda nella follia e viene esibito al pubblico come un essere sanguinario e privo di umanità. Quale miglior divertimento per i vostri figli di un simil-Gollum che sbrana galline in una fossa? A parte un feto d’annata, si intende.

enoch feto nightmare alley

L’Uomo Bestia, dicevamo, merita una laurea in mostrologia ad honorem come rappresentante di una condizione primitiva nella quale chiunque, incluso il più acculturato ed elegante uomo del quartiere, potrebbe un giorno ritrovarsi. Poco importa se l’Uomo Bestia sia nato sotto una cattiva stella o si sia rivenduto la dignità per un goccio di spaccabudella, ciò che ne sancisce il tracollo definitivo è la solitudine, l’incomprensione. I suoi simili lo dileggiano e lo osservano con repulsione, felici di non essere al suo posto, al pari di un Elephant Man senza sindrome di Proteo (il suo aspetto e il suo modo di fare derivano perlopiù dallo stato di prigionia). Stan mostra un pizzico di pietà verso l’Uomo Bestia, eppure il suo inconscio lo vede come un riflesso profetico della sua degradazione e di quel padre tanto odiato al quale non vorrebbe mai somigliare. Forse è per questo che, nel tentativo di impedire la fuga del freak, il protagonista lo riduce in fin di vita.

nightmare alley scenografie vortice

La terza persona importante per Stan è la giovane Molly, una Rooney Mara che ha da tempo abbandonato i piercing di Lisbeth Salander per incarnare un personaggio candido, l’innocenza che diviene vittima dell’ambizione altrui. Tra i due nasce una storia d’amore e Stan propone a Molly di accantonare il suo numero da “ragazza elettrica” per seguirlo in città e imbastire uno spettacolo rivoluzionario. Viene esposto così il cuore del racconto, e dal fango circense ci si sposta nei salotti delle élite di New York, proprio alla vigilia dell’entrata in guerra degli Stati Uniti. I locali notturni e gli appartamenti lussuosi risplendono di architetture art déco che confermano Del Toro come candidato ideale, insieme al collega Gore Verbinski, per dirigere un eventuale adattamento di BioShock. Manco a farlo apposta, Rooney Mara è un ottimo prototipo di Elizabeth Comstock.

rooney mara nightmare alley

Giovani, innamorati e biosciocchi.

Se il numero della coppia ha il successo sperato, Molly si rende conto che Stan è egocentrico, assetato di denaro e fama. Il ruolo della ragazza, alla quale il compagno non risparmia aspre critiche, è di pura marginalità, ben lontano dalla promessa di mettere a frutto il suo talento. Dal canto suo, Stan ha imparato tutto il necessario dal diario di Pete e ha raffinato la modalità di esecuzione per adeguarsi al contesto sociale: un abito impeccabile, movenze da imbonitore consumato, l’occhio di Enoch stampato sulla fascia con la quale si benda. Il basso, come previsto, viene mascherato da alto; Stan è in realtà un omuncolo che sfrutta le insicurezze altrui per seppellire le proprie. Si respira l’aria di un The Greatest Showman dove tutto va per il verso sbagliato a causa di una grettezza che soffoca lo spirito di intrattenimento. In modo da veicolare il messaggio sul piano visivo, la camera inizia a inquadrare Bradley Cooper da altezze superiori.

bradley cooper nightmare alley occhio di enoch

La bestialità, signore e signori, è uscita dalla gabbia e si lascia ammirare nel suo completo da sera. Stan gode del Quarto potere che esercita sugli astanti, selezionando quelli vulnerabili e trasformandoli in vittime (anzi, in Uomini Bestia) attraverso le loro debolezze. Il trucco da mentalist sconfina nelle pretese di spiritismo ed è ormai evidente che il protagonista ha sviluppato un’assuefazione nei confronti delle sue capacità, rifiutandosi di uscire dal personaggio, proprio come le star digitali che risultano inscindibili dal proprio marchio di fabbrica. L’avidità si sostituisce ai sentimenti e al senso dell’etica, sui quali la femme fatale di Cate Blanchett poserà una pietra tombale.

cate blanchett nightmare alley psicologa

L’ingresso della dottoressa Lilith Ritter, che ha il volto della seducente attrice australiana, sancisce il passaggio della pellicola da horror psicologico a noir, incastonandosi in una dinamica certamente stereotipata ma funzionale a questo incontro-scontro tra mostri, tra persone che portano le cicatrici della vita e che vengono esaminate dallo sguardo morale (non moralista) di Del Toro e dello sceneggiatore Kim Morgan. Uno degli spettacoli di Stan viene interrotto da questa donna, più matura di lui, che sfida apertamente le capacità del sensitivo. Il protagonista si affida perciò al suo intuito e umilia pubblicamente la Ritter, che accusa il colpo, salvo ripresentarsi in un secondo momento per chiedere a Stan di mettersi in affari.

nightmare alley studio dottoressa ritter

Lilith prova un fascino morboso nei confronti di Stan, al quale propone di svelare tutti i segreti dei suoi pazienti, ovvero gli individui più ricchi della città. Questo permetterà al mentalist di manipolarli per periodi prolungati in cambio di ingenti somme di denaro. Sarà lo spirito affine, sarà il brivido di giocare col fuoco, fatto sta che tra l’animale da palcoscenico e la psicologa nasce una co-dipendenza affettiva, un torbido legame tra un complesso di Edipo e uno di Elettra, alla faccia della povera Rooney Mara che sopporta stoicamente gli eccessi del marito e telefona disperata a Ron Perlman. Lilith e Stan si scrutano a vicenda, paiono comprendersi quel tanto che basta per ricattarsi, eppure quest’ultimo scoprirà che siamo tutti l’Uomo Bestia di qualcun altro o che, per dirla come il maestro Qui-Gon, esiste sempre un pesce più grosso.

nightmare alley richard jenkins ezra

C’è sempre una soglia da non oltrepassare, un punto di non ritorno dove converge solo chi non ha nulla da perdere, o meglio, tutto da guadagnare. Pur di ottenere il mondo e ciò che contiene, Stan si presenta al facoltoso Ezra Grindle (Richard Jenkins), divorato dal rimorso per aver provocato la morte della sua amante in seguito a un aborto forzato. Questo ennesimo Uomo Bestia è difficile da gestire, tanto da costringere il protagonista a una finta evocazione con l’aiuto di Molly, ormai disgustata dal suo ex-compagno. L’astuta dottoressa Ritter, intanto, si rivela pronta a proiettare su Stan tutto il rancore accumulato nei confronti del genere maschile e delle angherie genitoriali. Il sistema di relazioni tossiche crolla alla stregua di un gioco di prestigio eccessivamente ambizioso, lasciando una scia di miseria e di alcolici a buon mercato.

nightmare alley fantasma rooney mara

“Beware of Crimson Peak (again)!”

Se volessimo scalfire con qualche critica una messa in scena impeccabile, parleremmo di una parte centrale appesantita, per certi versi statica, subito rinvigorita dall’escalation di dramma dell’ultimo atto, che chiude il cerchio con classe e con un epilogo che ci lascia con l’espressione contrita di chi ha assistito a un siparietto umiliante, fino alla fine, senza abbandonare la poltrona. Lo spettatore non può fare a meno di guardare la manifestazione dei demoni interiori, o al limite può crearsi delle false certezze come fa Stan, salvo poi venirne schiacciato, in un percorso narrativamente ciclico (diventare il proprio spauracchio). Esaminando i toni e le argomentazioni del film, il titolo italiano acquisisce un senso: la Fiera delle illusioni scavalca il proscenio e serpeggia tra la gente comune; ognuno interpreta una parte e mente sia agli altri che a se stesso, almeno finché le bugie non si ingarbugliano. Credevate di aver buttato via il biglietto per un monster movie senza i mostri? Abbassate un attimo le palpebre e scrutate nel buio, perché basta il sonno della ragione a crearli.

Bradley Cooper Stan finale Nightmare Alley

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Un articolo veramente impressionante. Una vera e propria analisi di un film che ho davvero amato, molto sottile e intelligente che, come hai giustamente scritto, parla di mostri senza mostrare i classici mostri. Del resto una domanda che viene posta spesso nel film è : è un mostro o un uomo?
    La figura dell’Uomo Bestia è di vitale importanza nella pellicola eho adorato entrambi le parti del film, la prima nel circo con le sue bellissime ambientazioni barocche e la seconda parte invece noir e ambientata in luoghi lussuosi (io adoro il noir). Del Toro è un regista magnifico e sono impressionato dal modo in cui è riuscito a realizzare una pellicola così profonda, rispettando e onorano il film originale e l’omonimo libro.

    1. Monster Movie ha detto:

      Questo è proprio un apprezzamento coi fiocchi! Grazie mille.

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